Mentre la narrazione sulla transizione energetica si evolve, le grandi compagnie petrolifere – le cosiddette Big Oil – tornano protagoniste dei mercati. A rivelarlo sono sia i dati di settore, sia un cambio di tono evidente da parte dei leader globali dell’energia, che durante l’edizione 2025 dell’ADIPEC (Abu Dhabi International Petroleum Exhibition and Conference) hanno chiaramente indicato una nuova fase del dibattito energetico mondiale.
Il messaggio? Il tempo del phase out delle fonti fossili è, per ora, rimandato. E questo ha implicazioni dirette per chi investe.
Una domanda globale di energia in piena espansione
Il primo punto da tenere in considerazione è puramente quantitativo: la domanda di energia a livello globale continua a crescere. Secondo il ministro dell’Industria e della Tecnologia Avanzata degli Emirati, Sultan al-Jaber – che è anche CEO di ADNOC (la compagnia petrolifera nazionale) e presidente della COP28 – entro il 2040:
- la domanda elettrica aumenterà drasticamente, trainata anche da intelligenza artificiale e digitalizzazione;
- i consumi energetici dei data center potrebbero quadruplicare;
- circa 1,5 miliardi di persone si trasferiranno in aree urbane, accrescendo la necessità di infrastrutture e risorse energetiche.
Al-Jaber ha parlato chiaramente di “rafforzamento energetico” e non di sostituzione. Le rinnovabili sono destinate a crescere, ma non a rimpiazzare nel breve periodo fonti come gas e petrolio.
OPEC: “Ora si torna al realismo energetico”
Anche il segretario generale dell’OPEC, Haitham Al Ghais, ha ribadito durante l’ADIPEC che si sta vivendo una svolta comunicativa: “Tre anni fa si parlava solo di transizione e di abbandono dei fossili. Oggi si cerca un equilibrio tra sostenibilità e sicurezza energetica.”
Questo cambio di prospettiva riflette una realtà industriale più complessa, dove le nuove tecnologie – dalle rinnovabili all’idrogeno – non possono ancora garantire la stabilità e la scalabilità necessarie.
Secondo OPEC, il consumo globale di petrolio resterà sopra i 100 milioni di barili al giorno anche nei prossimi anni. E la domanda di gas naturale liquefatto (LNG) potrebbe crescere del 50% entro il 2040.
Il mercato azionario guarda di nuovo all’Oil & Gas
Negli ultimi anni, molti investitori – spinti dalle logiche ESG o da previsioni eccessivamente ottimistiche sulla rapidità della transizione – hanno sottopesato il settore energetico. Ma oggi, con valutazioni contenute e dividendi elevati, il comparto torna a essere interessante.
Il nostro ufficio studi sostiene da tempo che le Big Oil sono sottovalutate rispetto ai fondamentali:
- solidità dei bilanci,
- elevata generazione di cassa,
- politiche di remunerazione generose
- una crescente attenzione agli investimenti verdi da parte delle stesse major.
Come esporsi al settore? Con gli ETF
Per chi saggiamente non vuole scegliere singoli titoli, gli ETF offrono una via d’accesso privilegiata. Oltre agli ETF sul super classico MSCI World Energy che espone al settore energetico globale, sarebbe opportuno se sovrappesare la parte in euro piuttosto che quella in dollari e se focalizzarsi anche su chi trasporta e non solo su chi produce energia.
Opportunità o rischio di breve termine?
La vera domanda, ora, è se questo ritorno dell’Oil & Gas sia una correzione temporanea oppure un cambio strutturale di rotta. La crisi energetica del 2022 ha mostrato quanto le economie siano ancora dipendenti dai combustibili fossili, e quanto prematuro fosse decretarne la fine imminente.
In questo contesto, il settore energetico può rappresentare un’opportunità per bilanciare portafogli e cogliere dividendi elevati in un ambiente di tassi stabili. Ma resta fondamentale mantenere un orizzonte temporale di medio-lungo termine e una visione bilanciata, senza eccessi di esposizione.