La quotazione dell’oro continua a viaggiare stabilmente al di sopra della soglia psicologica dei 3.800 dollari l’oncia, ai massimi storici. Un chiaro segnale che le dinamiche del mercato iniziano a cambiare. Allo stesso tempo, il petrolio ha iniziato la settimana in calo. Il Brent è sceso di nuovo sotto i 70 dollari al barile, mentre il WTI si è mantenuto stabile intorno ai 63 dollari sulla scia dell’OPEC+, che sta valutando un nuovo aumento della produzione a novembre.
Questa coincidenza tra un massimo storico per l’oro e un calo del petrolio crea una situazione molto interessante che vale la pena esaminare nel dettaglio. Soprattutto se si considerano le correlazioni storiche tra i due asset e il modo in cui le decisioni della Federal Reserve potrebbero influenzare il movimento dei prezzi da qui alla fine dell’anno.
Storicamente, il rapporto oro/petrolio è stato uno dei barometri più affidabili per individuare gli estremi del mercato. Se dividiamo il prezzo di un’oncia d’oro per il prezzo di un barile di petrolio, otteniamo il cosiddetto rapporto oro/petrolio. Nel corso dei decenni, tale rapporto si è attestato in media intorno al 16. Quando l’economia globale rallenta, il prezzo del petrolio in genere scende più rapidamente, mentre l’oro mantiene o addirittura aumenta il suo valore, causando così un ampliamento del rapporto. Il contrario accade durante i periodi di boom economico, quando la domanda di energia cresce e i prezzi del petrolio superano quelli dell’oro, e il rapporto si contrae. Al momento ci troviamo in una situazione estremamente curiosa. Con l’oro a circa 3.800 dollari e il Brent a circa 70 dollari, il rapporto oro/petrolio è superiore a 50.
Se prendiamo il WTI a 65 dollari, arriva quasi a 60. Un valore oltre tre volte superiore alla media storica, che quindi si colloca al di fuori dei normali intervalli a cui il mercato è abituato nei periodi di calma.
Abbiamo visto livelli simili solo in situazioni eccezionali, come nel 2020 in occasione del crollo del petrolio causato dalla pandemia. Questa divergenza tra le due materie prime suggerisce che l’oro sia attualmente estremamente costoso rispetto al petrolio o, per dirla in altro modo, che il petrolio appare insolitamente economico rispetto all’oro.
I motivi dietro la divergenza oro/petrolio
Le ragioni di questa divergenza sono varie quanto chiare. Fronte oro, interviene una combinazione tra dollaro USA debole, inflazione statunitense più moderata del previsto e aspettative che la Federal Reserve taglierà i tassi almeno un’altra volta a ottobre e probabilmente un’altra ancora entro la fine dell’anno.
Ad oggi i mercati stanno scontando la quasi certezza di un taglio dei tassi a ottobre. E le probabilità di un secondo taglio a dicembre sono altrettanto elevate. In un simile contesto, i tassi di interesse reali scendono, rendendo l’oro più appetibile perché non matura interessi. In altre parole, il costo del capitale diminuisce e il valore dell’oro come bene rifugio aumenta. La classica ricetta per un aumento del valore dell’oro. Ed è esattamente ciò che stiamo osservando.
Fronte petrolio, il quadro è pressoché speculare. L’OPEC+ ha annunciato nuovi piani per un aumento della produzione a partire da ottobre e sta valutando un aumento ancor più alto a novembre. Sebbene alcuni Paesi siano già prossimi ai loro limiti di produzione, il segnale stesso che l’organizzazione stia cambiando strategia - puntando più sulla quota di mercato che sulla stabilizzazione dei prezzi - pesa, e molto, sul mercato.
Nel frattempo, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha avvertito che potremmo assistere a un eccesso di offerta record nel 2026, il che sta già spingendo gli investitori a scontare prezzi più bassi nel medio termine. Goldman Sachs, ad esempio, prevede che il Brent potrebbe scendere verso i 55 dollari il prossimo anno. In altre parole, il mercato del petrolio guarda al futuro e prevede maggiori rischi sul fronte dell’offerta e sul fronte dei prezzi, mentre il mercato dell’oro guarda al futuro e vede tassi di interesse più bassi e una maggiore domanda per un asset di rifugio.
Quali opportunità per gli investitori?
Quando il rapporto oro/petrolio si allontana così tanto dai suoi livelli storici, è logico chiedersi se si cela un’opportunità per strategie di arbitraggio. Storicamente, quando l’oro diventa troppo costoso rispetto al petrolio, assistiamo a una graduale convergenza nei mesi successivi.
Il che potrebbe accadere in due modi. O l’oro interrompe la sua ascesa e corregge al ribasso, oppure i prezzi del petrolio toccano il fondo e risalgono, o una combinazione di entrambi gli scenari. Dato l’attuale mix di fattori, lo scenario più probabile sembra essere quello in cui il petrolio si stabilizza e inizia a recuperare parte delle perdite se l’OPEC+ non riuscirà a tenere fede agli aumenti produttivi annunciati o se la domanda globale si rivela più forte del previsto. Allo stesso tempo, l’oro potrebbe continuare a salire, ma a un ritmo più moderato, perché alcuni dei tagli dei tassi Fed previsti sono già scontati, e quindi considerati, nel prezzo.
Occhio anche al rapporto oro/argento
Anche il rapporto oro-argento ci offre una prospettiva interessante. Con l’oro sopra i 3.800 dollari e l’argento sui 46 dollari l’oncia, otteniamo un rapporto di circa 81. Storicamente, il suo valore ha oscillato tra 40 e 80, con livelli medi intorno a 60-70. Ciò significa che attualmente l’argento è più economico del solito rispetto all’oro.
Perché? Solitamente in periodi di incertezza gli investitori preferiscono l’oro come bene rifugio, mentre l’argento, la cui domanda è caratterizzata da una componente industriale più forte, resta indietro. Se l’attività economica si stabilizza e le aspettative degli investitori sui tagli dei tassi di interesse persistono, l’argento potrebbe iniziare a recuperare terreno rispetto all’oro, il che porterebbe a un restringimento di questo rapporto. Anche questa è una potenziale opportunità di arbitraggio, ma è molto più vulnerabile verso fattori ciclici e dati economici.
Storicamente, la correlazione tra oro e argento è stata elevata, ma non costante. In periodi di dollaro forte e di alta volatilità del mercato, si indebolisce, mentre in condizioni più tranquille, con tassi di interesse reali in calo, i due metalli si muovono spesso in sincronia, con l’argento che addirittura sovraperforma l’oro. Al momento, potremmo trovarci in una fase di transizione, in cui l’oro guida il movimento rialzista e l’argento ha il potenziale per recuperare terreno in un contesto macroeconomico favorevole.
In attesa della Fed
Ma attenzione. Tutto ciò deve essere inserito nel contesto della politica monetaria della Federal Reserve statunitense. Le aspettative di due tagli dei tassi entro la fine dell’anno stanno creando un contesto di calo dei rendimenti reali, fattore che sostiene l’oro e, in misura minore, l’argento. Per il petrolio, ottobre sarà cruciale: nelle prossime settimane l’OPEC+ annuncerà la sua decisione ufficiale, nonché i dati sulla domanda a fine anno. Se gli aumenti della produzione si rivelassero inferiori a quanto annunciato e la domanda si stabilizzasse, il mercato petrolifero potrebbe passare dalla “modalità paura” alla “modalità ripresa”, il che ridurrebbe l’anomalia sul rapporto oro-petrolio.
In sintesi, stiamo assistendo a una di quelle rare divergenze di mercato che spesso aprono la strada a cambiamenti strutturali più profondi. L’oro è in rialzo, alimentato dalle aspettative di un costo del denaro più basso e dalla ricerca di protezione da parte degli investitori. Il petrolio è sotto pressione a causa di un’offerta potenzialmente maggiore e di previsioni pessimistiche che parlano di surplus produttivo. L’argento si muove all’ombra dell’oro, ma i rapporti storici suggeriscono che potrebbe seguirlo se l’economia non peggiora.
Al centro di tutto questo c’è la Federal Reserve e le sue riunioni di ottobre e dicembre, che determineranno la direzione dei tassi di interesse reali e, attraverso di essi, influenzeranno direttamente i rapporti di prezzo tra queste materie prime chiave.
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