Previsione riunione BCE giovedì 29 ottobre. Lagarde alzerà ancora i tassi? Occhio al fattore Francia

Laura Naka Antonelli

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Dopodomani, giovedì 29 ottobre, l’annuncio della decisione sui tassi della BCE di Lagarde. Quali sono le previsioni degli analisti e dei mercati.

Previsione riunione BCE giovedì 29 ottobre. Lagarde alzerà ancora i tassi? Occhio al fattore Francia

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Dopo la Fed, toccherà alla BCE fare questa settimana il grande annuncio sui tassi dell’area euro. E, così come nel caso della Federal Reserve, le previsioni formulate dai mercati e dagli analisti indicano che la banca centrale europea confermerà i tassi, probabilmente anche per la crisi che è tornata a colpire nelle ultime settimane i Titoli di Stato francesi, come ha fatto notare un articolo del Wall Street Journal.

Al termine della riunione di giovedì 29 ottobre, la BCE dovrebbe lasciare dunque i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginalirispettivamente al 2,50%, al 2,65%, al 2,90%, dopo il secondo rialzo dei tassi del 2026 dello scorso 10 settembre (il primo era stato annunciato l’11 giugno di quest’anno).

Riunione BCE 29 ottobre: tassi fermi. Le previsioni dei mercati nonostante inflazione +3,8%

I mercati scommettono su un nulla di fatto sui tassi da parte della BCE con una probabilità pari al 97%, praticamente una certezza.

Tra le motivazioni, oltre alla necessità di comprendere meglio la traiettoria dell’inflazione dell’Eurozona, che nel mese di settembre è schizzata del 3,8% su base annua, anche la necessità, secondo il WSJ, di evitare di mettere ulteriormente sotto pressione i bond sovrani francesi, in un momento in cui sono pochi i segnali che indicano che il rialzo dei prezzi dei prezzi energetici stia scatenando i temuti effetti secondari, traducendosi in una spirale prezzi-salari.

La BCE vorrebbe prendersi inoltre del tempo anche per capire fino a che punto i due rialzi dei tassi varati quest’anno riusciranno a rallentare la corsa dei prezzi.

In più, Lagarde non avvertirebbbe l’urgenza di continuare ad alzare i tassi anche in quanto, così come hanno fatto notare gli economisti di Morgan Stanley, “il recente aumento dei rendimenti (dei bond) di lungo termine sta fornendo un ulteriore grado di restrizione (monetaria)”.

Inflazione euro: troppo presto per la BCE essere certa dell’assenza degli effetti secondari

Allo stesso tempo, il Wall Street Journal ha fatto notare che è troppo presto per la BCE ritenere che i prezzi energetici più alti non abbiano prodotto effetti secondari o, al massimo, abbiano avuto un impatto limitato.

Ulteriori informazioni saranno disponibili infatti soltanto nei prossimi mesi: la maggior parte delle trattative sui salari prenderà infatti il via all’inizio dell’anno prossimo. Sempre entro gli inizi del 2027 si capirà se le famiglie dell’area euro avranno visto schizzare i costi delle bollette del riscaldamento.

Non sono escluse insomma nuove impennate delle pressioni inflazionistiche.

Detto questo, ciò che sembra preoccupare in questo momento la BCE, nonostante Lagarde abbia detto che per ora non c’è bisogno di sfoderare lo scudo anti spread per salvare la Francia, è proprio il trend dei bond francesi.

Ansia BCE per trend al rialzo dei rendimenti dei Titoli di Stato di Francia (e non solo)

L’Eurotower sa benissimo che un approccio hawkish sui tassi rischierebbe di tradursi in nuovi rialzi dei rendimenti dei Titoli di Stato dell’Eurozona, facendo salire ulteriormente i costi di finanziamento sostenuti dagli Stati, in particolare di Parigi, alle prese con una crisi dei conti pubblici che va avanti ormai da anni.

Di conseguenza, Francoforte starebbe pensando di smorzare la tensione che ha coinvolto i Titoli di Stato dei Paesi più indebitati (inclusi i BTP) facendo capire ai mercati di non avere alcuna intenzione di alzare i tassi in modo troppo aggressivo e/o rapido: “Sta già accadendo, ma la BCE potrebbe segnalare in modo più chiaro che l’asticella per ulteriori rialzi dei tassi si sta alzando o decidendo perfino di togliere dal tavolo l’opzione delle strette monetarie”, hanno scritto gli economisti di Oxford Economics in una nota ai clienti.

E’ possibile anche che la BCE stia sperando in quella che, così come ha detto in un discorso proferito all’inizio di questo mese Philip Lane, responsabile economista della BCE, viene definita come “distruzione della domanda”, ovvero un forte calo della domanda innescato dagli effetti della guerra USA-Iran, che finisse per raffreddare l’inflazione senza troppi rialzi dei tassi da parte dell’istituzione.

D’altronde, “un aumento dei tassi di interesse di lungo periodo ha un impatto contrario significativo sui livelli di attività (economica) e abbassa l’inflazione nel medio termine”, ha ricordato Lane nel suo discorso. Sarà Lagarde a spiegare nella conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi, nella giornata di dopodomani, le ragioni alla base della sua decisione. Detto questo, i mercati e gli economisti per ora ritengono che il lavoro della BCE, almeno per quest’anno 2026, non si sia concluso, e che il prossimo rialzo dei tassi avverrà al termine della riunione di dicembre, il prossimo

Per le famiglie e i risparmiatori, una conferma dei tassi da parte della BCE manterrebbe sostanzialmente invariato il costo dei nuovi mutui a tasso variabile e delle rate di quelli già in essere.

Occhio anche all’effetto della conferma dei tassi dell’Eurozona sui BTP. Sul mercato secondario i rendimenti si muovono in ogni caso a seconda di quelle che sono le aspettative sui tassi futuri: di conseguenza, i rendimenti potrebbero salire (o scendere), e dunque i BTP scendere (o salire), se da Lagarde arrivassero dichiarazioni rispettivamente hawkish o dovish sui tassi.

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