Se il dollaro continua a indebolirsi, questi 3 asset potrebbero essere i veri vincitori del 2026 e 2027

Tommaso Scarpellini

25 Agosto 2026 - 07:07

Il dollaro scivola, l’oro vola. Ma i mercati sembrano credere a qualcosa di più grande, e forse di più pericoloso, di un semplice rimbalzo tecnico.

Se il dollaro continua a indebolirsi, questi 3 asset potrebbero essere i veri vincitori del 2026 e 2027

Se il dollaro statunitense dovesse continuare a perdere terreno nelle prossime settimane, quali asset potrebbero effettivamente beneficiare di questa dinamica in modo strutturale, e non soltanto come rimbalzo tecnico di breve periodo?

Un’analisi complessiva mette in luce 3 comparti che meritano particolare attenzione: e il primo, naturalmente, è l’oro. Il metallo prezioso sembrerebbe essere il primo beneficiario naturale di questo scenario. XAUUSD ha messo a segno un avanzamento mensile di circa il 15% e tre settimane consecutive di rialzo. Il motore principale non sarebbe la speculazione di breve termine, bensì una narrativa macro di fondo che coinvolge le scelte operative del Tesoro americano guidato da Scott Bessent, il quale ha annunciato un raddoppio dei riacquisti sui Treasury a lunga scadenza, portando gli interventi sulle fasce decennali e trentennali da $2 a $4 miliardi.

Questo tipo di intervento, pur non configurandosi tecnicamente come quantitative easing (cioè creazione diretta di moneta da parte della banca centrale), manderebbe al mercato un segnale ambiguo sulla gestione dei rendimenti alti. Quando il mercato percepisce che il governo intende comprimere artificialmente i rendimenti lunghi, cresce il dubbio sulla tenuta del dollaro come riserva di valore globale, e l’oro ne potrebbe beneficiare in modo diretto e strutturale.

Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, ha formalmente suggerito di ridurre l’esposizione obbligazionaria e destinare fino al 15% del portafoglio all’oro come protezione da una possibile crisi del debito americano. UBS Global Wealth Management prevede che il lingotto potrebbe raggiungere i $5.400 nei prossimi dodici mesi, sostenuto dalla combinazione tra indebitamento crescente e incertezza sui meccanismi di finanziamento dei disavanzi sovrani. Nelf rattempo, gli ETF garantiti da oro monitorati da Bloomberg avrebbero registrato afflussi per oltre 28 tonnellate nella sola settimana del 18-22 agosto, il dato più elevato da gennaio.

Bitcoin: asset ribelle o nuova riserva istituzionale?

Il secondo asset che potrebbe trarre vantaggio da un contesto di dollaro strutturalmente debole è Bitcoin. L’asset digitale avrebbe guadagnato circa il 22-23% in una singola settimana, tornando sopra i $77.000. Il rally sembrerebbe essere stato innescato proprio dall’annuncio del Tesoro sui riacquisti obbligazionari, che ha alimentato le stesse preoccupazioni sul dollaro che storicamente favoriscono l’oro, estendendole però a un asset con caratteristiche profondamente diverse: più volatile, più giovane come classe, ma percepito da una fetta crescente di investitori istituzionali come alternativa digitale nella copertura contro la svalutazione monetaria.

Le materie prime e l’effetto valutario inverso

Il terzo asset degno di attenzione in uno scenario di dollaro debole sembrerebbe essere quello delle materie prime in senso ampio, con particolare riferimento ai metalli preziosi e all’energia. La logica sottostante è di natura quasi meccanica: le commodity sono prezzate in dollari sui mercati internazionali, quindi quando il biglietto verde si indebolisce, il loro prezzo nominale in dollari potrebbe salire anche in assenza di variazioni nella domanda fisica reale. È il cosiddetto effetto valutario inverso, ben noto a chi monitora i cicli macro con strumenti di analisi ciclica.

Il conflitto in corso nel Golfo Persico, con le interruzioni alle esportazioni di petrolio e gas dall’area, mantiene elevate le pressioni sui prezzi energetici, aggiungendo un fattore geopolitico a un quadro macro già complesso. Nel frattempo, il calo del rial iraniano ai minimi storici, con il cambio che avrebbe toccato 1,992 milioni di rial per un dollaro sul mercato parallelo dopo l’annuncio di un’operazione economica americana contro Teheran, illustra in modo plastico cosa accade alle economie che perdono accesso al sistema del dollaro: l’inflazione interna accelera, le importazioni diventano proibitive e il potere d’acquisto dei cittadini si erode rapidamente. Si tratta di un caso estremo, ma offre una lente utile per comprendere perché il posizionamento su asset reali e su riserve alternative al dollaro stia tornando prepotentemente nelle riflessioni degli investitori macro globali.

In sostanza...

Lo scenario che si sta delineando non sembrerebbe necessariamente l’inizio di un crollo del dollaro, e sarebbe imprudente leggerlo in questi termini. Potrebbe trattarsi di una fase di aggiustamento ciclico, in cui il mercato riprezza i rischi legati al debito americano senza che questo si traduca in una crisi strutturale. Quello che sembrerebbe però emergere con una certa chiarezza è che oro, Bitcoin e materie prime vengono sempre più utilizzati da una parte del mercato come strumenti di diversificazione rispetto al rischio valutario, e non soltanto come scommesse speculative.

Per un investitore questo potrebbe suggerire una riflessione sul proprio grado di esposizione agli asset denominati in dollari e sull’opportunità di considerare una quota, necessariamente contenuta e calibrata sulla propria tolleranza al rischio, verso asset reali o digitali con caratteristiche di riserva di valore. La volatilità rimane il principale elemento di cautela: i movimenti recenti su Bitcoin sono stati rapidi e amplificati da dinamiche tecniche, e anche l’oro, pur in una tendenza di medio termine favorevole, si troverebbe su livelli elevati rispetto agli ultimi anni. Valutare con attenzione l’ingresso, la dimensione della posizione e l’orizzonte temporale potrebbe rivelarsi più importante, in questo contesto, della scelta dell’asset stesso.