Investimenti, il nucleare potrebbe essere il grande trend nei prossimi 10 anni. I titoli da guardare ora

Tommaso Scarpellini

17 Agosto 2026 - 17:54

L’energia che i mercati non si aspettano: silenziosa, continua, controversa. Il nucleare torna, ma non è detto che arrivi dove tutti pensano. Borse europee nel mezzo.

Investimenti, il nucleare potrebbe essere il grande trend nei prossimi 10 anni. I titoli da guardare ora

Mentre i data center di mezzo mondo divorano elettricità a ritmi mai visti prima, alimentati dalla corsa all’intelligenza artificiale, ci si potrebbe chiedere: chi rifornirà di energia tutta questa infrastruttura nei prossimi dieci anni?
La risposta che i mercati sembrano iniziare a prezzare con sempre maggiore convinzione ruota attorno a una fonte energetica antica eppure profondamente rinnovata, capace di generare elettricità in modo continuo, indipendentemente dal sole o dal vento, e con un’impronta di carbonio strutturalmente bassa.

Il nucleare non è mai davvero scomparso dall’equazione energetica globale, ma per decenni ha occupato una posizione marginale nel dibattito mainstream, compresso tra i ricordi di Chernobyl e Fukushima e la narrazione dominante delle energie rinnovabili. Quello che potrebbe cambiare radicalmente nel corso del prossimo decennio è la sovrapposizione di tre vettori strutturali che si rafforzano a vicenda: una domanda di elettricità in forte accelerazione trainata dall’intelligenza artificiale, la necessità crescente di fonti energetiche dispatchable (cioè erogabili su richiesta, a prescindere dalle condizioni atmosferiche), e un ciclo di innovazione tecnologica che sta producendo architetture reattoriali di nuova generazione con profili di sicurezza radicalmente superiori rispetto alle tecnologie del secolo scorso.

Il mercato nucleare globale valeva circa $40,5 miliardi nel 2025 e le proiezioni lo porterebbero a circa $52,6 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuo composto stimato intorno al 3%. Una traiettoria che, considerata isolatamente, potrebbe sembrare prudente. Il dato aggregato, tuttavia, tende a sottorappresentare la componente più dinamica del settore: quella dei reattori modulari di dimensioni ridotte, denominati SMR (Small Modular Reactors), e dei microreattori, che configurano una categoria tecnologica sostanzialmente inedita rispetto ai grandi impianti convenzionali.

SMR e microreattori: la nuova architettura dell’energia

Gli SMR e i microreattori si differenziano dai reattori tradizionali per dimensioni fisiche, struttura dei costi di costruzione e flessibilità di deployment sul territorio. Possono essere realizzati in tempi significativamente più brevi, installati in contesti geografici ostici o remoti e, aspetto di particolare rilievo per l’interesse industriale, integrati direttamente nelle infrastrutture energetiche dedicate ai data center. Non sarebbe casuale che alcune tra le principali aziende tecnologiche mondiali abbiano già sottoscritto accordi pluriennali di Power Purchase Agreement per l’acquisto di energia a fonte nucleare: la domanda elettrica generata dall’AI richiede continuità e prevedibilità che le fonti rinnovabili, per loro natura intermittenti, non sempre riescono a garantire su base strutturale.

Per alimentare questi nuovi reattori, tuttavia, servirebbe un combustibile differente rispetto a quello impiegato negli impianti convenzionali. Si tratta dell’HALEU (High-Assay Low-Enriched Uranium), uranio ad alta concentrazione e basso arricchimento, con percentuale di U-235 compresa tra il 5% e il 20%, superiore al limite del 5% tipico del combustibile standard. La filiera produttiva dell’HALEU risulta ancora estremamente limitata a livello globale, configurando un collo di bottiglia strutturale all’interno della supply chain nucleare avanzata, con implicazioni potenzialmente significative per chi riuscisse a posizionarsi lungo quella catena prima degli altri operatori.

Standard Nuclear: produrre il carburante del futuro

In questo scenario si inserirebbe la vicenda di Standard Nuclear (STDN), società quotata a luglio con un’offerta da $150 milioni e attualmente scambiata attorno a $13,31, dopo essere scesa fino a $7,05 rispetto al prezzo di IPO di $15. L’azienda non costruisce reattori: produce il combustibile che li alimenta. In particolare, sembrerebbe essere l’unico produttore privato a scala industriale negli Stati Uniti di combustibile TRISO, una tecnologia avanzata in cui l’uranio viene incapsulato in strati multipli di materiali ceramici e carbonio, progettati per contenere la radioattività anche in condizioni termiche estreme. La prima consegna commerciale, superiore a 100 libbre di combustibile TRISO, sarebbe già stata completata a favore di Radiant Industries per il programma di test del microreattore Kaleidos.

Il modello industriale di Standard Nuclear si baserebbe su una logica capital-light, con investimenti fissi contenuti rispetto ai ricavi potenziali attesi, e su una rete di impianti in progressiva espansione: la struttura operativa SN-0 a Oak Ridge, due nuove facilities previste nella seconda metà del 2026 (SN-TN e SN-ID), e una joint venture con il gruppo francese Framatome a Richland, in Washington, che potrebbe avviare la produzione commerciale nel 2027 dopo aver ricevuto l’autorizzazione della Nuclear Regulatory Commission nel giugno 2026. La capacità produttiva iniziale del sito in joint venture sarebbe stimata in 2,5 tonnellate metriche di uranio in throughput, con potenziale di espansione fino a 20 tonnellate.

Quindi...

Il nucleare come tema di lungo periodo potrebbe assomigliare, per certi versi, a quello che l’intelligenza artificiale rappresentava tre o quattro anni fa: un’opportunità strutturale reale, ancora nella fase di costruzione delle sue fondamenta industriali, con un mercato che inizia a riconoscerne il potenziale senza averlo ancora pienamente incorporato nei prezzi. La domanda elettrica crescente legata all’AI potrebbe agire da acceleratore, rendendo urgente ciò che fino a ieri sembrava soltanto promettente.

Detto questo, si tratterebbe di uno dei settori più complessi e ad alto rischio specifico in cui un investitore retail possa avventurarsi. Le tempistiche di sviluppo dei progetti nucleari sono lunghe e soggette a variabili regolatorie difficilmente prevedibili; le società più piccole della filiera, come quelle appena quotate, presentano profili di volatilità molto pronunciati. Standard Nuclear, lo ricordiamo, avrebbe perso oltre il 50% dal prezzo di IPO prima di recuperare parzialmente. E la catena di approvvigionamento dell’HALEU, per quanto strategica, risulta ancora largamente in costruzione.