E se fosse proprio l’AI a distruggere titoli come STMicroelectronics?

Tommaso Scarpellini

17 Settembre 2026 - 12:49

L’AI cresce ma i conti non tornano. C’è uno scenario, nascosto, ma non così tanto lontano, che potrebbe mettere effettivamente in difficoltà le azioni STM (e non solo).

Stanno circolando alcuni voci fra i vertici di alcune delle più grandi aziende AI del mondo, voci che sembrano indicare qualcosa di più di una semplice preoccupazione etica, voci che potrebbero rivelare una frattura strutturale nei conti economici di chi addestra i modelli più avanzati, una crepa che si propagherebbe direttamente verso la catena di fornitura hardware, come quella di STMicroelectronics.

Al cuore della questione sembrerebbe esserci una dinamica che i mercati potrebbero aver sistematicamente sottopeso: la curva dei costi legata all’addestramento dei grandi modelli di intelligenza artificiale non segue una progressione aritmetica, ma una traiettoria esponenziale. Secondo le elaborazioni di Epoch AI, tale costo raddoppierebbe circa 2,7 volte ogni anno. In termini pratici, questo significa che ogni nuova generazione di modelli frontiera assorbe risorse computazionali e finanziarie di un ordine di grandezza superiore a quella precedente, comprimendo i margini reali anche nei trimestri in cui i ricavi nominali sembrano in crescita.

Il caso di Anthropic potrebbe illustrare con precisione questa tensione. La società ha comunicato un utile operativo «adjusted» per il secondo trimestre consecutivo, ma quell’aggettivo racchiude una scelta contabile tutt’altro che neutrale: vengono esclusi sia i costi di addestramento dei modelli sia le quote di ricavo riconosciute ai partner distributivi, come Amazon. Ciò che rimane dopo queste esclusioni è un indicatore che racconta una storia assai più rassicurante della realtà sottostante. Per un investitore abituato a ragionare in termini di protezione del capitale, questa distinzione sembrerebbe più che rilevante.

Il dilemma del prigioniero applicato all’AI

Sul piano strategico, la situazione sembrerebbe configurare quello che la teoria dei giochi definisce dilemma del prigioniero. Ogni sviluppatore di modelli frontiera si troverebbe in una posizione in cui rallentare unilateralmente gli investimenti equivale a cedere terreno competitivo agli altri attori del settore.

Allo stesso tempo, proseguire collettivamente con una spesa in espansione esponenziale rischia di portare l’intero comparto verso rendimenti che non hanno ancora dimostrato di giustificare i capitali impiegati. Il paradosso è che proprio i protagonisti del settore potrebbero avere un incentivo economico concreto a invocare una narrativa regolatoria che legittimi un rallentamento condiviso della spesa, trasformando l’argomento etico in strumento per un’uscita coordinata da una guerra dei costi difficilmente sostenibile nel lungo periodo.

L’infrastruttura che nessuno vuole calcolare

A complicare ulteriormente il quadro sembrerebbe intervenire la dimensione infrastrutturale. Il consumo energetico dei data center di frontiera cresce anch’esso secondo una curva esponenziale, stimata intorno a 2,3 volte per anno. Il data center Colossus 2, attualmente il più esteso al mondo con una capacità dichiarata di 946 MW, rappresenta forse l’esempio più tangibile di questa traiettoria.

Quando le cifre raggiungono questa scala, il perimetro della discussione si allarga inevitabilmente oltre i chip: energia, sistemi di raffreddamento, materiali critici e semiconduttori specializzati diventano tutti nodi di una filiera la cui fragilità potrebbe emergere in modo non lineare.

Nvidia e STMicroelectronics: le valutazioni incorporano uno scenario ottimistico

Ed è precisamente in questo punto che la riflessione dovrebbe toccare direttamente chi detiene posizioni su STMicroelectronics o su Nvidia. Le valutazioni attuali di questi titoli sembrerebbero incorporare aspettative di crescita della domanda hardware che dipendono in modo diretto dalla continuazione del ciclo di investimento in CapEx da parte degli hyperscaler e dei laboratori AI. Se quella corsa dovesse decelerare, per accordo implicito tra i principali attori, per intervento regolatorio dei governi o semplicemente per esaurimento delle risorse disponibili, le stime sugli utili di questi produttori potrebbero rivelarsi costruite su basi più fragili di quanto i prezzi attuali lascino intendere.

Sul piano tecnico, le recenti sessioni di STMicroelectronics avrebbero evidenziato pressioni ribassiste significative, con rimbalzi che si inserirebbero in un trend di fondo ancora orientato verso il basso sui principali orizzonti temporali. In contesti simili, i recuperi tecnici potrebbero prestarsi più a opportunità di alleggerimento graduale che a segnali di inversione strutturale, almeno fino a quando il quadro fondamentale non offrisse elementi di discontinuità apprezzabile.

Per un investitore retail che pensa alla protezione del capitale, la distinzione tra «l’AI crescerà» e «chi guadagnerà davvero dall’AI crescerà» potrebbe rivelarsi più rilevante di qualsiasi previsione sulle vendite di semiconduttori. In un contesto in cui i tassi restano elevati, i costi di addestramento crescono in modo esponenziale e i protagonisti del settore stessi sembrano incentivati a invocare un rallentamento, sarebbe prudente chiedersi quanta parte di quel futuro radioso sia già scontata nei prezzi attuali, e quanto margine di sorpresa positiva rimanga davvero sul tavolo.