Fed, Powell lascia fermi i tassi USA al 3,5%-3,75% e cancella quella frase. Trump di nuovo snobbato

Laura Naka Antonelli

28/01/2026

Tassi USA, il verdetto è arrivato dopo la prima riunione della Fed del 2026. Il nuovo comunicato: stop tagli tassi? Cosa ha detto Powell, tartassato dalle ingiurie di Trump.

Fed, Powell lascia fermi i tassi USA al 3,5%-3,75% e cancella quella frase. Trump di nuovo snobbato

La ’prima’ della Fed sui tassi del 2026 è arrivata, e l’annuncio non sarà piaciuto sicuramente al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Oggi, mercoledì 28 gennaio 2026, al termine della riunione del FOMC iniziata ieri, la Banca centrale americana guidata dal Presidente Jerome Powell ha annunciato di aver lasciato fermi i tassi sui fed funds, all’interno della forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%.

Niente tagli, dunque, dopo le tre sforbiciate consecutive che sono state varate dal 17 settembre al 10 dicembre del 2025.

Il FOMC ha fatto il suo primo annuncio di politica monetaria del 2026 alle 20 ora italiana.

Successivamente, alle 20.30, ha preso il via la conferenza stampa con cui il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha commentato la scelta di lasciare i tassi invariati, rispondendo alle domande dei giornalisti.

Chi sperava in una sua dichiarazione sull’indagine penale che il dipartimento di Giustizia USA ha deciso di avviare a suo carico è rimasto deluso.

Il banchiere ha preferito non rispondere in modo diretto agli interrogativi sullo scontro con Trump, pur non risparmiando qualche commento con cui ha rimarcato la necessità che le banche centrali rimangano indipendenti, senza cadere alla mercé dei politici di turno.

Tassi USA fermi al 3,5%-3,75% in prima riunione Fed 2026. Powell spiega cosa può e non può succedere ora

Nell’esaminare la questione tassi USA, la prima riunione del 2026 della Fed si è conclusa come da attese.

I tassi sono stati confermati al range compreso tra il 3,5% e il 3,75%.

La spiegazione del nulla di fatto è incisa nel nuovo comunicato, con cui il FOMC, il braccio di politica monetaria della Banca centrale americana, ha comunicato la decisione di politica monetaria.

Un comunicato che, rispetto a quello precedente, è cambiato. Nel testo, infatti, non compare più il passaggio in cui il FOMC segnalava un rischio maggiore di indebolimento del mercato del lavoro rispetto a quello di un’accelerazione dell’inflazione.

A emergere sono piuttosto il maggiore ottimismo che Powell & Co. nutrono nei confronti della solidità dell’economia americana e la stabilizzazione del tasso di disoccupazione. Tutto a fronte dell’onnipresente spina, rappresentata da un tasso di inflazione che rimane elevato.

Di qui, la scelta della Fed di non muoversi, in attesa di capire l’evolversi della situazione.

D’altronde, dopo i tre tagli dei tassi dal 17 settembre allo scorso 10 dicembre - pari sempre a -25 punti base -, continuare a sostenere un’economia che sta riuscendo non solo a tenersi in piedi, ma a camminare anche a passo spedito con le proprie gambe non ha senso, secondo l’istituzione, soprattutto se i prezzi non si sono ancora allineati all’obiettivo della Fed che, così come per la BCE, è di un tasso di inflazione pari al 2%.

La Fed di Powell non può però ancora proclamare la frase ambìta “Mission Accomplished”, in quanto l’inflazione USA rimane ben superiore al target prefissato.

Powell è riuscito in ogni caso a tenere a bada oggi sia le colombe che i falchi, confermando che “nessuno” della Fed, al momento, “ha come scenario di base un rialzo dei tassi ” e avendo cura di rimarcare che la banca centrale continuerà a dipendere dai dati macro. Questo significa che, una volta che l’effetto inflazionistico dei dazi di Trump avrà raggiunto il picco e inizierà a scendere, l’ipotesi di tornare ad allentare di nuovo la politica monetaria, dunque di tornare a tagliare i tassi, non sarà di certo esclusa.

Powell ha fatto tuttavia anche un’osservazione che è stata interpretata da alcuni analisti come il segnale di una Fed che, almeno fino a quando continuerà a essere capitanata da lui - fino alla metà di maggio - non si muoverà più.

Il numero uno della banca centrale ha tenuto a precisare infatti, durante la conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi, di credere, “così come credono molti miei colleghi, che sia difficile guardare ai dati che arrivano e sostenere che in questo momento la politica sia restrittiva in modo significativo”.

Parole che hanno portato Jed Ellerbroek, gestore di Argent Capital Management ad affermare che la Fed lascerà i tassi sui fed funds invariati al 3,5%-3,75% fino alla scadenza del mandato della Presidenza di Jerome Powell:

“Esiste una certa tensione tra un’inflazione leggermente più alta di quanto desiderato e un tasso di disoccupazione in aumento: per questo la Fed si trova in una posizione sostanzialmente neutrale ed è a suo agio a rimanere ferma finché i dati non cambieranno e non la costringeranno a scegliere da che parte stare. Ora la palla passa al Presidente Trump, perché sarà lui a nominare il nuovo presidente della Fed”.

A tal proposito i mercati di tutto il mondo rimangono con il fiato sospeso, in attesa di conoscere il nome del prossimo Presidente della Fed, che sarà annunciato a breve, in vista della scadenza del mandato di Powell, in calendario il prossimo 15 maggio 2026.

I mercati temono una Fed che finirà per adeguarsi ai desiderata sui tassi del Presidente USA, strenuo sostenitore dei tagli ai tassi, dunque propensa ad allentare la politica monetaria più del dovuto, riportando così l’incubo dell’inflazione.

Questi timori sono stati tuttavia smorzati oggi dallo stesso Jerome Powell, che ha sottolineato di non ritenere che la Fed perderà la propria indipendenza.

Wall Street alla fine ha optato comunque per la cautela, anche in vista della pubblicazione delle trimestrali di grandi nomi del mondo delle Big Tech.

Il Dow Jones ha così chiuso piatto, segnando un rialzo di appena 12,19 punti (+0,02%), a 49.015,60 punti. Lo S&P 500 ha terminato la sessione inchiodato a 6.978,03 punti, con una performance pari a -0,01%, mentre il Nasdaq Composite ha timidamente sovraperformato, salendo dello 0,17%, a quota 23.857,447.

Fed Day, la diretta di Money.it. L’annuncio sui tassi e le dichiarazioni di Powell e il trend dei mercati

Money.it ha seguito gli aggiornamenti in tempo reale del Fed Day di oggi, mercoledì 28 gennaio 2026.

Si è conclusa la conferenza stampa di Jerome Powell. Bocca cucita su scontro con Trump

Si è conclusa la conferenza stampa di Jerome Powell. Il presidente della Fed ha risposto ad alcune domande sul ruolo dell’AI (intelligenza artificiale) nell’economia USA, sottolineando che lo staff degli economisti della Banca centrale americana è al lavoro per cercare di capire quale sarà il suo impatto, nello specifico sul mercato del lavoro.

Riguardo all’indagine penale avviata a suo carico dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e allo scontro con il Presidente americano Donald Trump, che continua a insultarlo, il banchiere centrale ha preferito non commentare. “ Mi dispiace, non ho nulla da dirvi ”, ha detto, aggiungendo che “questa è una conferenza stampa sull’economia”.

Detto questo, nel far riferimento al caso della governatrice Lisa Cook, che Trump vuole mettere alla porta, Powell ha sottolineato che “si tratta del caso forse più importante di tutta la storia della Fed ”.

Sulla questione tassi e sulla possibilità che la politica monetaria torni a essere allentata, il banchiere ha detto di prevedere che “ le conseguenze dei dazi sui prezzi dei beni toccheranno il picco, per poi iniziare a scendere, sempre se non ci saranno altri nuovi aumenti delle tariffe”.

Ed “è questo”, ha continuato, “ciò che ci aspettiamo di vedere nel corso di questo anno. Se così sarà, si tratterà di qualcosa che potrebbe dirci che possiamo allentare la politica (monetaria) ”.

Indipendenza Fed e banche centrali a rischio? La risposta di Jerome Powell

Interpellato sul rischio che la Federal Reserve perda la propria indipendenza a causa degli attacchi continui arrivati dall’amministrazione USA, Powell non si è esposto più di tanto, definendo l’indipendenza delle banche centrali un pilastro delle democrazie moderne, che fa da garante contro la politicizzazione della politica monetaria.

“La questione dell’indipendenza non ha a che fare con la necessità di proteggere i decisori politici o qualcosa del genere. È semplicemente il risultato di una prassi condivisa: ogni economia avanzata e democratica del mondo è arrivata a questo modello. Si tratta di un assetto istituzionale che ha funzionato bene per i cittadini, basato sulla separazione — ossia sull’assenza di un controllo diretto da parte dei rappresentanti eletti — nella definizione della politica monetaria”.

Powell ha continuato, spiegando che, “ se si perde questa indipendenza, sarà difficile riconquistarla, e noi non l’abbiamo persa. Non credo che la perderemo… ed è proprio questo che ha consentito alle banche centrali, pur senza essere perfette, di servire il pubblico in modo efficace”.

Powell, nessuno pensa ora a rialzi tassi. “Ma l’economia ha sorpreso la Fed con la sua forza”

Nessuno ha uno scenario di base che include un rialzo dei tassi ”. Così Powell, nel corso della conferenza stampa con cui sta rispondendo alle domande dei giornalisti. Il numero uno della Banca centrale USA ha indicato che i consumatori americani continuano a spendere, “sebbene le spese per consumi non siano equilibrate tra i vari livelli di reddito ”. Detto questo, il quadro “è positivo, e l’economia (USA) ci ha sorpreso con la sua forza ”.

Fed, Powell: “rischi al rialzo per inflazione e al ribasso per occupazione si sono smorzati”

Così ancora il Presidente della Federal Reserve, nel rispondere ai giornalisti in conferenza stampa:

“Riteniamo di essere ben posizionati per lasciare la guida delle nostre decisioni ai dati (macro). Gran parte dell’inflazione legata ai dazi si è già trasmessa all’economia e la maggior parte dell’eccesso di inflazione è arrivata (proprio) dai dazi”.

Powell ha aggiunto anche che “i rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per l’occupazione si sono attenuati ” e che “le aspettative di inflazione, comunicate sia dai sondaggi che dai mercati, sono scese in modo significativo ”: fattore, ha precisato il timoniere della Fed, che rappresenta “ un segnale molto rassicurante ”.

Effetto Fed sul forex, il dollaro accelera al rialzo

Treasury USA sotto pressione, dopo che la Fed di Jerome Powell ha fatto riferimento a un outlook dell’economia USA che è migliorato rispetto alle previsioni precedenti. I rendimenti dei Treasury a 10 anni puntano verso l’alto, salendo al 4,25%.

Il dollaro USA, bastonato ieri dagli smobilizzi, continua a portare avanti la sua marcia al rialzo, con il rapporto euro-dollaro che cede più dell’1%, a $1,1924. Rally della valuta USA soprattutto sul franco svizzero, con il rapporto USD-CHF che balza dell’1,3% circa, a quota CHF 0,7704.

La reazione di Wall Street all’annuncio tassi della Fed

Contrastata la performance di Wall Street dopo la decisione della Fed di lasciare i tassi USA fermi al 3,5%-3,75%. Il Dow Jones segna un calo dello 0,08%, mentre lo S&P 500, che oggi ha toccato quota 7.000 per la prima volta nella storia, cede lo 0,11%, viaggiano attorno a 6.971 punti. Il Nasdaq sale dello 0,15%.

Powell parla di inflazione e dazi. E aggiunge: “la politica monetaria non segue un percorso prestabilito”

Ancora Powell: “ L’inflazione dovrebbe convergere verso il 2%, una volta esauriti gli effetti inflazionistici dei dazi; la politica monetaria non segue un percorso prestabilito”. Il Presidente della Fed ha garantito che “continueremo a svolgere il nostro lavoro con obiettività e integrità”. Powell non ha voluto rilasciare commenti sul trend del dollaro USA.

Powell ricorda doppio mandato Fed, parla di resilienza spese consumatori e di inflazione ancora elevata

Nel rimarcare che il doppio mandato della Federal Reserve punta alla massima occupazione e alla stabilità dell’inflazione USA, il presidente della Fed Jerome Powell ha messo in evidenza la solidità dell’economia degli Stati Uniti, che ha iniziato il 2026 riportando un trend solido. “ La spesa dei consumatori ha mostrato resilienza ”, ha sottolineato il banchiere centrale, aggiungendo che “gli effetti dello shutdown del governo dovrebbero essere riassorbiti in questo trimestre”.

Altre frasi chiave di Powell:

  • L’attività nel settore immobiliare resta debole.
  • Una parte significativa dell’indebolimento del mercato del lavoro riflette la contrazione della forza lavoro, anche se la domanda di assunzioni è chiaramente rallentata.
  • L’inflazione si è ridotta in modo significativo, ma resta su livelli ancora moderatamente elevati.

Prende il via la conferenza stampa di Jerome Powell

Iniziata la conferenza stampa con cui il Presidente della Fed Jerome Powell spiegherà la decisione della Banca centrale USA di lasciare i tassi USA invariati al range compreso tra il 3,5% e il 3,75%.

Decisione tassi USA non unanime. Le due colombe che avrebbero voluto nuovo taglio di 25 pb

Come già accaduto nelle ultime riunioni, la decisione della Federal Reserve di mercoledì relativa ai tassi di interesse USA non è stata unanime. Il governatore della Fed Stephen Miran, entrato nel Board of Governors a settembre, ha votato a favore di un taglio dei tassi di 25 punti base, così come ha fatto anche il governatore Chris Waller.

Si è trattato però della prima volta, da quando è entrato nel Board, che Miran non ha votato per un taglio dei tassi di 50 punti base.

Miran è stato nominato da Trump a un seggio temporaneo del Board dopo le dimissioni di Adriana Kugler ad agosto; il suo mandato scadrà sabato.

Fed più ottimista su crescita PIL USA e tasso disoccupazione. Cosa è cambiato nel comunicato

La Fed è più ottimista sulla crescita del PIL USA. E’ quanto emerge dal comunicato con cui il suo braccio di politica monetaria FOMC ha annunciato la decisione di lasciare i tassi fermi al 3,5%-3,75%. Il testo fa riferimento a una crescita dell’economia degli Stati Uniti che va avanti a “un ritmo solido”, rispetto al “ritmo moderato scritto nel comunicato precedente. Nel comunicato si legge inoltre che il tasso di disoccupazsione ha mostrato segnali di stabilizzazione. Nel comunicato di dicembre, era presente invece la frase di un tasso di disoccupazione che era salito.

Dal comunicato del FOMC sparisce una frase clou su mercato lavoro USA

Nel comunicato con cui il FOMC ha annunciato la decisione di lasciare i tassi USA invariati al 3,5%-3,75% si legge che “gli indicatori disponibili suggeriscono che l’attività economica continua a espandersi a un ritmo sostenuto. La crescita dell’occupazione è rimasta contenuta e il tasso di disoccupazione ha mostrato alcuni segnali di stabilizzazione ”. Questo, a fronte di una “ inflazione che resta tuttavia su livelli moderatamente elevati ”.

Dal comunicato è stato eliminato il passaggio in cui il FOMC segnalava un rischio maggiore di indebolimento del mercato del lavoro rispetto a quello di un’accelerazione dell’inflazione.

La Fed lascia tassi USA fermi al 3,5%-3,75%

La Fed di Jerome Powell ha annunciato di avere lasciato i tassi sui fed funds invariati all’interno della forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%.

Il commento dell’analista, cosa succede ai tassi Fed

Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, prevede che in questa prima riunione del 2026 la Fed confermerà i tassi USA nel range compreso tra il 3,5% e il 3,75%, in linea con le attese dei mercati e del consensus degli analisti:

“Con i tassi di policy ridotti di 75 punti base negli ultimi quattro mesi, la politica monetaria si sta avvicinando al tasso di interesse neutrale, stimato intorno al 3%. Di conseguenza, la Fed ha meno urgenza di procedere con ulteriori tagli. Questo è tanto più vero alla luce del dilemma di un’economia ’a due velocità’, che implica che il tasso che non stimola né frena l’economia (quando l’inflazione è in linea con il target e l’economia è a pieno regime, ipotesi entrambe molto improbabili) è probabilmente diverso tra il segmento superiore del modello economico a forma di K (ovvero le famiglie con redditi più elevati e più anziane, per le quali il 3,75% è probabilmente accomodante) e il segmento inferiore (per le quali il 3% è probabilmente restrittivo). Infine, la linea dura adottata dall’amministrazione Trump e i suoi attacchi espliciti ai membri della Fed (la citazione in giudizio di Powell, il tentativo — probabilmente destinato a fallire — di rimuovere Lisa Cook) hanno portato a una reale escalation delle tensioni tra potere esecutivo e autorità monetarie. Di conseguenza, qualsiasi decisione — sia di mantenere i tassi invariati sia di ridurli — verrà interpretata come politicizzata (con nuove pressioni da parte di Trump nel primo caso e timori sull’indipendenza della Fed nel secondo), esercitando ulteriore pressione al rialzo sui rendimenti a lungo termine.”

Non per niente, l’esperto di Carmignac sottolinea di mantenere “ una visione negativa (e un posizionamento coerente) sui rendimenti dei titoli di Stato statunitensi , con una propensione verso un aumento della curva”.

Tornando a cosa succederà e a quanto sarà annunciato tra qualche minuto, Thozet ha osservato che “i mercati si attendono che la Fed lasci i tassi invariati mercoledì, ma si aspettano comunque una ripresa del ciclo di allentamento successivamente, attribuendo una probabilità di circa il 20% a un ulteriore taglio prima che Jerome Powell lasci il suo incarico di presidente (la sua permanenza come membro del Board of Governors resta incerta) e prezzando quasi due tagli completi entro la fine dell’anno — uno scenario che riteniamo ingiustificato in assenza di un marcato deterioramento del mercato del lavoro”.

Thouzet conclude il commento avvertendo che “i rendimenti obbligazionari a più lungo termine restano esposti al rischio derivante dalla volontà della Fed di sostenere il mercato del lavoro, nonostante l’inflazione sia sopra il target da 57 mesi consecutivi, nonché da uno scenario di crescita più robusta e inflazione più elevata. Ciò è particolarmente rilevante se si considera che, a differenza di quanto avvenuto nella maggior parte delle altre grandi economie, lo scorso anno i tassi di interesse a lungo termine negli Stati Uniti sono scesi, poiché molti investitori temevano una recessione — una dinamica che potrebbe invertirsi in un contesto di riaccelerazione dell’economia”.

Protagonista il forte rimbalzo del dollaro USA. Euro, franco svizzero e yen in calo dell’1% circa

Il mercato del forex continua ad assistere al forte rimbalzo del dollaro dopo il tonfo della vigilia.

Il risultato è che il rapporto euro-dollaro scivola di quasi lo 0,90%, a quota $1,1934 e che il cambio dollaro-yen avanza di quasi lo 0,95% a JPY 153,61.

Rally della valuta americana anche nei confronti del franco svizzero, con il rapporto USD-CHF che scatta dell’1,2% a quota CHF 0,7702. In evidenza inoltre il calo della sterlina, che arretra nei confronti del dollaro USA dello 0,43%, a quota 1,3783.

S&P 500 perde subito quota 7.000. Wall Street azzera gran parte dei guadagni

A poco meno di un’ora dal primo annuncio sui tassi della Fed, l’azionario USA ritraccia in modo significativo rispetto all’avvio della seduta, quando l’indice S&P 500 ha testato quota 7.000 per la prima volta nella storia. Ora il listino benchmark di Wall Street è in ribasso dello 0,05%, a quota 6.975,05. Il Dow Jones è inchiodato sulla parità, viaggiando nervosamente attorno a quota 49.010,18 punti, mentre il Nasdaq, che ha azzerato anch’esso gran parte dei guadagni, sale dello 0,07%, a 23.834,663 punti.

Borsa Parigi la peggiore delle borse europee con calo -1,06%

Tra le borse europee il listino azionario peggiore oggi è stato il Cac 40 della borsa di Parigi, in perdita dell’1,06%. Male anche il Dax della Borsa di Francoforte (-0,52%) e il Ftse 100 della Borsa di Londra (-0,52%). L’indice di riferimento dell’azionario europeo Stoxx 600 ha chiuso in ribasso dello 0,75%.

Ftse Mib chiude in calo dello 0,66% nel Fed Day. Le azioni migliori e peggiori. A Parigi tonfo di LVMH

Nel Fed Day, le borse europee hanno terminato la giornata di contrattazioni in rosso. In particolare, l’indice Ftse Mib di Piazza Affari ha segnato un calo dello 0,66%, scendendo a quota 45.138,73 punti.

Titoli migliori si sono confermati STMicroelectronics, TIM-Telecom Italia, Inwit e Saipem. Le azioni peggiori sono state invece Moncler, Brunello Cucinelli, UniCredit e Banca Popolare di Sondrio.

A zavorrare il listino principale di Piazza Affari sono stati dunque i titoli delle banche e del lusso. Vendite più forti nel comparto del lusso quotato alla borsa di Milano si sono abbattute sulle azioni scambiate sul FTSE MidCap, con Ferragamo scivolata del 5,75% dopo la pubblicazione dei conti e Safilo, in perdita del 3,99%.

I titoli hanno pagato l’effetto dei sell off che hanno zavorrato le azioni del colosso francese LVMH, capitolate alla borsa di Parigi del 7,89%. Sotto i riflettori l’attenti del CEO di LVMH Bernard Arnault, che ha avvertito che “il 2026 non sarà semplice”, mettendo in guardia da un contesto economico “imprevedibile” e “disordinato.

Vale la pena di ricordare che LVMH è la holding che controlla circa 75 marchi del lusso. Occhio alla divisione moda e pelletteria — che genera la maggior parte degli utili del gruppo e include brand come Louis Vuitton, Dior e Fendi — , che ha sofferto una flessione organica delle vendite del 5% nell’intero 2025, più marcata rispetto al calo dell’1% del 2024. Detto questo, tra i titoli del lusso vale la pena di monitorare soprattutto Ferragamo.

Prezzi petrolio WTI e Brent ancora in rialzo

In evidenza il trend dei prezzi del petrolio, che ieri sono saliti in modo significato, prezzando le conseguenze della tempesta di neve negli USA sull’offerta dell’oro nero e il tonfo del dollaro, sceso al valore più basso in quattro anni.

Oggi sia il contratto WTI che il Brent continuano a salire, rispettivamente a $62,90 e $68 al barile circa.

Rendimenti Treasury 10y in lieve rialzo, spread Italia-Francia torna positivo. Spread BTP-Bund a 60 pb

Occhio al mercato dei Titoli di Stato in attesa dell’annuncio sui tassi da parte della Fed di Jerome Powell. I rendimenti dei Treasury USA segnano un rialzo di 1 punto base, avanzando al 4,25%, mentre tra i bond sovrani dell’Eurozona, i rendimenti dei BTP a 10 anni viaggiano al 3,46%, in ribasso di 1 punto base. Da segnalare il ritorno in territorio positivo dello spread Italia-Francia a 10 anni. Ora i rendimenti dei BTP sono infatti più alti rispetto a quelli degli OAT francesi, oggi in flessione anch’essi di 1 pb, al 3,43%.

I rendimenti dei Bund tedeschi scendono al 2,86%. Lo spread BTP-Bund a 10 anni è capitolato oggi anche al di sotto della soglia psicologica di 60 punti base.

Fed più dovish con successore Powell? Oro e argento schizzano di nuovo al rialzo

Nel giorno della decisione sui tassi USA, l’attenzione degli investitori rimane sui prezzi dell’oro e dell’argento, entrambi grandi protagonisti sia del 2025 che del 2026, a causa dei loro rally inarrestabili.

Oggi le quotazioni dell’oro hanno toccato un nuovo record, volando anche sopra la soglia di $5.300 per la prima volta nella storia. I prezzi ora avanzano del 3,8% circa a quota 5.275 l’oncia.

Oltre alle tensioni geopolitiche è proprio la possibilità che la Fed del post Powell diventi più dovish, tagliando ulteriormente i tassi, a convincere gli investitori a continuare a scommettere sul metallo prezioso.

Ancora meglio va alle quotazioni dell’argento, che schizzano di quasi il 9% tornando sopra la soglia di $114 l’oncia. I prezzi dell’argento sono volati al record della storia nella sessione di lunedì, 26 gennaio, quando sono saliti fino a $117,69. Dall’inizio del 2026, sono già balzati di quasi +60%.

Indipendenza Fed sotto i riflettori con Trump VS Powell. Tagli tassi torneranno?

Gordon Shannon, portfolio manager, TwentyFour Asset Management (boutique di Vontobel) ha anticipato con una nota cosa accadrà oggi ai tassi USA e nel prevedere anche quando e se la Fed tornerà ad allentare la politica monetaria.

Il gestore ha fatto riferimento anche alla spina rappresentata dagli attacchi continui di Trump a Jerome Powell, che hanno scatenato già da un po’ la paura che la Banca centrale americana finisca per perdere la propria indipendenza:

“Sebbene sia già ampiamente attesa dal mercato la decisione del FOMC di mantenere invariati i tassi, l’interesse per la riunione di oggi deriva dall’insolita pressione politica esercitata sulla Fed affinché allenti la politica monetaria. Probabilmente vedremo un fronte unito, con solo Stephen Miran, fedele sostenitore di Trump, a voler un allentamento e a esprimere un dissenso verso la decisione di mantenere invariati i tassi. Considerando l’equilibrio tra i rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per l’occupazione, la Fed vorrà dimostrare che le richieste esterne non influenzano la sua governance. Controllare la narrativa sull’indipendenza dell’istituzione è essenziale per proteggere la credibilità dell’ancoraggio dell’inflazione della Fed. Anche se la conferenza stampa non sarà esplicita sulle tempistiche, è probabile che rafforzi l’idea che la Fed non abbia fretta di procedere a ulteriori tagli. A nostro avviso, il prossimo taglio arriverà nella seconda metà dell’anno”.

Nel Fed Day indice S&P tocca per la prima volta quota 7.000

Per la prima volta nella storia, l’indice S&P 500 tocca la soglia psicologica dei 7.000 punti in avvio di seduta, per poi ritracciare lievemente. L’indice benchmark della borsa USA sale dello 0,24%, a quota 6.995,21 punti. Il Nasdaq avanza dello 0,45%, a quota 23.925,136, mentre il Dow Jones mette a segno un lieve rialzo, pari a +0,13%, a 49.068,69 punti.

Borse europee negative, Ftse Mib di Piazza Affari -0,67%. Rally STM non basta, focus su MPS

Il rally dei titoli tecnologici non basta a evitare le vendite sulle borse europee. Tra i listini peggiori il Ftse Mib di Piazza Affari, frenato dagli smobilizzi che colpiscono le banche e i titoli del lusso. L’indice perde lo 0,67%, a quota 45.135,90 punti. Il rally di STMicroelectronics non è sufficiente a portare la borsa di Milano a viaggiare in territorio positivo.

Male anche l’indice Dax della borsa di Francoforte (-0,51%) e soprattutto il Cac 40 della borsa di Parigi (-1,25%). Il Ftse 100 della borsa di Londra cede mezzo punto percentuale. Il trend negativo delle borse europee si riflette sulla performance dell’indice di riferimento dell’azionario europeo, lo Stoxx 600, che arretra dello 0,65%.

A Piazza Affari attenzione alle azioni MPS-Monte dei Paschi di Siena, nel giorno in cui il CDA della banca senese tornerà a riunirsi per trovare un accordo sulle modifiche statutarie che dovranno essere votate dall’assemblea degli azionisti il prossimo 4 febbraio.

Permangono gli interrogativi sul futuro della poltrona dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio e sul destino dell’integrazione di Monte dei Paschi di Siena con Mediobanca, su cui si è espressa anche la BCE.

Forte ripresa del dollaro USA dopo dietrofront innescato da Trump

Sul mercato del forex, dopo il forte tonfo che ha portato il Dollar Index ad affondare al valore più basso dal febbraio del 2022 a seguito delle dichiarazioni del Presidente americano Donald Trump, il biglietto verde segna una ripresa nei confronti delle principali valute mondiali.

Il rapporto euro-dollaro EUR-USD scivola al di sotto della soglia di $1,20 conquistata ieri, accelerando ulteriormente al ribasso e perdendo fino a oltre -0,70%, a quota $1,1954.

Il dollaro avanza anche nei confronti dello yen, con il cambio USD-JPY che sale di mezzo percentuale, a JPY 152,90.

La ripresa della valuta americana porta inoltre il rapporto sterlina-dollaro, GBP-USD ad arretrare dello 0,55% circa, a quota $1,3769.

Evidente il rimbalzo della valuta americana nei confronti del franco svizzero, con il cambio USD-CHF che balza dell’1%, a 0,7687.

Wall Street a due velocità in attesa annuncio tassi Fed

In attesa dell’annuncio sui tassi della Fed di Jerome Powell, i futures sui principali indici azionari USA riportano una performance contrastata. In evidenza i buy sui titoli tecnologici.

I futures sull’indice S&P 500 salgono dello 0,15%. I contratti sul Nasdaq Composite avanzano invece dello 0,75%, grazie al riaccendersi della febbre AI che è stata scatenata in particolare dai conti di Texas Instruments e dai rumor su Nvidia, mentre i futures sull’indice Dow Jones si confermano deboli, con una variazione pari a -0,03%.

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