Come fare ricorso per l’esame d’avvocato, quanto costa e termini

Giorgia Dumitrascu

10 Marzo 2026 - 13:38

Il ricorso per bocciatura all’esame di avvocato si presenta al TAR entro 60 giorni, ha costi che possono superare i 2.000 euro e conviene solo in presenza di vizi formali

Come fare ricorso per l’esame d’avvocato, quanto costa e termini

Se sei stato bocciato all’esame di avvocato puoi fare ricorso al TAR entro 60 giorni. Ma non sempre conviene, i costi possono superare i 2.000 euro e l’esito non è scontato, con il rischio di una condanna alle spese in caso di rigetto. Ecco la procedura completa, tempi, spese e casi in cui vale la pena agire.

Quando è possibile fare ricorso per l’esame di avvocato?

Il ricorso per la bocciatura all’esame di avvocato è possibile sia dopo l’esito negativo della prova scritta sia dopo la bocciatura all’orale. L’impugnazione si propone davanti al TAR competente, ai sensi dell’art. 29 del Codice del processo amministrativo (d.lgs. 104/2010), contro un atto amministrativo che si ritiene illegittimo. L’esame di Stato per l’abilitazione forense è infatti un procedimento amministrativo e le sue determinazioni sono sindacabili solo entro limiti precisi.

Bocciatura allo scritto

Il ricorso contro la bocciatura allo scritto dell’esame di avvocato è ammissibile quando emergono vizi che incidono sulla legittimità della valutazione:

  • difetto di motivazione;
  • errore materiale nel punteggio;
  • violazione dei criteri di valutazione;
  • disparità di trattamento rispetto ad altri candidati.

La giurisprudenza amministrativa è costante nel ritenere che il sindacato del TAR sia limitato alla legittimità dell’atto e non al merito tecnico della valutazione (Cons. Stato, Ad. Plen. n. 7/2017). In altre parole, il giudice può verificare se la commissione abbia applicato correttamente i criteri ministeriali, ma non può “ricorreggere” il parere legale o l’atto giudiziario.

Bocciatura all’orale

Anche il ricorso contro la bocciatura all’esame orale di avvocato è possibile, ma presenta maggiori difficoltà probatorie. L’orale si fonda su una valutazione discrezionale tecnica, spesso sintetica. In assenza di verbali dettagliati o gravi incongruenze, dimostrare un vizio di legittimità è più complesso rispetto allo scritto. Diventa rilevante, ad esempio:

  • una motivazione meramente numerica priva di riferimenti minimi;
  • l’assenza di verbalizzazione delle domande;
  • l’errata attribuzione del punteggio complessivo.

Il principio generale resta lo stesso: il giudice non entra nel merito delle risposte fornite dal candidato, ma verifica la correttezza del procedimento.

Come fare ricorso al TAR per l’esame di avvocato: procedura passo passo

Il ricorso al TAR per l’esame di avvocato segue le regole ordinarie del processo amministrativo.

1. Accesso agli atti
Prima di impugnare la bocciatura è necessario acquisire tutta la documentazione. L’accesso agli atti si esercita ai sensi degli artt. 22 e ss. della legge 241/1990 e consente di ottenere: elaborati corretti, verbali della commissione e schede di valutazione.

2. Analisi tecnica dei verbali e delle schede
Una volta acquisiti gli atti, occorre valutare se vi siano profili di illegittimità: difetto di motivazione, errore materiale nel punteggio, violazione dei criteri ministeriali o disparità di trattamento.

3. Redazione del ricorso e deposito
Il ricorso giurisdizionale deve contenere: indicazione dell’atto impugnato, esposizione dei fatti, motivi di diritto, richiesta di annullamento. La sottoscrizione deve avvenire tramite difensore munito di procura speciale. Infatti, ai sensi dell’art. 22 c.p.a., davanti al TAR è obbligatoria l’assistenza di un avvocato. Non è possibile proporre autonomamente il ricorso, né esiste una modalità “gratuita” alternativa alla difesa tecnica. Il ricorso va notificato all’amministrazione resistente (Ministero della Giustizia) e depositato telematicamente presso il TAR territorialmente competente, tramite il Processo Amministrativo Telematico (PAT), disciplinato dal d.P.C.M. 40/2016.

4. Istanza cautelare (in caso di urgenza)
Se vi è un pregiudizio grave e irreparabile, ad esempio la perdita della possibilità di sostenere l’orale, è possibile chiedere una misura cautelare ex art. 55 c.p.a. In questo caso il TAR può: sospendere gli effetti della bocciatura o ammettere con riserva alla prova successiva.

Quali sono i termini per il ricorso contro la bocciatura?

Il termine ordinario per proporre ricorso al TAR è fissato dall’art. 29 del d.lgs. 104/2010: 60 giorni dalla piena conoscenza dell’atto lesivo. Nel caso dell’esame di avvocato, il termine decorre, di regola, dalla pubblicazione ufficiale degli esiti o dalla comunicazione individuale del risultato. La scadenza dei termini comporta la decadenza dal diritto di impugnazione. In concreto, il provvedimento diventa definitivo e non è più possibile contestare la bocciatura.

Il termine per il ricorso straordinario

In alternativa al TAR è possibile proporre ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, disciplinato dagli artt. 8 e ss. del d.P.R. 1199/1971. Il termine è 120 giorni dalla piena conoscenza del provvedimento. Si tratta di uno strumento amministrativo, non giurisdizionale in senso stretto, ma avente natura sostanzialmente para-giurisdizionale. La decisione è resa con decreto del Presidente della Repubblica, previo parere del Consiglio di Stato.
I due strumenti sono alternativi, una volta scelto uno, non è possibile attivare l’altro per lo stesso atto. La differenza più rilevante riguarda la tutela cautelare: solo il TAR può sospendere in via d’urgenza gli effetti della bocciatura, ai sensi dell’art. 55 c.p.a. Il ricorso straordinario, invece, non consente misure cautelari immediate.

Conclusione del giudizio

Un ricorso al TAR può durare tra 8 mesi e 2 anni. La fase cautelare viene decisa in poche settimane, ma la sentenza di merito richiede tempi più lunghi. Il giudizio può concludersi con:

  • accoglimento del ricorso;
  • rigetto;
  • dichiarazione di improcedibilità.

La sentenza è appellabile al Consiglio di Stato entro 30 giorni dalla notificazione o 6 mesi dalla pubblicazione (art. 92 c.p.a.).

Quanto costa fare ricorso per l’esame di avvocato?

La risposta richiede una distinzione tra costi obbligatori di giustizia e compensi professionali. Il ricorso al TAR contro la bocciatura all’esame di Stato è soggetto al pagamento del contributo unificato, previsto dal d.P.R. 115/2002 (Testo unico sulle spese di giustizia).
Il contributo unificato è generalmente pari a €650 (art. 13, comma 6-bis, d.P.R. 115/2002). A questo si aggiungono: marca da bollo per diritti forfettari, eventuali diritti di copia e spese di notifica. Si tratta di costi fissi, dovuti indipendentemente dall’esito del giudizio.

Compenso dell’avvocato
Non esiste una tariffa unica ma il compenso viene concordato tra cliente e difensore. Il compenso medio può oscillare tra: €1.200 e €2.500, a seconda della complessità del caso. In casi particolari può essere richiesta una consulenza tecnica specialistica aggiuntiva, con ulteriore incidenza economica.

Spese di giudizio
In caso di rigetto il ricorrente può essere condannato alle spese di giudizio. La condanna alle spese è prevista dall’art. 26 del Codice del processo amministrativo e comporta il pagamento delle spese legali dell’amministrazione resistente, oltre a quelle già sostenute. Per un ricorso al TAR contro la bocciatura all’esame di avvocato, la condanna alle spese può realisticamente oscillare tra: €1.000 e €2.500 oltre accessori di legge (IVA 22% + CPA 4%).

Quando conviene davvero fare ricorso (e quando no)?

Il punto non è se il ricorso sia possibile, ma se abbia probabilità concrete di successo. Non esistono statistiche ufficiali pubblicate dal Ministero, ma nella prassi i ricorsi vengono accolti solo quando il vizio è evidente e documentato. L’accoglimento pieno nel merito è meno frequente rispetto ai provvedimenti cautelari.

“Se il vizio non emerge già leggendo i verbali, difficilmente emergerà in giudizio”.

Quando il vizio non è chiaro, il margine di discrezionalità della commissione rende l’esito del giudizio incerto. Il TAR non rivede il compito. Verifica solo la legittimità dell’operato della commissione. Pertanto, in conclusione conviene fare ricorso quando:

  • la motivazione è assente o meramente numerica;
  • vi è un errore evidente nel punteggio;
  • i verbali presentano incongruenze;
  • esistono precedenti giurisprudenziali su casi analoghi;
  • la bocciatura dipende da uno scarto minimo.

In queste ipotesi il vizio è documentabile e il ricorso ha una base tecnica reale. Non conviene quando: la valutazione è ampiamente insufficiente, non emergono irregolarità procedimentali e il costo del giudizio supera il beneficio atteso.

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