Una guerra che si allarga: l’Ucraina colpisce la principale rotta petrolifera del Kazakistan

Roberto Vivaldelli

4 Dicembre 2025 - 17:00

Il Kazakistan condanna duramente l’Ucraina per il terzo attacco drone al terminal CPC nel Mar Nero, che ha bloccato l’80% delle sue esportazioni di petrolio

Una guerra che si allarga: l’Ucraina colpisce la principale rotta petrolifera del Kazakistan

C’è un fronte aperto «collaterale», nella guerra tra Federazione russa e Ucraina, che viene raccontato poco dai media: quello del Mar Nero, fondamentale porta di accesso di Mosca ai «mare caldi» (il Mediterraneo). Nei giorni scorsi, il Kazakistan ha duramente criticato l’Ucraina dopo l’attacco con droni navali di Kiev al terminal marino della Caspian Pipeline Consortium (CPC) nel Mar Nero, che ha provocato la completa sospensione delle esportazioni di petrolio attraverso quella che è la principale arteria energetica del Paese centroasiatico.

Secondo quanto riportato dal Berliner Zeitungil 2 dicembre scorso, il ministero degli Esteri kazako ha definito l’attacco «un’azione che danneggia le relazioni bilaterali tra la Repubblica del Kazakistan e l’Ucraina» e ha sottolineato che si è trattato del terzo attacco contro «un’infrastruttura esclusivamente civile, il cui funzionamento è protetto dalle norme del diritto internazionale».

Astana ha chiesto a Kiev «misure efficaci per prevenire il ripetersi di incidenti simili in futuro». La CPC trasporta circa l’80% delle esportazioni petrolifere kazake (circa 68,6 milioni di tonnellate nel 2024) e rappresenta oltre l’1% della produzione mondiale di greggio. La pipeline lunga 1.500 km collega i grandi giacimenti di Tengiz, Karachaganak e Kashagan al terminal russo di Juzhnaja Ozereevka vicino a Novorossiysk. L’attacco di sabato scorso ha gravemente danneggiato la boa di carico SPM-2 (Single Point Mooring), rendendone impossibile l’utilizzo e costringendo alla sospensione di tutte le operazioni di imbarco. Kiev ha difeso l’operazione definendola una legittima azione di autodifesa contro «l’aggressione russa su vasta scala» e ha precisato che gli obiettivi non erano diretti contro il Kazakistan né contro terzi Paesi.

Perdite economiche potenzialmente miliardarie

Gli analisti kazaki dipingono uno scenario preoccupante. Olzhas Baidildinov, esperto di oil & gas, stima che le perdite possano raggiungere almeno 1,5 miliardi di dollari se le interruzioni dovessero protrarsi, una cifra paragonabile al bilancio annuale di Astana o Almaty. Fino al 20% delle esportazioni kazake potrebbe rimanere bloccato, con il rischio che la compagnia nazionale KazMunayGas sia costretta a tagliare o sospendere i dividendi già nel 2026.

La complicata struttura proprietaria della CPC

Il problema è aggravato dalla proprietà della pipeline: sebbene il Kazakistan fornisca la quasi totalità del greggio, l’infrastruttura terminale si trova in territorio russo e la Russia detiene la quota di maggioranza del consorzio. Partecipano anche grandi compagnie occidentali (Chevron, ExxonMobil), ma questo non ha impedito in passato a Mosca di sospendere temporaneamente il funzionamento della CPC nel 2022.

Neutralità sempre più costosa

Per il politologo Daniyar Ashimbayev l’attacco rappresenta «una sfida alla coerenza della politica estera kazaka», fondata su stabilità, moderazione e “multivettorialismo”. Dosym Satpaev avverte che Astana potrebbe aver sottovalutato la determinazione ucraina nell’utilizzare droni navali contro obiettivi nel Mar Nero, e che le boe di carico offshore in acque relativamente basse restano bersagli facili.Le alternative immediata (trasporto via Caspio verso la pipeline Baku-Tbilisi-Ceyhan o verso la Cina) non sono in grado di compensare il volume perso attraverso la CPC nel breve-medio periodo per limiti tecnici e di capacità.

Conseguenze geopolitiche

L’episodio mette ulteriormente sotto pressione la tradizionale politica di equilibrio del Kazakistan tra Russia, Occidente e Cina.Il governo di Astana potrebbe essere costretto ad accelerare i piani di diversificazione delle rotte di esportazione (trans-Caspico, corridoi verso il Golfo Persico o ulteriore espansione verso est), ma nel frattempo il Paese centroasiatico si trova a pagare un prezzo diretto per un conflitto di cui non è parte. D’altra parte, nessun giornale occidentale si è preoccupato di condannare quella che è, a tutti gli effetti, un’azione che coinvolge si una struttura situata in territorio russo, ma che riguarda un Paese che nulla ha a che fare con la guerra in corso in Ucraina.