Vaccino coronavirus: minaccia russa per l’Europa?

Riccardo Lozzi

22 Gennaio 2021 - 12:15

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I ritardi nella distribuzione del vaccino stanno mettendo in crisi i rapporti tra UE e Balcani. La Russia è pronta a estendere la propria influenza in Europa con le dosi dello Sputnik V.

Vaccino coronavirus: minaccia russa per l'Europa?

La distribuzione del vaccino contro il coronavirus rischia di mettere in pericolo i rapporti tra Unione Europea e l’area dei Balcani occidentali.

Infatti, nonostante l’UE si sia dotata di un programma da 70 milioni di euro per rifornire Serbia, Kosovo, Bosnia, Macedonia del Nord, Montenegro e Albania, Stati che potrebbero nei prossimi anni entrare nel blocco comunitario, le consegne stanno subendo diversi ritardi.

In questo deficit di assistenza, si starebbero creando le condizioni per una minaccia russa in Europa, oltre a nuove fibrillazioni tra gli Stati dell’ex Jugoslavia.

Vaccino coronavirus: minaccia russa per l’Europa?

Il presidente della Repubblica della Serbia, Aleksandar Vucic, si è mosso nelle ultime ore per ricevere le dosi del vaccino da Mosca, con la quale Belgrado è tradizionalmente in ottimi rapporti, ma anche dalla Cina, in modo da riuscire a ottenere le quantità necessarie per soddisfare le esigenze della propria nazione.

Il Covid-19 ha colpito duramente i 18 milioni abitanti della regione balcanica, i quali, come in tutto il mondo, sono alla ricerca di una soluzione che gli permetta di lasciarsi dietro le spalle l’incubo della crisi pandemica.

Lo scenario che si profila, vede quindi la Russia di Putin pronta a estendere la propria influenza politico-economica nei confronti di questi Stati.

Anche Viktor Orban ha avviato l’importazione dello Sputnik V, rendendo l’Ungheria la prima nazione dell’UE a procurarsi il vaccino russo.

Orban non ha aspettato i risultati attesi nelle prossime settimane dall’autorità europea EMA, ma ha fatto approvare dalla propria agenzia nazionale anche il farmaco prodotto da AstraZeneca.

Nuove tensioni tra gli Stati dei Balacani

Lo stesso è stato deciso dal primo ministro bosniaco Zoran Tegeltija, il quale, temendo i ritardi del programma europeo, si è affrettato a prendere contatti con Russia e Cina, ordinando la fornitura dei loro prodotti.

A questo punto, il grosso rischio è che i cittadini e le istituzioni della ex Jugoslavia potrebbero cambiare il loro orientamento geopolitico, sganciandosi definitivamente dall’Europa occidentale e cercando un’alleanza più strutturata con il Cremlino.

Al tempo stesso, il piano di Vucic di dotare anche le nazioni confinanti del vaccino anti-Covid, starebbe causando nuove tensioni tra popolazioni e Paesi che si sono affrontati in una dura guerra solo nel 1999.

Ad esempio in Kosovo, ancora non riconosciuto formalmente da Belgrado, si è osservata una distribuzione più diffusa nel nord dello Stato, dove si trovano la maggior parte delle persone di origine serba, nonostante lo stesso Vucic avesse dichiarato in precedenza di voler avviare un piano di aiuti senza distinzione etnica.

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