Petrolio: verso i 100 dollari al barile? No secondo Goldman

Goldman Sachs frena le numerose prospettive rialziste del momento ed esclude la possibilità che il petrolio raggiunga quota 100 dollari al barile. L’analisi della banca statunitense

Petrolio: verso i 100 dollari al barile? No secondo Goldman

Petrolio oltre i 100 dollari al barile? No secondo Goldman Sachs.

Malgrado le prospettive ampiamente rialziste che dominano il mercato al momento, per la banca newyorkese una circostanza simile resta molto lontana.

Il prestigio dell’istituto di Lower Manhattan ha inevitabilmente influito sulle opinioni maggiormente diffuse, come quelle di Mercuria Energy e Trafigura, pronti a sostenere in settimana come il calo delle forniture potrebbe spingere il petrolio oltre i 100 dollari al barile.

Ma secondo gli analisti di Goldman oltre all’imponente taglio all’export iraniano sarebbe necessario un altro catalizzatore di offerta per spedire il prezzo così in alto.

Goldman: petrolio oltre i 100 dollari? Non così in fretta

Il prezzo è aumentato questa settimana dopo che l’OPEC non ha indicato nessuna necessità di un aumento dell’offerta. Questo malgrado il forte calo dell’output iraniano e di quello venezuelano, mentre anche la crescita della produzione da parte degli Stati Uniti fa registrare un rallentamento.

Secondo gli esperti di Goldman, guidati da Damien Courvalin e Jeffrey Currie, la produzione di altri Paesi OPEC e della Russia compenserà le perdite dell’Iran.

Inoltre, qualsiasi grosso balzo in avanti del prezzo che precede le elezioni statunitensi porterà probabilmente il Presidente Trump verso un’immissione sul mercato delle riserve strategiche del Paese:

“Di conseguenza, prevediamo che i prezzi del Brent si stabilizzeranno nella fascia 70-80 dollari al barile entro la fine dell’anno”.

Nei giorni scorsi Indian Oil Corporation e Bharat Petroleum Corporation, le due maggiori realtà petrolifere statali di Nuova Delhi, non hanno richiesto nessun carico iraniano per il mese di novembre, secondo quanto dichiarato dagli stessi funzionari delle compagnie.

La mossa segue solo di poche settimane quelle simili già prese da Corea del Sud e Giappone, che hanno bloccato le importazioni dallo stato del Golfo Persico, in vista delle restrizioni americane che entreranno in vigore all’inizio di novembre.

Eppure secondo Goldman anche il ridimensionamento sempre maggiore dell’output iraniano non sarebbe al momento in grado di muovere così al rialzo il prezzo del petrolio.

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