A Piazza Affari c’è un titolo che teme più di tutti la debolezza del petrolio. Bastano poche sedute negative del Brent o del Wti per vederlo perdere terreno, più di altre società. Non tutte le quotate reagiscono infatti allo stesso modo. Alcune hanno modelli di business più resilienti, altre invece vedono i margini erodersi quasi in tempo reale quando rallenta l’estrazione e si riducono gli ordini.
Negli ultimi mesi, il prezzo del greggio è entrato in una fase di nervosismo, tra timori di un eccesso di offerta e di rimbalzo. La Federal Reserve, intanto, ha riaperto la stagione dei tagli ai tassi, cercando di tenere in piedi la locomotiva americana. È in questo scenario che ogni oscillazione del barile si riflette immediatamente sulle prospettive di utili delle società del settore oil & gas.
Ecco perché è importante capire tutte le forze che muovono questo titolo, ora sceso a contatto con supporti critici. Analizziamo tutti i dati per capire se conviene comprare, tenere o vendere azioni Tenaris.
Grafico Wti
Fonte Tradingview
Il downgrade di Tenaris
Tenaris ha recentemente subito la bocciatura di una banca d’affari che ha abbassato il suo giudizio da “Overweight” a “Neutral”. Gli esperti di Piper Sandler hanno anche tagliato il target price da 48 a 41 dollari, scatenando le vendite sulla Borsa di New York e su quella di Milano. I prezzi sono crollati in area 14,90 euro per il titolo del Ftse Mib, con un ribasso cumulativo del 18% da inizio anno. Dopo un rimbalzo del 20% registrato dai prezzi dei tubi OCTG tra fine 2024 e inizio 2025, il mercato è entrato in una fase di stallo. L’aumento delle importazioni e il rallentamento delle attività di perforazione onshore negli Stati Uniti hanno creato un surplus di offerta che comprime i margini.
Eppure il gruppo resta solido, con una politica di dividendi e buyback che ha garantito agli azionisti un payout superiore al 10%, tra i più generosi del settore.
Supporti tecnici e target degli analisti
Grafico Tenaris
Fonte Tradingview
Dal punto di vista grafico, la zona dei 14,80-15 euro rappresenta il primo livello di supporto chiave: finora i compratori sono riusciti a difenderlo, ma una rottura netta potrebbe aprire la strada verso 14,20 e fino ai minimi di aprile a 13,70 circa. Al rialzo, il primo target resta l’area 15,70-16, con un segnale più convincente solo sopra i 17 euro. Il consensus degli analisti è ancora mediamente positivo, con un prezzo obiettivo che oscilla tra i 17 e i 18 euro per il listino di Milano, ma le revisioni recenti segnalano un approccio più selettivo.
Per chi investe nel lungo periodo, il titolo continua a offrire un rendimento interessante, ma non è più il momento di sovrappesare in portafoglio senza considerare la ciclicità del settore.
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