Pensioni, se non superi questo importo l’Inps te la paga tutta insieme

Simone Micocci

10 Marzo 2026 - 10:18

Pensione pagata non ogni mese ma in una o due soluzioni: ecco quando l’Inps accredita semestralmente o in un’unica rata e chi rischia con pochi contributi.

Pensioni, se non superi questo importo l’Inps te la paga tutta insieme

Siamo abituati a pensare alla pensione come a un pagamento mensile, con il primo giorno del mese - o nei giorni immediatamente successivi nel caso cada di domenica o in un giorno festivo - in cui l’Inps dispone i pagamenti su conto corrente postale o bancario.

Ma non è sempre così: devi sapere, infatti, che se non si supera un certo importo minimo di pensione l’Inps la paga tutta insieme, in un’unica soluzione. In alcuni casi, con una pensione leggermente più alta, il pagamento può invece essere semestrale.

Si tratta di una situazione che riguarda pochi pensionati, ma la platea di coloro che ricevono la pensione in una o due soluzioni annue rischia di allargarsi con il passare degli anni. Pensiamo, infatti, ai cosiddetti contributivi puri - ossia a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 - che smettono di lavorare con pochissimi anni di contributi: ricordiamo, infatti, che per loro esiste la possibilità di andare in pensione con soli 5 anni di lavoro (contribuzione effettiva), aspettando però il compimento dei 71 anni di età. Si tratta di una misura che riconosce il diritto alla pensione anche a chi ha maturato pochissimi anni di contributi, scongiurando così il rischio di perderli.

Ma con appena 5 anni di contributi - ed è presumibile che gli stipendi non siano particolarmente elevati - la pensione restituita dall’Inps rischia di essere molto bassa, al punto da non raggiungere la soglia minima prevista per il pagamento mensile.

Quando la pensione non viene pagata ogni mese

Come anticipato, esistono tre modalità di pagamento della pensione: mensile, semestrale e annuale.

La prima è quella più comune, poiché riguarda la grande maggioranza dei pensionati: è sufficiente, infatti, avere una pensione superiore a 90,01 euro per ricevere il pagamento ogni mese.

Diverso è il caso di chi ha versato un numero “simbolico” di contributi e si ritrova quindi con una pensione molto bassa. È il caso, ad esempio, di chi va in pensione a 71 anni con soli 5 anni di contributi, per i quali ricordiamo che non spetta neppure l’integrazione al trattamento minimo.

Per queste situazioni il pagamento può essere semestrale quando l’importo è compreso tra 10,01 e 90 euro mensili. In questo caso la pensione arriva a gennaio, con il pagamento dei primi sei ratei annuali, per un importo complessivo che va da 60 a 540 euro. La seconda tranche è invece prevista per luglio, con le successive sei mensilità, a cui si aggiunge ovviamente la tredicesima.

Nel caso di chi non supera neppure i 10 euro mensili, quindi per pensioni inferiori a 120 euro l’anno, il pagamento avviene invece in un’unica soluzione a gennaio.

Con il pagamento in una o due soluzioni, quindi, l’accredito viene di fatto anticipato: l’Inps procede infatti alla liquidazione di tutti i ratei previsti nel corso dell’anno corrente, compresi quelli non ancora maturati.

Chi rischia di ritrovarsi con una pensione pagata in una o due soluzioni

Sotto i 1.170 euro lordi l’anno - pari a circa 90 euro al mese - si rischia di avere una pensione pagata non ogni mese ma in una o due soluzioni. Ma quando si arriva a un importo così basso?

Per capirlo bisogna guardare a come funziona il sistema contributivo e fare qualche semplice calcolo partendo dal coefficiente di trasformazione.

Sappiamo, ad esempio, che a 71 anni il coefficiente di trasformazione è pari al 6,510%. Questo significa che per ottenere una pensione annua pari a 1.170 euro è necessario aver maturato un montante contributivo pari a circa 17.973 euro. Il calcolo è semplice: basta dividere 1.170 per 6,510%.

A questo punto bisogna fare un ulteriore passaggio. Nel sistema previdenziale italiano i contributi versati ogni anno corrispondono al 33% dello stipendio lordo (nel caso dei lavoratori dipendenti).

Se una persona ha lavorato solo 5 anni, per arrivare a un montante di circa 17.973 euro deve aver versato mediamente 3.595 euro di contributi l’anno. Considerando che questi rappresentano il 33% della retribuzione, significa che lo stipendio annuo lordo deve essere stato almeno pari a circa 10.900 euro.

Questo vuol dire che con stipendi medi inferiori a questa cifra - e con soli 5 anni di contributi - la pensione rischia di essere inferiore a 1.170 euro l’anno, con il risultato che il pagamento non avverrebbe mensilmente ma in una o due soluzioni.

La situazione cambia se gli anni di contributi aumentano. Ad esempio, con 10 anni di contributi, per raggiungere lo stesso montante di circa 17.973 euro servono 1.797 euro di contributi annui, che corrispondono a una retribuzione lorda di circa 5.445 euro l’anno.

Questo semplice esempio dimostra come il rischio di avere una pensione pagata in una o due soluzioni riguardi soprattutto chi arriva alla pensione con pochissimi anni di contributi e con retribuzioni molto basse, una situazione che potrebbe diventare più frequente tra i cosiddetti contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996.

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