Chernobyl: le inquietanti fotografie che catturano 33 anni di abbandono

Il fotografo David McMillan ha raccolto in un libro centinaia di foto scattate nella cosiddetta zona di alienazione di Chernobyl, che circonda i 30 km attorno all’ex-centrale nucleare. Lo scenario è piuttosto inquietante

Chernobyl: le inquietanti fotografie che catturano 33 anni di abbandono

David McMillan ha visitato per la prima volta la città di Pripyat nel 1994. Quello che si aspettava era che la sua possibilità di muoversi sul territorio - distante meno di 3 chilometri da Chernobyl - fosse limitata. Ma, una volta lì, ha potuto girare libero per le vie fantasma della cosiddetta zona di alienazione di Chernobyl, ovvero l’area abbandonata 33 anni fa dopo l’incidente nucleare del 1986.

Durante il suo primo sopralluogo fotografico erano passati solo otto anni dalla terribile esplosione del reattore, che aveva costretto ad evacuare l’intera area avviando decenni di ricadute radioattive, che avrebbero interessato tutta l’Europa.

McMillan ha avuto libertà di vagare per l’intera area, arrivando a pochi metri dal reattore.
Il primo viaggio ha prodotto una serie di immagini inquietanti, che documentano edifici abbandonati, campi da gioco ricoperti di vegetazione e veicoli fermi nel bel mezzo delle strade.

L’enorme impatto visivo di quelle istantanee, unito all’attenzione accesa nel pubblico, lo hanno portato a tornare sul posto più di 20 volte nel corso degli ultimi 25 anni.

Chernobyl: 33 anni di abbandono

Ora, 200 di quelle foto sono state pubblicate nel libro “Crescita e decadimento: Pripyat e la zona di alienazione di Chernobyl” (“Growth and Decay: Pripyat and the Chernobyl Exclusion Zone”, Editore Steidl). Le immagini offrono uno sguardo sorprendente e a tratti spaventoso su una città fantasma eppure in gran parte incontaminata dal disastro, almeno nelle sue forme immediatamente visibili.

Pripyat, sita nell’attuale Ucraina, faceva parte dell’Unione Sovietica al tempo della catastrofe. Costruita nella seconda metà degli anni ’70 come città «cuscinetto» in funzione della centrale elettrica e dei suoi dipendenti, ospitava più di 30.000 persone.

McMillan, che ha studiato anche le immagini d’archivio della zona, ha evidenziato l’eleganza e l’estrema funzionalità della città, piena di scuole, ospedali, strutture per lo sport e la cultura: “una specie di paese vetrina per l’Unione Sovietica”.

Molte delle foto di McMillan - tra piscine vuote, chiese deserte e aule scolastiche impolverate - rivelano quanto improvvisamente la città sia stata evacuata, come sottolineato dallo stesso fotografo:

“Nelle scuole si aveva la sensazione che gli studenti fossero appena tornati a casa dopo le lezioni; c’erano ancora i registri degli insegnanti, i libri di testo, i pastelli colorati e i disegni degli studenti”.

Ecco quindi che gli edifici diventano una sorta di capsula temporale: sui muri increspati restano ancora appese immagini di Marx ed Engels, un busto di Lenin si erge fiero in un cortile trasandato.

Mostrano anche il rapido deteriorarsi di ambienti e oggetti, come nel caso delle immagini scattate in un asilo. La prima, datata 1994, raffigura bandiere dai colori vivaci delle ex repubbliche sovietiche, appese ad un muro scrostato. Nell’ultima fotografia, risalente allo scorso novembre, la bandiera è una sola, scolorita fino all’irriconoscibilità.

Ma il focus forse più importante tratto dalle istantanee e dal libro di McMillan è il ritorno della natura, ovvero la ricomparsa di paesaggi caratterizzati da piante in fiore e alberi cresciuti ben oltre le barriere di sicurezza, che segnano i luoghi come ormai infrequentabili per l’uomo:

“Lasciata completamente a se stessa visto il mancato intervento umano, la natura selvaggia si è ripresa da sola, con un notevole ripopolamento di animali, tra cui spicca la più ricca varietà d’uccelli d’Europa”.

Le immagini, racchiuse originariamente nel citato libro «Growth and Decay: Pripyat and the Chernobyl Exclusion Zone» (in uscita il 23 aprile per la casa editrice tedesca Steidl), sono tratte dal sito della CNN, che ha pubblicato diverse anticipazioni dell’opera di McMillan. Qui l’articolo originale.

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