Fusione UBI-Intesa: modificato l’accordo con BPER per superare perplessità Antitrust

La fusione UBI-Intesa e il ruolo di BPER sotto la lente. Nuovo accordo per superare i dubbi dell’Antitrust. Le novità

La fusione tra UBI Banca e Intesa Sanpaolo e il ruolo di BPER ancora sotto i riflettori.

Il consiglio di amministrazione dell’emiliana ha dato via libera alla revisione dell’accordo con l’istituto di Carlo Messina, una revisione necessaria per tentare di superare le perplessità dell’Antitrust sull’operazione.
Al centro del dibattito il numero delle filiali della nuova entità, che secondo l’intesa arriverebbero nelle mani di BPER. L’argomento è finito sotto la lente dell’Autorità che ha preferito esaminare più da vicino la citata fusione tra UBI e Intesa Sanpaolo, operazione ormai attesa dall’intero comparto.

Fusione UBI-Intesa, novità: rivisto accordo con BPER

A febbraio scorso, l’istituto di Messina ha lanciato un’offerta sulla banca di Massiah che ha entusiasmato l’intero comparto bancario tricolore. Dopo qualche giorno, però, la questione è passata in secondo piano, oscurata dallo scoppio dell’emergenza coronavirus.

Nelle ultime settimane l’operazione di fusione tra UBI e Intesa è tornata finalmente sotto i riflettori e le speculazioni di stampa non sono mancate.

Il dibattito, nello specifico, si è focalizzato sulla cessione di 20 miliardi di attività e di sportelli della nuova entità (fino a 500 filiali) a BPER Banca.

Qualche giorno fa l’Antitrust ha confermato di non aver preso in considerazione la suddetta cessione nelle sue valutazioni sulla fusione, poiché:

“in base alle informazioni fornite da Intesa Sanpaolo, non è stato in alcun modo possibile enucleare il ramo di azienda UBI oggetto di cessione a BPER, senza che permanessero significative incertezze in merito al suo perimetro.”

Da qui la scelta di rivedere l’accordo fra Intesa e BPER, scelta confermata questa mattina dai diretti interessati, che hanno così fornito le specifiche necessarie sul ramo d’azienda oggetto della cessione.

“Il corrispettivo in denaro è stato determinato in un importo pari al minore tra il 55% del patrimonio in termini di Common Equity Tier 1 del ramo e il 78% del multiplo implicito pagato da Intesa Sanpaolo per il patrimonio in termini di Common Equity Tier 1 di UBI Banca.”

La cessione, ora, riguarderà 532 sportelli dell’entità che nascerà in seguito alla fusione tra UBI e Intesa.

Il Ramo, si legge ancora nei comunicati stampa pubblicati nella mattinata odierna, sarà composto da depositi e raccolta indiretta da clientela stimati rispettivamente in circa €29 miliardi e €31 miliardi e da crediti netti stimati in circa € 26 miliardi.

Ovviamente, l’acquisizione sarà subordinata al perfezionamento della fusione UBI-Intesa e all’ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie.

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