Vediamo quali sono i limiti aggiornati al 2026 per il pignoramento del conto corrente e quanti soldi può prendere lo Stato.
Il pignoramento è uno strumento indispensabile per chi deve riscuotere dei crediti e così far valere i propri diritti, ma per le stesse ragioni è assai temuto dai debitori. Chi ha debiti non pagati rischia il diretto prelievo delle somme dal conto corrente, non senza preavviso ma comunque con un certo disagio. È chiaro, comunque, che i debitori non possono essere privati anche del minimo necessario a vivere.
Per questo motivo il pignoramento del conto corrente è sottoposto a limiti ben precisi. Le regole di base sono sempre le stesse, ma ogni anno cambia l’importo specifico dei limiti in quanto dipendenti dall’assegno sociale, per l’appunto soggetto a rivalutazione annuale. Vediamo quindi qual è il limite aggiornato al pignoramento del conto corrente nel 2026.
Limite aggiornato 2026 al pignoramento del conto corrente
Come anticipato, il limite al pignoramento del conto corrente dipende dall’importo dell’assegno sociale ed è proprio per questa ragione che ogni anno cambia la cifra. Nel dettaglio, per il 2026 l’importo dell’assegno sociale è salito a 546,24 euro. È quindi questo il valore della prestazione assistenziale erogata dall’Inps ai soggetti over67 che versano in condizioni di forte disagio economico, è l’ex pensione sociale. La cifra dell’assegno sociale corrisponde in qualche modo allo stretto indispensabile per vivere e perciò viene utilizzata come parametro nei limiti al pignoramento.
Questi ultimi, tuttavia, cambiano a seconda delle circostanze specifiche. Cominciamo dall’ipotesi più temuta: il pignoramento dei soldi già presenti sul conto. A tal proposito, per i soli lavoratori dipendenti e per i pensionati la legge permette di pignorare le giacenze sul conto corrente soltanto nella parte eccedente il triplo dell’assegno sociale. In altre parole, per il 2026 i creditori possono pignorare soltanto la parte eccedente i 1.638,72 euro, se presente. La stessa regola si applica a tutti i debitori, sia per debiti verso creditori privati che verso l’Agenzia delle entrate.
Per lavoratori autonomi e altri soggetti, invece, non c’è alcun limite al pignoramento, a meno che sia previsto dalla percezione di aiuti o sussidi. Esistono infatti crediti impignorabili.
Limite al pignoramento di stipendi e pensioni
Bisogna distinguere la giacenza sul conto corrente da stipendio e pensione che possono essere aggrediti direttamente. Anche in questo caso ci sono dei limiti per preservare la sussistenza del debitore, ma con regole differenti rispetto alla giacenza. Per i creditori privati, vale il limite massimo di un quinto dello stipendio netto, senza possibilità di iscrivere più pignoramenti contemporaneamente, a meno che appartengano a classi diverse (tra crediti alimentari, fiscali e altri crediti) e sempre nel limite dei due quinti.
Le pensioni sono invece maggiormente tutelate, poiché la regola del quinto si applica sull’eccedenza rispetto al doppio dell’assegno sociale. Il limite al pignoramento dei pensionati per il 2026 è quindi un quinto della differenza tra la pensione totale e 1.092,48 euro. Anche in questo caso, inoltre, è possibile arrivare a un doppio pignoramento nel limite massimo di due quinti (da calcolare sull’eccedenza) per crediti di classi diverse.
Quanti soldi può prendere davvero lo Stato?
Se le regole sul pignoramento dei soldi sul conto corrente sono sempre le stesse, per pensioni e stipendi il Fisco è soggetto a limiti specifici. In particolare, l’Agenzia delle entrate Riscossione può pignorare al massimo:
- un decimo su stipendi o pensioni di importo pari o inferiore a 2.500 euro al mese;
- un settimo su stipendi o pensioni di importo pari o inferiore a 5.000 euro ma superiori a 2.500;
- un quinto su stipendi o pensioni che superano i 5.000 euro al mese.
Per tutelare maggiormente i mezzi di sussistenza dei debitori, inoltre, la legge vieta di pignorare l’ultimo stipendio o l’ultima pensione accreditata a seguito della notifica di pignoramento. Si vuole così evitare che i debitori siano improvvisamente privati della mensilità, spesso fondamentale per far fronte a spese importanti per i bisogni propri e del nucleo familiare.
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