La Federal Reserve fa sprofondare il dollaro: il grafico della settimana

Luca Fiore

19 Dicembre 2020 - 09:00

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Il processo di indebolimento del dollaro si è intensificato dopo le indicazioni arrivate dal meeting della Federal Reserve. Il trend rialzista iniziato nel 2011 sembrerebbe essere ai titoli di coda.

La Federal Reserve fa sprofondare il dollaro: il grafico della settimana

Come da attese, nell’ultimo meeting la Federal Reserve ha confermato il costo del denaro, ribadito il Quantitatve Easing ai livelli attuali e l’intenzione di continuare lo shopping fino a che non saranno stati registrati “progressi sostanziali” verso i suoi target.

Nello specifico, i tassi sono rimasti fermi allo 0-0,25% e gli acquisti proseguiranno al ritmo di 120 miliardi di dollari al mese (80 miliardi di dollari di Treasury e 40 miliardi di Mortgage-Backed Security). Questo stato di cose non subirà variazioni fino a quando non sarà chiaro che l’economia è uscita dalla crisi indotta dal Covid-19.

Anche se le decisioni non hanno colto di sorpresa gli operatori, la mancanza di indicazioni più chiare su quella che sarà la strategia delle Fed nei prossimi mesi ha un po’ sorpreso.

Federal Reserve: tassi fermi fino al 2023

Dai quattro di novembre, nell’ultimo meeting della Fed sono saliti a cinque i membri che ritengono che il costo del denaro resterà ai livelli attuali fino al 2023.

Questo anche alla luce di un contesto inflattivo che non desta preoccupazioni: il tasso di inflazione a novembre, sia in versione completa che nel caso dell’indice “core”, ha segnato un +0,2%. Rispetto ad un anno prima, il Cpi ha invece registrato un +1,2%. Anche se non si tratta di livelli europei o giapponesi, da qui a preoccuparsi per l’avanzata dei prezzi ce ne passa parecchio.

Inoltre, il prossimo arrivo di un pacchetto di stimoli da 900 miliardi di dollari non può che incrementare la pressione sulla valuta in un momento in cui il tasso a cui il Tesoro prende a prestito è mantenuto, per forza di cose, basso.

Indice del dollaro ai minimi da oltre due anni

Questo stato di cose ha prodotto un nuovo indebolimento del dollaro che ha spinto, per la prima volta da aprile 2018, l’indice del dollaro sotto quota 90 punti. Nelle ultime cinque sedute il dollar index, che misura l’andamento del biglietto verde contro un basket di valute, ha perso oltre un punto percentuale. Il saldo mensile segna un -2,6% e da marzo 2020 la contrazione è di 13 punti percentuali.

Dal punto di vista tecnico, il «doppio massimo» potrebbe rappresentare la prova che il trend rialzista partito nel 2011 è ormai finito. La discesa sotto i minimi di inizio 2018, e per la precisione sotto quota 88,11 punti, confermerebbe questo scenario spingendo i prezzi verso il 38,2% di Fibonacci, rappresentato da 84,5 punti.

“L’ultimo ‘colpo’ per il dollaro è arrivato dalla Fed, che ha promesso di non toccare la politica monetaria anche quando le prospettive per l’economia degli Stati Uniti saranno migliori”, ha detto Joe Manimbo, analista senior di Western Union Business Solutions.

La debolezza del biglietto verde è evidente nel cross con la moneta unica (eur/usd) ed in quello con la sterlina (gbp/usd), entrambi ai massimi dall’aprile 2018. Andamento simile per l’incrocio con lo yen che, a 103¥, segna il livello minimo da tre anni.

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