50 azioni da comprare nel 2026, secondo Goldman Sachs

Claudia Cervi

2 Dicembre 2025 - 16:24

Goldman Sachs ha individuato 50 azioni europee che potrebbero correre nel 2026 se lo scenario geopolitico cambia davvero. Ecco i titoli da guardare e perché potrebbero esplodere.

50 azioni da comprare nel 2026, secondo Goldman Sachs

Potrebbe sembrare presto per parlare del 2026, ma chi muove i capitali veri non sta aspettando gennaio. Sta già riposizionando i portafogli, perché il contesto sta cambiando e le occasioni, quelle vere, tornano a essere poche e molto selettive. È in questo clima che Goldman Sachs ha acceso un faro su uno scenario che fino a poco fa sembrava troppo lontano per essere preso sul serio: il peace trade. L’idea che un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina possa rimettere in moto il mercato azionario europeo.

Se l’accordo dovesse anche solo avvicinarsi, l’Europa sarebbe la prima a beneficiarne. Prezzi dell’energia più stabili, industria meno sotto pressione, investimenti pubblici e privati che ripartono e un mercato che, a livello di multipli, è ancora nettamente più conveniente rispetto a Wall Street. È un mix che gli investitori stanno iniziando a osservare con crescente attenzione.

Se questo scenario dovesse anche solo prendere forma, quali titoli europei potrebbero scattare per primi? Goldman Sachs ha costruito un indice dedicato proprio a questo. E da lì arriva la lista delle 50 azioni da guardare con attenzione nel 2026.

Le 50 azioni da comprare nel 2026

Goldman Sachs ha costruito un indice di aziende europee che risentono in modo diretto del conflitto e che, allo stesso modo, potrebbero beneficiare più di altre da un ritorno alla normalità. L’indice (il Solactive GS EU Ukraine Ceasefire) riflette la struttura industriale dell’Europa. Dentro ci sono i gruppi dell’acciaio e del cemento che hanno visto esplodere i costi dell’energia, le chimiche che dipendono da gas e materie prime, le banche molto esposte all’Europa centro-orientale, le compagnie aeree penalizzate da rotte chiuse e carburanti cari, e i produttori di beni di consumo che prima della guerra trovavano in Russia un mercato fondamentale.

Sono aziende con business solidi, ma con margini compressi dal costo del gas, catene di fornitura da ricostruire, investimenti posticipati, domanda frenata dall’incertezza. Per questo, se la tensione a Est dovesse davvero rientrare, sarebbero loro le prime a vedere un miglioramento immediato.

In testa ci sono ArcelorMittal, Heidelberg Materials e Basf, cioè l’acciaio, il cemento, la chimica. Subito dopo arrivano Siemens, Abb e Air Liquide, tre colossi che rappresentano l’hardware della transizione energetica e della modernizzazione industriale. E poi la parte più dinamica: compagnie aeree, ciclici dei consumi, banche molto esposte all’Europa centro-orientale e produttori di materiali fondamentali per qualsiasi piano di ricostruzione.

L’Italia, in questo quadro, occupa un ruolo sorprendentemente rilevante. Nei primi quindici titoli per peso compaiono Unicredit, Prysmian e Buzzi, tre storie molto diverse ma accomunate dalla forte interconnessione con l’economia reale europea. È il segno che la manifattura italiana resta una componente centrale della filiera continentale.

Le 50 società dell’indice Solactive GS EU Ukraine Ceasefire

  • ArcelorMittal
  • Heidelberg Materials
  • BASF
  • Siemens
  • ABB
  • Air Liquide
  • Holcim
  • Unicredit
  • CRH
  • Prysmian
  • Volvo
  • Saint-Gobain
  • IAG (British Airways, Iberia, Vueling, Aer Lingus)
  • Buzzi
  • Ryanair
  • Raiffeisen Bank
  • Erste Group
  • Heineken
  • Volkswagen
  • Stellantis
  • Renault
  • BMW
  • Adidas
  • Inditex
  • LVMH
  • Kering
  • H&M
  • Lufthansa
  • Air France-KLM
  • Aena
  • Vinci
  • ACS
  • Webuild
  • Eiffage
  • Ferrovial
  • E.ON
  • Engie
  • Enel
  • Iberdrola
  • Repsol
  • Tenaris
  • Eni
  • Anglo American
  • Bolt Metals
  • Norsk Hydro
  • Smurfit Kappa
  • Nestlé
  • Diageo
  • Danone
  • Cellnex

Cosa aspettarsi nel 2026. Gli scenari possibili

Guardando oggi l’indice, non sta ancora prezzando lo scenario di pace. Non esplode, non accelera, non manda segnali eclatanti. Ma è proprio questo il punto: il mercato europeo sembra ancora sordo ai piccoli indizi di distensione, il FTSE Mib si muove senza convinzione e l’Eurostoxx 600 continua a prezzare un’Europa sotto pressione energetica, come se nulla potesse cambiare da un momento all’altro.

E invece, se nei prossimi mesi l’ipotesi di un negoziato dovesse prendere forma, il Solactive GS EU Ukraine Ceasefire potrebbe diventare uno degli indici più sensibili dell’intero continente.

Il primo effetto sarebbe una riduzione immediata del premio per il rischio sull’Europa orientale, che ridisegnerebbe le prospettive delle banche e delle società più esposte all’area.

Il secondo riguarderebbe i settori energivori: meno incertezza sul gas significa costi industriali più prevedibili e margini che tornano a respirare.

Il terzo è quello più trasformativo, la ricostruzione dell’Ucraina, un piano che vale oltre 500 miliardi di euro e che richiede cemento, materiali, ingegneria e infrastrutture come non se ne vedevano dagli anni Novanta.

In un contesto così, un’Europa che parte già da multipli bassi potrebbe improvvisamente diventare appetibile agli occhi dei capitali globali. Il paniere di Goldman Sachs non è una scommessa cieca, ma una bussola: indica dove potrebbero muoversi i flussi nel momento in cui lo scenario inizierà davvero a cambiare. E per chi investe con un orizzonte di medio-lungo periodo, questo rappresenta un’opportunità da considerare.

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