Pensioni e reddito di cittadinanza: cosa succede se cade il Governo?

Novità pensioni: Salvini torna a minacciare una crisi di governo, salta la riforma? Ecco quali potrebbero essere gli scenari. Possibili conseguenze anche per reddito e pensione di cittadinanza.

Pensioni e reddito di cittadinanza: cosa succede se cade il Governo?

Il futuro di pensioni e reddito di cittadinanza potrebbe essere legato a quello del Governo Conte, mai così in bilico dopo il voto al Senato sulla Tav e il conseguente ultimatum di Matteo Salvini al premier.

Scaduti i tempi tecnici per un voto a settembre, il leader della Lega durante un faccia a faccia con Conte a Palazzo Chigi ha elencato al premier una serie di richieste: la sostituzione di tre ministri e un’agenda politica fondata sulle priorità del Carroccio.

Se queste richieste non dovessero essere accolte dai 5 Stelle, la Lega potrebbe quindi staccare la spina all’esecutivo gialloverde tanto che si parla anche di possibili, ma pur sempre improbabili, elezioni a ottobre.

Per quanto il rapporto tra le due compagini non sia mai stato idilliaco, a questo Governo va attribuita la paternità di due delle misure più importanti - lato cittadini - degli ultimi anni: la riforma delle pensioni che solo grazie a Quota 100 ha permesso di anticipare l’accesso alla pensione ad oltre 200.000 persone (nel 2019) e il reddito di cittadinanza, misura che solo adesso sta per partire - grazie all’assunzione di nuovo personale nei centri per l’impiego - con la fase due, quella in cui ci dovrà essere il ricollocamento lavorativo dei beneficiari della misura.

Non si può negare però che entrambe siano due misure fortemente “politiche”: la riforma delle pensioni, infatti, è stata il vero “cavallo di battaglia” della Lega nell’ultima campagna elettorale, così come il reddito di cittadinanza lo è da tempo per il Movimento 5 Stelle.

Su entrambe (ma in particolare sulla riforma delle pensioni) c’è stato però il dissenso dell’Unione Europea, preoccupata dall’incremento del deficit attuato con l’ultima Legge di Bilancio così da poter trovare le risorse per reddito di cittadinanza e Quota 100.

Un dissenso che ci ha portato sull’orlo della procedura d’infrazione, evitata anche grazie ai risparmi di queste due misure (dal momento che i beneficiari sono stati meno di quelli previsti inizialmente dal Governo).

Sia da parte dei lavoratori in procinto di andare in pensione con Quota 100, che dai potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza c’è il timore su quale potrà essere il futuro di queste due misure in caso di caduta del Governo Conte.

Ebbene, ci sono diversi scenari possibili: vediamo quali potranno essere le conseguenze per reddito di cittadinanza e pensioni a seconda di quale si concretizzerà.

Pensioni e reddito di cittadinanza: cosa potrebbe succedere se la Lega resta al Governo

In caso di rottura con il Movimento 5 Stelle, Matteo Salvini punterà ad un ritorno alle urne. D’altronde gli ultimi sondaggi politici ci dicono che se si votasse oggi una maggioranza di Centrodestra (in realtà potrebbe bastare anche un’alleanza tra la sola Lega e Fratelli d’Italia) avrebbe i numeri per Governare.

Un Governo di Centrodestra avrebbe un grande obiettivo da attuare: la Flat Tax (sulla quale dovrebbero esserci novità anche in caso di proseguimento del Governo Conte).

Ovviamente servirà tagliare da qualche parte per poter attuare questa misura e il principale indiziato è proprio il reddito di cittadinanza. C’è da dire però che il RdC non è una misura in scadenza (come invece lo è Quota 100, valida solo fino al 2021) dal momento che nel decreto 4/2019 si legge che “a decorrere dal 2022 ogni anno bisognerà prevedere una spesa da 7,2 miliardi di euro per il funzionamento del reddito di cittadinanza”.

Ad un Governo di Centrodestra, quindi, non basterebbe non rinnovare il reddito di cittadinanza; sarebbe necessario, infatti, un provvedimento ad hoc per abolirlo.

Sul fronte pensioni, invece, questo Governo potrebbe continuare nella linea dettata da Salvini negli ultimi mesi: è impossibile, infatti, che la Lega decida di tagliare Quota 100, misura da lei stessa voluta, nonostante le pressioni dell’UE.

Fino al 2021, quindi, ai lavoratori verrà data la possibilità di andare in pensione a 62 anni (con 38 anni di contributi), mentre successivamente si cercherà di attuare una Quota 41 per tutti, vero obiettivo della Lega (come confermato dal Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon) per i prossimi anni.

Pensioni e reddito di cittadinanza: cosa potrebbe succedere se il Movimento 5 Stelle restasse al Governo

Vista l’attuale composizione del Parlamento, l’unico Governo alternativo a quello Lega-Movimento 5 Stelle sarebbe quello formato dal Movimento e dal Partito Democratico.

Un’ipotesi che ad oggi “non sussiste” - come recentemente sostenuto da Gentiloni - ma che qualora si concretizzasse davvero la rottura tra Lega e Movimento 5 Stelle potrebbe essere un’alternativa al ritorno al voto.

In tal caso comunque non sembrano esserci dubbi sulla continuazione del progetto relativo al reddito di cittadinanza. D’altronde l’ultimo Governo di Centrosinistra ha introdotto il REI, misura che seppur con qualche differenza è molto simile all’attuale Reddito di Cittadinanza.

Se sul fronte assistenziale non si segnalano cambiamenti, il discorso è differente per quello previdenziale. Un Governo Movimento 5 Stelle-PD, infatti, potrebbe attuare una riforma delle pensioni più contenuta, approvando interventi meno onerosi di Quota 100 e di un’eventuale Quota 41 per tutti (su cui però il Movimento 5 Stelle sembra puntare molto) così da abbassare la spesa previdenziale come richiesto dall’Unione Europea.

Una riforma delle pensioni più simile a quella attuata dal Governo di Centrosinistra: piccoli interventi, come l’Ape Sociale e Volontario, per dare più flessibilità ad alcune categorie di lavoratori.

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1 commento

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GAMBALUNGA • 1 mese fa

Ambedue ipotesi evidenziano le manipolazioni politiche a sfondo elettorali...nulla a che vedere con i semplici calcoli attuariali. E’ semplicemente vergognoso tutto il sistema pensionistico.

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