Trump e Gerusalemme, perché ora potrebbe scoppiare una guerra in Medio Oriente?

Donald Trump riconoscerà Gerusalemme come capitale di Israele e sposterà l’ambasciata Usa: perché il mondo arabo è in subbuglio e potrebbe scoppiare una guerra?

Trump e Gerusalemme, perché ora potrebbe scoppiare una guerra in Medio Oriente?

Donald Trump è pronto a riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e spostare nella città l’ambasciata degli Stati Uniti dall’attuale sede di Tel Aviv. Dopo l’approvazione della riforma fiscale e l’addio al trattato Onu sui migranti, il tycoon prosegue così nell’andare avanti nel suo programma di governo nella speranza anche di nascondere le difficoltà derivanti dal Russiagate.

La decisione di Trump in merito a Gerusalemme però come un domino ha provocato l’ira, oltre che della Palestina, di tutto il mondo arabo con Turchia e Iran in testa. Perché lo scoppio di una nuova guerra in Medio Oriente ora è tremendamente più probabile?

Trump riconosce Gerusalemme

Gerusalemme non è una città come tutte le altre, essendo sacra per le tre principali religioni monoteiste: è il simbolo storico della patria ebraica e dove vi è eretto il Tempio, per i cristiani è il luogo dove Gesù Cristo sarebbe morto per poi risorgere e infine, per i musulmani, è sacra in quanto anche Maometto vi sarebbe giunto per poi ascendere al cielo pur rimanendo vivo.

Queste rivendicazioni religiose hanno portato Gerusalemme a essere lo scenario di diverse guerre in passato tra palestinesi e israeliani. Al termine della Seconda Guerra Mondiale quando fu creato lo Stato di Israele, a Gerusalemme venne assegnato uno status speciale e il suo controllo affidato alla comunità internazionale.

Nel 1948 però scoppiò subito una guerra al termine della quale Israele prese possesso della parte occidentale di Gerusalemme annettendola al suo territorio. Nel 1967 dopo un nuovo conflitto gli israeliani sottrassero al controllo arabo anche la parte Est della città, portandola così sotto la proprio giurisdizione e violando il diritto internazionale.

Nel 1980 gli israeliani dichiararono Gerusalemme come come “intera e unita capitale di Israele”. In risposta l’Onu, quindi anche gli Stati Uniti, dichiarò quella legge nulla e da allora la parte Est della città viene considerato “territorio occupato”.

Tra tutti i paesi al mondo quindi nessuno riconosce una delle zone di Gerusalemme come capitale di Israele tranne la Russia, che proprio nella primavera del 2017 ha riconosciuto la parte Ovest della città come capitale israeliana.

Tutte le ambasciate dei vari paesi per questo motivo hanno sede a Tel Aviv. Nel 1995 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge che riconosce Gerusalemme come capitale di Israele, con tanto di trasferimento dell’ambasciata.

Visto però che gli storici accordi di Oslo del 1993 prevedevano che il destino di Gerusalemme fosse deciso dai negoziati di pace, tutti i Presidenti degli Stati Uniti finora hanno firmato ogni sei mesi una proroga che andava a rimandare l’attuazione di questa legge.

La scadenza della proroga è ormai vicina e Donald Trump, dopo averne firmata già una anche se in campagna elettorale aveva promesso il contrario, adesso ha deciso di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele.

In teoria Trump ha firmato una nuova proroga, specificando però l’intenzione di spostare l’ambasciata e facendo intuire quindi che sarà l’ultima. Una decisione che ha aumentato l’apprensione internazionale.

Il mondo arabo infatti è già in subbuglio e sul piede di guerra. Le ultime notizie parlano già di feriti a Gaza ma anche in altre grandi città della Cisgiordania come Ramallah, Hebron e Betlemme.

Pericolo di una guerra

Questa decisione di Donald Trump è riuscita a far arrabbiare proprio tutti: dall’Europa fino alla Russia passando ovviamente per il mondo arabo. I palestinesi hanno già proclamato in merito “tre giorni di collera”.

Il presidente turco Erdogan ha dichiarato che gli Stati Uniti starebbero per oltrepassare una linea rossa, minacciando anche di rompere ogni relazione diplomatica con Israele. Oltre all’ira del mondo arabo ci sono però anche delicati rapporti di forza geopolitici.

Riconoscere Gerusalemme come capitale, oltre a essere uno schiaffo per la Palestina, servirebbe agli Stati Uniti per rafforzare la posizione di Israele, che da tempo è molto vicina all’Arabia Saudita che è una storica alleata degli Usa in Medio Oriente.

Questo asse saudita-israeliano servirebbe soprattutto per arginare la crescita di influenza dell’Iran, paese verso il quale di recente Trump ha speso parole di fuoco e che a sua volta è in strettissimi rapporti con la Russia.

In mezzo poi c’è sempre la situazione della Siria: dopo la caduta di Mosul e Raqqa ormai lo Stato Islamico è quasi del tutto sconfitto, ma quello che sarà il dopo-Isis è un punto interrogativo tutto da chiarire.

Un caos in Palestina quindi potrebbe contagiare tutto il Medio Oriente. In Siria infatti i ribelli, appoggiati da Usa e Arabia Saudita, al momento sono in tregua con il regime di Assad, fiancheggiato da Russia e Iran, con l’obiettivo di sconfiggere il nemico comune Isis.

Quando finirà la guerra contro i jihadisti tornerà in auge il problema del destino della Siria e dei ricchi territori che fino a poco tempo fa erano controllati dal califfato. La miccia della Palestina quindi potrebbe infiammare tutto il Medio Oriente espandendosi in Siria ma anche in Yemen, con una nuova guerra che potrebbe mettere a rischio l’equilibrio internazionale.

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