Concorsi pubblici: addio sede unica, arrivano i Pta. Ecco cosa cambia

Concorsi pubblici: presto si dirà addio alla grande sede unica per le prove con i Pta, i Poli territoriali avanzati. Vediamo cosa sono e come cambiano le selezioni.

Concorsi pubblici: addio sede unica, arrivano i Pta. Ecco cosa cambia

Concorsi pubblici: dopo la sperimentazione delle prove decentrate a causa del Covid si potrà dire addio alla sede unica per le prove, con la nascita dei Pta. I Pta sono Poli territoriali avanzati e ne saranno 150 in tutta Italia.

Cosa cambia per i concorsi pubblici, nell’ambito della piena rivoluzione che si vuole portare nella Pubblica Amministrazione, lo ha spiegato la ministra della PA Fabiana Dadone ieri in audizione alla Camera sul Recovery Fund.

La pentastellata ha anche parlato di come cambierà lo smart working a partire dal 2021 per i dipendenti pubblici.

Concorsi pubblici: 150 poli territoriali per le prove

I concorsi pubblici sono destinati a cambiare a partire dalle prove che avverranno in sedi decentrate, i Pta. Si tratta di 150 poli territoriali avanzati e decentrati appunto e come funzioneranno lo ha spiegato Dadone in audizione alla Camera.

Si tratta di strutture che verranno divise per regione e che diventeranno dunque sede dei concorsi pubblici del futuro. La ministra ha spiegato che questi poli saranno dotati della necessaria infrastruttura tecnologica e sistemi informatici per far sì che si possano svolgere i concorsi interamente in modo digitale.

La rivoluzione dei Pta non andrebbe quindi solo incontro all’esigenza dettata dal Covid di evitare spostamenti e assembramenti, ma anche alla volontà di procedere alla digitalizzazione della Pubblica amministrazione e la sua semplificazione, anche nei concorsi pubblici.

La ministra infatti ha sottolineato come l’emergenza Covid abbia fatto emergere “la necessità di decentrare le prove concorsuali nazionali, con contestuale predisposizione di sistemi digitali per l’organizzazione di tutto l’iter concorsuale”.

La riforma dei concorsi pubblici in tal senso è coerente, sottolinea Dadone, con la riforma del reclutamento. La stessa ministra ha spiegato che se i Pta verranno utilizzati per i concorsi pubblici questi poi potranno anche fungere da spazi per il lavoro agile o coworking.

Concorsi pubblici: Pta e risparmio

I Pta per i concorsi pubblici saranno fonte di risparmio per le casse dello Stato. Spiega Dadone che saranno divisi per regione, ma questo non esclude che non se ne possano creare anche di comunali.

I poli, specifica la ministra, potranno essere individuati anche mediante accordi con l’Agenzia del Demanio o anche tra i beni sequestrati alla criminalità. La loro creazione permetterebbe di evitare le spese che derivano dall’allestimento delle grandi sedi per i concorsi pubblici e di risparmiare così risorse.

I poli inoltre, quando non saranno utilizzati per i concorsi, essendo tecnologicamente allestiti, potranno funzionare da spazi per il lavoro agile e ha spiegato la ministra:

“Come hub per l’innovazione e la modernizzazione della PA, anche grazie alla collaborazione con Università e centri di ricerca, nonché con il mondo privato.Tali spazi si apriranno anche all’interazione con il cittadino come luogo per lo sviluppo delle competenze digitali e dell’innovazione. Ambienti, quindi, in cui l’amministrazione si apre al cittadino e condivide con esso gli spazi, nonché competenze e conoscenze. I Poli saranno attivati a livello territoriale.”

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