Sport e private equity sono due realtà che ormai viaggiano intrecciandosi in maniera sempre più profonda e diretta. Gli investitori infatti allocano sempre di più le loro risorse nel settore sportivo, considerato in maniera sempre più convinta e diffusa come un asset dotato di notevole potenziale ancora inesplorato.
Un dossier con caratteristiche ideali per fondi di investimento, pronti a entrare in operazioni di acquisizione e partnership con risorse fresche, puntando a un ritorno economico importante in un arco temporale relativamente contenuto. Insomma, uno di quegli investimenti che in molti altri settori verrebbe certamente caldeggiato. Quando si parla di sport e private equity, però, non bisogna pensare solo o soltanto alle grandi leghe, alle grandi squadre o alle competizioni più prestigiose a livello internazionale.
Il potenziale dello sport giovanile per il private equity
In un dettagliato articolo pubblicato da [Youth Sports Business Report si evidenzia infatti come fondi e investitori guardano con sempre più interesse e attenzione anche al mondo dello sport giovanile. Un settore che soprattutto negli Stati Uniti è in grado di muovere e movimentare enormi quantità di denaro e numeri impressionanti per quello che riguarda audience e attenzione mediatica. Tutti elementi che non possono che suscitare interesse da parte di realtà istituzionali con a disposizione importanti risorse economiche, pronte a essere allocate in operazioni ritenute vantaggiose. Ecco che allora l’articolo spiega bene le motivazioni di questo nuovo scenario che unisce sport e finanza: «Gli investitori possono catturare valore da un settore che si sta evolvendo oltre le quote di partecipazione, puntando alla monetizzazione basata su contenuti, dati e tecnologia: un’evoluzione strutturale che rispecchia la digitalizzazione in fase iniziale dei settori tradizionali dello sport, del fitness e dell’intrattenimento».
Operazioni miliardarie con un orizzonte più ampio
L’analisi riporta anche alcuni esempi concreti per dimostrare come il denaro sia già iniziato a fluire all’interno di operazioni che guardano non solo all’aspetto sportivo, ma cercano di riunire sotto un unico business plan i tanti aspetti che possono ricadere nell’influenza dello sport giovanile. Su tutte vengono citate due operazioni: l’’acquisizione di IMG Academy da parte di BPEA EQT in partnership con Nord Anglia nel 2023 per circa 1,25 miliardi di dollari per la formazione d’elite e per le risorse di istruzione sportiva che combinano immobili, programmazione stagionale e entrate ricorrenti dalle tasse universitarie; l’accordo di KKR per l’acquisizione di Varsity Brands da Bain Capital per circa 4,75 miliardi di dollari nel 2024 che mostra l’attrazione del private equity verso le aziende di abbigliamento, uniformi, competizioni ed eventi che generano flussi di ordini costanti e hanno forti margini di profitto sulle linee di prodotto.
Operazioni di questo mettono in evidenza da una parte l’idea di acquistare esperienze premium per i consumatori (campi, università, grandi marchi di eventi) e allo stesso tempo consolidare piattaforme tecnologiche ad alto margine in grado di scalare e fornire leva operativa alle aziende locali.
I possibili scenari nel breve e nel lungo periodo
Gli Stati Uniti sono evidentemente un laboratorio privilegiato per osservare questo tipo di tendenza. La cultura USA per gli sport giovanili, soprattutto a livello di college, non è minimamente paragonabile a quanto avviene in Europa. I tornei di basket o football americano a livello universitario hanno intorno a sè un tipo di organizzazione, preparazione e investimento che da questa parte dell’oceano probabilmente non si riesce nemmeno a immaginare con la fantasia più eccentrica e arguta che si possa avere. Il laboratorio Stati Uniti può però evidentemente essere un punto di osservazione privilegiato per osservare e analizzare lo sviluppo di certi fenomeni che in futuro, su scala e modello europeo, qualcuno potrebbe decidere di provare a riproporre.
Nel frattempo, secondo Youth Sports Business Report, nei prossimi tre anni all’interno del rapporto tra private equity e sport giovanile il consolidamento dei fornitori di servizi e delle piattaforme accelererà. I fondi e gli acquirenti strategici continueranno infatti a perseguire l’aggregazione di reti di club locali, operatori di tornei e piattaforme tecnologiche per ottenere sinergie di costo e centralizzare funzioni come pagamenti, approvvigionamento e marketing. In un orizzonte temporale leggermente più lungo (5-10 anni), il settore si dividerà tra offerte di partecipazione standardizzate ed esperienze premium differenziate. La tecnologia inoltre sarà un moltiplicatore di forza: analisi, piattaforme di sviluppo degli atleti, evidenziazioni automatizzate e monetizzazione dei contenuti consentiranno alle aziende di ricavare ulteriore valore nel corso del tempo dagli atleti e dalle loro famiglie e di creare nuove entrate da sponsorizzazioni e media.