3 titoli da comprare e 3 da vendere se la Fed taglia i tassi di 300 punti base

Claudia Cervi

18 Luglio 2025 - 11:12

Cosa succede ai mercati nel caso di un taglio shock dei tassi Fed? Quali titoli comprare (o vendere) se si scende di 300 punti base.

3 titoli da comprare e 3 da vendere se la Fed taglia i tassi di 300 punti base

Trump vuole tassi più bassi. La Fed resisterà? La sola idea di un taglio di 300 punti base potrebbe riprezzare 20.000 miliardi di asset sensibili ai tassi, come stimano alcuni analisti. Non serve che accada tutto in una volta, ma è sufficiente che il mercato ci creda.

Oggi questa è una ipotesi che sta prendendo sempre più forma. Trump ha già scoperto le carte, dichiarando di vuole tassi più bassi, debito meno costoso e tanta liquidità per sostenere l’economia. Il punto è che, così facendo, la Fed rischia di smettere i panni del guardiano dell’inflazione per indossare quelli (scomodi) di braccio operativo della politica fiscale. E in uno scenario del genere, ci sono titoli che potrebbero correre forte, mentre altri sono da evitare o ridurre.

Ecco chi vince e chi perde se la pressione di Trump sulla Fed porterà davvero a un taglio così drastico dei tassi.

Perché 300 punti base cambiano tutto

Un taglio di questa portata non è ordinaria amministrazione. Non si è mai visto al di fuori di recessioni conclamate come nel 2008 o nel 2020. Ma oggi il contesto è diverso, con un’economia americana ancora solida e Wall Street sui massimi storici. E allora perché Trump lo chiede?

La vera leva è fiscale, non monetaria. Il governo USA sta affogando nei debiti, con oltre 1.200 miliardi di dollari l’anno di interessi da pagare. Secondo alcune stime, ogni punto in meno sui tassi fa risparmiare 360 miliardi di dollari. Tagliarne tre significherebbe liberare oltre 1.000 miliardi per spesa pubblica e investimenti.

Oltre alla questione tecnica, con tassi più bassi e una Fed “addomesticata”, il mercato potrebbe beneficiare di una nuova ondata di liquidità. Inoltre la conseguente ulteriore svalutazione del dollaro avrebbe un impatto evidente su azioni, obbligazioni, immobili e crypto.

3 titoli da comprare se la Fed taglia i tassi

Quando la Fed abbassa i tassi di interesse, sui mercati si riversa liquidità abbondante spingendo gli investitori verso i titoli più reattivi alla crescita e alla ripresa. In questa ottica, ecco tre aziende meglio posizionate per cavalcare l’onda.

1) NextEra Energy
NextEra è la più grande utility elettrica al mondo focalizzata su rinnovabili, con base in Florida e un portafoglio in espansione nel solare e nell’eolico, settore amato nei cicli di tassi bassi. NEE combina visione green, stabilità e dividendi crescenti. Ha sofferto ingiustamente durante l’ondata “hawkish” della Fed. In un contesto ultra-dovish, è destinato a recuperare, grazie alla riduzione dei costi di finanziamento che sostiene investimenti green e spinge i multipli. Secondo gli analisti, il target price potrebbe raggiungere 84–87 dollari e in ogni caso il titolo garantisce un flusso di dividendi in crescita da oltre 20 anni.

2) Nvidia
Nvidia è uno dei titoli più interessanti da tenere d’occhio se la Fed dovesse davvero premere forte sull’acceleratore dei tagli. Leader incontrastata nel settore dei chip per l’intelligenza artificiale, la società è tra le prime a beneficiare quando il costo del denaro scende. Questo perché le valutazioni dei titoli growth si basano sui flussi di cassa futuri. Dunque, più i tassi si abbassano, più quei flussi valgono oggi.

Il mercato l’ha già capito. Citi ha rivisto al rialzo il target price da 180 a 190 dollari, mentre Bank of America è ancora più ottimista e scommette su 220 dollari, anche alla luce dei recenti sviluppi positivi sul fronte cinese, dove sembra sbloccarsi una parte importante del business. In un mondo con tassi in calo di 300 punti base, Nvidia non è solo un titolo tech, ma è un proxy diretto dell’intero entusiasmo per l’AI e per la liquidità ritrovata.

3) Goldman Sachs
In uno scenario in cui i tassi iniziano a scendere e il rischio percepito si attenua, tornano in gioco le grandi manovre della finanza: si riapre la stagione delle IPO, ripartono le operazioni di M&A e si fa più leva. È il terreno ideale per una realtà come Goldman Sachs, che vive di corporate, advisory e grandi deal, e dipende molto meno dal credito al consumo rispetto ad altre banche.

Anche se una politica monetaria più espansiva può comprimere leggermente i margini, la ripresa dell’attività economica può rilanciare in modo significativo le commissioni da investment banking. E il mercato sembra scommetterci: il consenso degli analisti è positivo, con rating prevalentemente Buy e un target price medio che oscilla tra i 676 e i 689 dollari. In un ciclo dovish, Goldman torna a essere un cavallo da corsa.

3 titoli da vendere (o evitare) con tassi in discesa

Quando la liquidità torna ad abbondare e la Fed si mette in modalità ultra-dovish, il mercato cambia pelle e si alleggerisce dei titoli difensivi andando a caccia di rendimento nei settori più sensibili alla crescita e ai tassi bassi. Ecco tre nomi solidi, ma forse da mettere in pausa in questa fase del ciclo.

1)Walmart
È sempre stato un rifugio sicuro nei momenti difficili dell’economia grazie a utili stabili e resilienza nei consumi di base. Ma in un contesto di tassi in calo e risk-on diffuso, Walmart rischia di passare in secondo piano. Gli investitori iniziano a spostare il capitale verso nomi più aggressivi, come tech e ciclici. Il consensus attuale indica un target medio tra 106 e 107 dollari, con un range ampio che va da 81 a 120. L’upside potenziale (intorno al 12%) resta contenuto rispetto ad altri titoli che beneficiano direttamente della discesa dei tassi. Insomma, niente di drammatico, ma per chi vuole cavalcare il rally da “tassi a zero”, ci sono vie più redditizie.

2)Coca-Cola
Coca‑Cola rappresenta un classico titolo difensivo, con dividendi affidabili, margini solidi e poca volatilità. Ma quando il mercato si scrolla di dosso la paura, come avviene nei cicli di taglio aggressivo dei tassi, i soldi tendono ad andarsene altrove. La valutazione, per ora, regge, con un target price tra 76 e 79 dollari (con un potenziale rialzo del 11–14%). Tuttavia, è difficile immaginare un’accelerazione significativa se l’euforia dovish spinge in alto i titoli growth. Coca-Cola rischia quindi di essere «compressa» nei multipli, non per problemi interni, ma per semplice rotazione settoriale.

3) Pepsico
Un altro colosso dei beni di consumo che, però, sta attraversando un momento meno brillante. PepsiCo ha registrato cali di fatturato per due trimestri consecutivi, perde terreno nel beverage e subisce la concorrenza di marchi “healthy” nel segmento snack. Gli analisti si dividono, con target compresi in una forchetta che va da 132 a 169 dollari. Numeri poco entusiasmanti, considerando che il titolo scambia attualmente a 135-138 dollari. In un contesto di tassi in calo, dove conta di più la leva sul ciclo economico che la stabilità dei consumi, Pepsi rischia di rimanere affossata.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.