Cos’è l’autofattura elettronica e come funziona? La guida completa sui casi d’uso obbligatori, la doppia registrazione e la scelta dei codici TD da TD16 a TD29.
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L’autofattura IVA è un documento fiscale che emette il cessionario o committente invece che il fornitore. A emettere il documento, quindi, è il cliente che figura allo stesso tempo come emittente e come destinatario.
L’autofattura serve a garantire il corretto versamento delle imposte in quelle situazioni in cui il fornitore non può o non deve emettere una fattura con esposta l’IVA italiana.
La fattura è detta in questo caso autofattura.
Nel caso dell’autofattura si verifica quindi un’inversione contabile, obbligo rovesciato o reverse charge.
Vista questa sua particolarità, l’utilizzo dell’autofattura Iva può avvenire solo in alcuni casi specifici, vediamo quindi come funziona e quand’è che si può utilizzare.
Cos’è e come funziona l’autofattura
L’autofattura Iva è un documento di vendita valido ai fini fiscali che attesta un acquisto per il quale il cliente si fa carico dell’IVA al posto del venditore.
Questo documento ha due particolarità che lo rendono diverso dalle altre fatture. Nello specifico:
- normalmente chi emette la fattura è il fornitore di un bene o il prestatore di un servizio, mentre nel caso dell’autofattura pura i dati del mittente e del destinatario coincidono esattamente. Nelle autofatture per l’estero, invece, nel campo “Fornitore” devono essere inseriti i dati della ditta estera anche se il documento è inviato dal cliente italiano che lo firma digitalmente;
- nel caso dell’autofattura l’obbligo di applicazione dell’Iva e dell’emissione di fattura è a carico del destinatario, proprio perché corrisponde anche al mittente.
Essendo una situazione particolare questo tipo di fattura non può essere utilizzata sempre, ma solo in situazioni specifiche e precise.
Chi paga l’Iva con l’autofattura?
A dover pagare l’Iva quando viene emessa un’autofattura è sempre il destinatario.
In questo caso il destinatario va a liquidare l’Iva in sostituzione del cedente del bene o del prestatore del servizio offerto. A parte questo, dal punto di vista pratico un’autofattura Iva funziona esattamente come una fattura e richiede lo stesso tipo di informazioni al suo interno quando la si va a compilare.
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Quando si deve emettere l’autofattura
Viste le due particolarità dell’autofattura, questo tipo di documento si può utilizzare solo in determinati casi, ovvero:
- quando si devono fatturare degli omaggi, tranne che nei casi in cui non viene applicata l’Iva;
- in caso di autoconsumo di beni aziendali, ovvero quando avviene l’utilizzo di parte o della totalità della produzione da parte del produttore stesso, e quindi i beni vengono destinati a un uso diverso di quello dell’attività;
- come denuncia, nel caso di un mancato ricevimento della fattura o della regolarizzazione di una fattura errata entro quattro mesi dalla data di effettuazione, in questo caso il documento deve comprendere tutti gli elementi della fattura non ricevuta e va inviata per via telematica al Sistema di Interscambio (SdI);
- in caso di reverse charge, ovvero quando avvengono acquisti di beni o servizi sia che il fornitore sia extra-UE (es. USA), sia che sia comunitario / UE (es. Irlanda, come per le fatture di Google o Meta).
Esistono anche casi in cui si può emettere l’autofattura quando si effettuano particolari acquisti che rientrano nel meccanismo del reverse charge interno:
- di oro o argento industriale;
- da produttori agricoli o ittici in regime di esonero;
- di rottami, carta da macero e simili.
Gli altri casi in cui occorre emettere autofattura
L’omessa o irregolare emissione di una fattura non rappresenta, tuttavia, l’unico caso in cui occorre emettere un’autofattura.
Esistono altre fattispecie in cui è obbligatorio emettere autofattura ovvero:
- il caso in cui un’operazione viene effettuata da un non residente all’interno del territorio dello Stato. In questo caso emette regolarmente una sua fattura commerciale, ma non può inserire l’IVA italiana. In questo caso l’obbligo di autofattura scatta perché il debitore ai fini IVA diventa il cliente italiano. L’operazione, oggi, avviene tramite SDI con autofattura elettronica con codici specifici;
- tutti i casi in cui l’inversione contabile o reverse charge viene previsto dalla normativa fiscale come strumento antievasione. Il meccanismo dell’inversione contabile (es. nel settore edile, pulizie, hi-tech) si applica internamente tra soggetti italiani. Anche in questo caso si genera un’autofattura elettronica di integrazione inviata allo SDI con il codice TD16;
- l’autofattura deve essere emessa nel caso in cui il venditore sia un agricoltore con a chi ha un volume d’affari non superiore a 7.000 euro all’anno, ovvero un raccoglitore ambulante di rottami, cascami, avanzi di metallo e simili.
Come si contabilizza l’autofattura
Nell’autofattura vanno indicati gli stessi dati richiesti per la fattura tradizionale (i dati delle parti, la natura e la quantità di beni e servizi, le aliquote). Per essere valido il documento deve esporre:
l’aliquota IVA e l’imposta dovuta se l’operazione è imponibile;
il titolo di non imponibilità, esclusione o esenzione (con il relativo codice) se l’operazione non è soggetta a imposta.
L’autofattura deve essere predisposta in formato elettronico (XML) e trasmessa al Sistema di Interscambio senza bisogno di annotare che si tratta di un’autofattura. A identificare la natura del documento è il codice che si inserisce (da TD16 a TD29).
I codici da inserire nel file sono:
| Codice | Tipo documento |
|---|---|
| TD16 | per reverse charge interno |
| TD17 | per acquisto servizi dall’estero |
| TD18 | per acquisto di beni intracomunitari |
| TD19 | per acquisto di beni art. 17, comma 2 del d.p.r. n. 633/1972 (applicazione dell’imposta da parte dei cessionari o committenti stabiliti qualora l’operazione sia posta in essere da parte di un soggetto estero privo di stabile organizzazione in Italia) |
| TD20 | per l’autofattura per regolarizzazione e integrazione delle fatture |
| TD21 | per splafonamento |
| TD22 | per estrazione beni da deposito Iva |
| TD23 | per estrazione beni da deposito Iva con versamento dell’Iva |
| TD26 | per cessione di beni ammortizzabili e per passaggi interni |
| TD27 | per fattura per autoconsumo o per cessioni gratuite senza rivalsa |
Autofattura reverse charge TD16
Il codice TD16 in autofattura si riferisce ai casi di reverse charge interno.
Il reverse charge interno può venire utilizzato per le transazioni tra operatori che risiedono nel territorio italiano, in particolare in quei settori in cui è più alto il rischio di evasione fiscale.
In questi casi, il prestatore emette la fattura senza l’Iva, avvalendosi del meccanismo di reverse charge; è poi il ricevente destinatario della cessione o della prestazione, ad avere l’obbligo di generare un documento elettronico di integrazione (il file XML con codice TD16) da inviare al Sistema di Interscambio (SdI).
Non è da confondersi con il reverse charge esterno, che può essere applicato anche per le operazioni intracomunitarie. Infatti il codice TD16 in autofattura si riferisce solo ed esclusivamente al reverse charge interno.
Come emettere l’autofattura elettronica
Dal 2019 anche le autofatture rispondono alla normativa riguardante la fatturazione elettronica obbligatoria.
Questo significa che anche questi documenti devono essere generati in formato .xml e trasmessi utilizzando il Sistema di Interscambio (Sdi), messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Devono inoltre essere conservati per i dieci anni successivi all’emissione.
In ogni caso, per produrre un’autofattura bisogna utilizzare gli stessi sistemi utilizzati per le normali fatture elettroniche.
Quando si va compilare un’autofattura elettronica bisogna tenere sempre conto che, come per quelle cartacee, si tratta di un documento valido ai fini fiscali e quindi richiede l’inserimento delle stesse informazioni:
- il numero progressivo del documento, con numerazione speciale;
- la menzione di prestazioni o prodotti, in relazione ai quali viene emesso il documento con quantità e aliquota Iva.
Come si integra una fattura elettronica
Per integrare la fattura elettronica ricevuta nell’ipotesi di reverse charge interno, il ricevente può effettuare attraverso lo Sdi l’integrazione della fattura usando il tipo documento TD16, che sarà recapitato solo a sé stesso (dato che è il destinatario a essere tenuto a integrare l’Iva in fattura).
Il documento integrativo sarà utilizzato in fase di elaborazione delle bozze dei registri Iva da parte dell’Agenzia.
Dal 1° luglio 2022 l’autofattura elettronica è obbligatoria per tutti gli acquisti dall’estero, sia per fornitori comunitari (con codice TD17 per i servizi e TD18 per i beni) sia per quelli extracomunitari.
Come si integra una fattura elettronica
Quando viene utilizzato il reverse charge l’Iva è dovuta dal cliente anziché dal fornitore, ed è necessario andare a integrarla e contrassegnarla con uno dei sottocodici di N6. Infatti, le fatture in questo caso vengono emesse senza Iva dal cedente, e il committente va a integrare la fattura con l’Iva, effettuando la doppia registrazione.
Questo significa che la registrazione dovrà essere fatta sia nel registro delle fatture emesse, sia in quello degli acquisti.
Esempio di compilazione dell’autofattura
Lo scenario più comune per un’autofattura è quello di acquisto di beni all’estero. Supponiamo che un’azienda che produce candele ornamentali in Italia acquista la cera in Francia. In questo caso si tratta di un acquisto intracomunitario di beni. Il fornitore francese emette una fattura con la sua partita IVA francese indicando solo il prezzo della cera e senza applicare l’IVA francese.
Il commerciante italiano ha l’obbligo di assolvere l’IVA in Italia integrando la fattura. Vediamo di seguito, come compilare i campi nel file XML:
- Tipo Documento: si seleziona TD18 (Integrazione per acquisto di beni intracomunitari);
- Data: si inserisce la data di ricezione della fattura del fornitore francese o, al massimo, entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui si sono ricevuti i beni;
- Numero: una numerazione progressiva propria (es. 45/CE o 2026-0045), per non confonderla con le fatture che emette quando vende le candele;
- Cedente / Prestatore (Il venditore): si inseriscono i dati del fornitore francese della cera;
- Ragione Sociale: nome dell’azienda francese:
- Id Fiscale IVA: la partita Iva dell’azienda francese inserendo il prefisso del Paese (in questo caso FR)
- Indirizzo: L’indirizzo della sede in Francia;
- Cessionario / Committente (L’acquirente): il commerciante italiano inserisce i propri dati (la sua Partita IVA, il nome della sua ditta di candele e l’indirizzo italiano).
Il software, poi, chiede di collegare con la fattura originale del fornitore e bisogna inserire:
- il numero della fattura inviata dal fornitore;
- da data della fattura emessa dalla ditta francese.
Nella “Descrizione della prestazione” si deve scrivere “Integrazione IVA per acquisto cera da fornitore francese - Rif. fattura n. X del XX/XX/2026".
Supponiamo che il costo della cera sia stato di 500 euro.
- in prezzo unitario di indica l’imponibile, ovvero 500 euro;
- nell’aliquota IVA si seleziona l’aliquota italiana per la cera, ovvero 22%;
- nell’imposta il software calcolerà l’IVA in automatico (110 euro);
- nel totale documento si troverà 610 euro.
Nel codice destinatario è necessario indicare sette zeri e poi si procede all’invio del file XML.
Commenti
1Ma chi ha tempo di fare autofatture? A volte è più semplice andare dal fornitore e risolvere nel modo classico. Comunque, questo reverse charge sembra un po’ un labirinto...