Questi sono i Paesi più diffidenti in Europa. E l’Italia è nei primi posti in classifica

Alberto De Pasquale

23/11/2025

Siamo tra le popolazioni europee più diffidenti nei confronti del prossimo: la disillusione parte dall’instabilità politica ed economica.

Questi sono i Paesi più diffidenti in Europa. E l’Italia è nei primi posti in classifica

Gli italiani? Diffidenti e poco disposti a credere nelle buone intenzioni degli altri: siamo tra le popolazioni europee con i più bassi livelli di fiducia nella collettività. Come è facile intuire non è buona notizia, perché una cittadinanza disunita è quasi sempre il sintomo di un problema istituzionale.

Soltanto poco più dell’8% degli italiani, pari ad appena quindi 4,7 milioni di persone su 58,9 milioni in totale, dice di nutrire un’alta fiducia nei confronti degli altri.

Che siano inguaribili ottimisti o persone sinceramente capaci di affidarsi a occhi chiusi alle buone intenzioni del prossimo non fa molta differenza: la quota è decisamente bassa considerando quello che emerge nel resto d’Europa, dove la popolazione risulta generalmente più coesa.

Cosa dicono i dati

Le indicazioni arrivano da una pubblicazione dell’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), l’ente pubblico di ricerca che analizza politiche del lavoro, dell’istruzione e della formazione, economiche e sociali. È parte del consorzio europeo ERIC, che conduce l’European Social Survey, un’indagine comparativa europea che dal 2001 raccoglie interessanti informazioni in oltre trenta paesi attraverso interviste faccia a faccia. Come anticipato, al capitolo fiducia negli altri l’Italia si distingue particolarmente in negativo.

Quando si chiede alla popolazione di riferimento se è possibile avere fiducia nella maggior parte delle persone, o se sia meglio essere diffidenti, a livello medio europeo il 56% degli uomini e il 58% delle donne dichiara di fidarsi poco o per nulla degli altri, mentre a nutrire un’alta fiducia nella collettività è circa il 14% per entrambi i sessi. Nel caso dell’Italia, la fiducia è minima invece tra oltre il 64% degli uomini e tra il 63% delle donne mentre, come anticipato, un alto livello di fiducia emerge tra appena l’8% della popolazione italiana nel complesso.

Siamo lontanissimi da Finlandia, dove a nutrire una convinta fiducia è oltre il 43% della popolazione totale, Norvegia, dove si supera il 35% del campione o Islanda, sopra il 33%. Ma siamo anche più diffidenti rispetto alla Germania (11% di uomini e 14% di donne altamente fiduciosi negli altri) e alla Spagna (14% e 15%). Il confronto con la Francia, invece, dà un esito diverso. I francesi sono ancora più diffidenti degli italiani: il 67% degli uomini e il 73% delle donne nutre poca o nessuna fiducia negli altri, mentre un alto livello di fiducia emerge solo tra il 6% e il 7% dei transalpini.

Perché ci fidiamo così poco?

Come sottolineato anche nel rapporto Inapp, la fiducia si costruisce “dall’alto verso il basso". Tendenzialmente, sono infatti i Paesi con istituzioni percepite come stabili, governance inclusive e culture egualitarie a distinguersi per i più alti livelli di fiducia diffusi tra la cittadinanza. Al contrario, Paesi con fragilità istituzionali, dibattito politico aspro e difficoltà economiche hanno generalmente una popolazione più diffidente. Non è casuale il fatto che la bassa fiducia sia riscontrata, oltre che in Italia e in Francia, anche tra uomini e donne di Cipro, Croazia, Grecia, Polonia, Portogallo, Serbia, Slovacchia e Ungheria. Il mix di crisi economiche di lunga durata, instabilità politica e istituzioni percepite come poco solide o affidabili possono seriamente erodere anche la fiducia interpersonale, rafforzando quindi la percezione che è preferibile essere diffidenti.

La maggiore o minore fiducia è anche una questione di istruzione, condizione socioculturale e anagrafica. Nel caso dell’Italia, ai livelli di istruzione più bassi generalmente si associa una fiducia minore, mentre all’aumentare del livello di formazione cresce anche la fiducia. Nella classe d’età 15-29 anni, l’alta fiducia è avvertita tra il 13% degli uomini e il 9% delle donne, mentre andando avanti decresce. La bassa fiducia è diffusa soprattutto nella fascia d’età attiva, cioè tra i 30 e i 59 anni: il suggerimento è che le varie esperienze che si fanno in questa stagione, dal lavoro alla partecipazione alla vita pubblica, possono generare una sfiducia diffusa destinata poi a consolidarsi.