Università, caos test d’ingresso: in 85mila per 25mila posti

85mila studenti provano l’accesso per le professioni sanitarie intanto è di nuovo polemica su i test d’ingresso. Cosa farà il Ministro Giannini per il numero chiuso?

«Diritto allo studio negato. Test d’ingresso furto legalizzato»

Su queste note si è aperta oggi, a Palermo, la prima sessione di test d’ingresso per le facoltà a numero chiuso del Polididattico a viale delle Scienze. A protestare però non sono solo gli studenti universitari (o potenziali tali) del capoluogo siciliano, si riaccende, infatti, come ogni anno (visto che la questione è ancora insoluta) l’eterna diatriba su le prove di sbarramento obbligatorie per accedere ad alcuni corsi universitari (più di 1 su 2 sono a numero programmato), mentre circa 85mila studenti si contendono i 25.540 posti disponibili nell’ambito delle professioni sanitarie nelle 38 università italiane.

Le associazioni studentesche sono insorte non solo a suon di striscioni e proteste in loco ma anche sul web, con la «Rete della conoscenza» e il «Link coordinamento universitario», dove si sostiene che il test

«preclude, con prove arbitrarie e dannose, estese a molto più della metà dei corsi di laurea, la scelta del proprio percorso universitario a migliaia di studenti e studentesse»

La polemica non riguarderebbe solo la «bufala del merito» ma anche i costi che lo studente sostiene per poter partecipare al test: circa 50 euro, da moltiplicare per ogni graduatoria in cui si vuole essere iscritti, anche se la prova è sempre la stessa.

Così mentre il Ministro Giannini annuncia che dal 2015 il test d’ingresso a Medicina sarà probabilmente abolito e la selezione resa simile al modello francese, le aspiranti matricole di Fisioterapia, Logopedia, Scienze Infermieristiche & co. si confrontano su un questionario a risposte multiple (60 domande in 100 minuti) che vedrà vittorioso, in media tra le 22 professioni, solo 1 studente su 3,3 (numeri comunque più ottimistici del 2013 quando c’era 1 posto ogni 3,9 richieste).
Fisioterapia il ramo più richiesto: passerà solo 1 studente su 12, seguono Logopedia (9 aspiranti per posto), Dietista e Ostetricia (ne passa solo 1 su 7), mentre è La Sapienza l’ateneo dove si accede più facilmente, 1 su 2 sarà dentro, e le università di Catania e Cagliari quelle più «ostiche», degli iscritti al test raggiunge l’obiettivo solo 1 su 9.

Il Ministro Giannini sembra comunque non stia pensando solo agli aspiranti medici, dopo il confronto con la Conferenza dei Rettori delle università italiane, si vocifera che una possibilità adottabile sia quella di creare un test unico per Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Professioni sanitarie, Farmacia, Biotecnologie e Biologia che permetterebbe l’accesso ad uno studente su due ad un anno di lezioni su materie comuni a tutte le facoltà in questione. Al termine del periodo (sei mesi o un anno), poi, avverebbe la selezione vera e propria, consentendo il passaggio al secondo anno (della facoltà prescelta all’iscrizione) solo ai più meritevoli. I restanti dovranno confluire nelle altre facoltà del gruppo.
E’ evidente che questo sistema favorirebbe una selezione più aderente alle materie di studio (piuttosto che sulla «cultura generale» richiesta nei test), consentendo una valutazione più «a lungo termine» rispetto alle 2 ore (o simili) impiegate per un questionario.
Ovviamente questa ipotesi è osteggiata dai rettori: l’università attualmente non sarebbe in grado di garantire un servizio per 100mila aspiranti dottori, biologi, dentisti, veterinari e farmacisti e sinceramente non stentiamo a crederci.

Mentre si parla di «buona scuola», un pensiero (bello grosso) va anche all’università: è necessario istituire un tavolo tecnico che promuova la qualità della selezione piuttosto che l’interesse dei vari rettori nei differenti atenei e ponga al centro la formazione degli studenti, come ha affermato il Presidente del Consiglio Universitario Nazionale, Andrea Lenzi:

«E’ tempo di rivedere le modalità d’ingresso, ma compatibilmente con le esigenze delle università e guardando sempre alla qualità della formazione.»

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