Le azioni UniCredit possono ancora salire ancora del 34%? BofA alza il target a 113 euro

Gerardo Marciano

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BofA alza il target di UniCredit a 113 euro, circa il 34% sopra i prezzi attuali. Commerzbank, capitale e redditività sono tra le leve indicate dagli analisti.

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Dopo anni di rialzi, utili record e distribuzioni miliardarie agli azionisti, il punto su UniCredit non è più se Andrea Orcel sia riuscito a trasformare la banca, quanto capire quanto di questa trasformazione sia già incorporato nelle quotazioni e quanto valore possa ancora emergere da una struttura diventata molto diversa rispetto a quella di pochi anni fa.

La questione si fa ancora più interessante perché il titolo si trova vicino ai massimi dell’anno, mentre il risiko bancario europeo entra in una fase decisiva. La partecipazione in Commerzbank, l’eccesso di capitale, la crescita organica e le possibili mosse sul mercato italiano trasformano ogni aggiornamento degli analisti in una valutazione non soltanto dei risultati correnti, ma anche delle opzioni strategiche a disposizione del gruppo.

È in questo contesto che arriva una delle indicazioni più aggressive degli ultimi mesi. Bank of America ha rivisto nettamente al rialzo il proprio prezzo obiettivo, sostenendo che il mercato continui a sottovalutare alcune delle leve che UniCredit potrebbe utilizzare nei prossimi anni. Un giudizio che riapre inevitabilmente il confronto tra fondamentali, valutazione e andamento tecnico del titolo.

BofA alza il target da 100 a 113 euro sulle azioni UniCredit

Il 14 settembre Bank of America ha aumentato il target price su UniCredit da 100 a 113 euro, confermando la raccomandazione Buy e mantenendo il titolo tra le proprie top pick nel settore bancario. Prendendo come riferimento la quotazione di 84,48 euro rilevata il 14 settembre, il nuovo prezzo obiettivo implica una distanza positiva di circa il 33,8%. È un margine particolarmente elevato per una società che negli ultimi dodici mesi ha già guadagnato oltre il 28% e che dall’inizio del 2026 è salita di circa il 18%.

Il punto centrale della tesi di BofA è la redditività. Gli analisti stimano per UniCredit un ROTE intorno al 26% nel 2028, un valore che collocherebbe il gruppo tra le banche più redditizie a livello internazionale. A fronte di questa capacità di generare rendimento sul capitale tangibile, la valutazione viene considerata ancora relativamente contenuta.

BofA stima inoltre una crescita dell’utile per azione fino a circa 10,46 euro nel 2028. Ai prezzi attuali questo corrisponderebbe a un multiplo P/E prospettico di circa 8 volte, inferiore di circa il 20% rispetto a quello riconosciuto mediamente ad altre grandi banche europee.

È proprio questa combinazione tra redditività elevata e multipli relativamente bassi a sostenere l’idea che il titolo possa essere ancora sottovalutato.

Il primo asso: il margine di interesse potrebbe sorprendere

Una delle convinzioni che BofA mette in discussione riguarda il margine di interesse. Il mercato potrebbe temere che una crescita dei prestiti costringa UniCredit a rinunciare progressivamente a una parte dei margini. La banca americana ritiene invece che il meccanismo di reinvestimento del portafoglio finanziario possa continuare a sostenere il risultato.

UniCredit dispone di un replicating portfolio nell’ordine dei 218 miliardi di euro, con un rendimento medio del portafoglio esistente vicino all’1,6%. Ogni anno circa 22 miliardi arrivano a scadenza e possono essere reinvestiti a rendimenti sensibilmente superiori, nell’area del 3,2-3,3%.

Secondo BofA, questo processo potrebbe generare circa 700 milioni di euro di maggiori interessi tra la seconda parte del 2026 e il 2027. La banca americana prevede un margine di interesse di circa 25,4 miliardi nel 2027 e 27,1 miliardi successivamente, includendo Commerzbank. Quest’ultima stima sarebbe circa il 5% superiore al consensus.

Anche i risultati del secondo trimestre hanno mostrato segnali coerenti con questa tesi. Nel trimestre il margine di interesse è cresciuto del 2% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre prestiti e depositi sono aumentati dell’8% su base annua, al netto di alcune componenti tecniche.

Il secondo asso: Commerzbank

La partita più importante rimane però quella tedesca. UniCredit ha portato la propria esposizione a Commerzbank vicino al 48%, trasformando progressivamente quella che era nata come partecipazione finanziaria in una possibile operazione industriale. La questione non è più soltanto se UniCredit possa aumentare ancora la quota. Il tema centrale è come arrivare a un controllo effettivo e quali condizioni possano essere negoziate con Berlino.

Proprio il 14 settembre Orcel ha incontrato il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil. Il governo tedesco ha indicato alcune condizioni considerate rilevanti nell’eventualità di un’aggregazione: il mantenimento della quotazione di Commerzbank, della sede a Francoforte e del ruolo dell’istituto nel finanziamento del Mittelstand.

Il clima appare comunque meno rigido rispetto a quello osservato nelle fasi iniziali dell’operazione. BofA ritiene inoltre che UniCredit non sia necessariamente costretta a impiegare grandi quantità di nuovo capitale per raggiungere un accordo. Tra le ipotesi considerate compare anche una struttura nella quale Commerzbank potrebbe acquisire HVB, la controllata tedesca di UniCredit, lasciando Piazza Gae Aulenti con una partecipazione nell’entità risultante che potrebbe avvicinarsi al 70%.

È uno scenario ancora ipotetico, ma aiuta a capire perché gli analisti attribuiscano un valore significativo all’opzionalità strategica della partecipazione.

Il terzo asso: il capitale continua a ricostituirsi

L’aumento della partecipazione in Commerzbank ha assorbito una parte significativa del CET1 di UniCredit, alimentando il timore che Orcel abbia ridotto il margine disponibile per dividendi, buyback o altre operazioni.

BofA legge la situazione in maniera differente. La banca genera organicamente circa 300 punti base di capitale all’anno e l’assorbimento collegato a Commerzbank dovrebbe progressivamente diminuire man mano che cambia il trattamento della partecipazione.

A questo si aggiunge un elemento diventato ancora più concreto nelle ultime settimane: la BCE ha autorizzato UniCredit a utilizzare il cosiddetto Danish Compromise sulle partecipazioni assicurative.

Il meccanismo consente un trattamento patrimoniale più favorevole di queste attività e dovrebbe aggiungere circa mezzo punto percentuale al CET1. Già alla fine del secondo trimestre il CET1 ratio era pari al 14,3%, al 14,5% escludendo l’impatto temporaneo legato a Commerzbank e vicino al 15% su base pro forma includendo il Danish Compromise.

Per l’intero 2026 UniCredit continua a puntare a un CET1 intorno al 15%, prima degli eventuali effetti del pieno consolidamento della banca tedesca.

Il quarto asso: crescita organica e possibili mosse in Italia

Il risiko italiano è diventato estremamente dinamico e UniCredit, nonostante le numerose operazioni studiate negli ultimi anni, non ha ancora realizzato una grande acquisizione in Italia. BofA non considera necessariamente questa situazione uno svantaggio.

UniCredit dispone già di una quota vicina al 10% del mercato italiano dei prestiti e starebbe continuando a guadagnare quote organicamente. La strategia di Orcel rimane quella di accettare un’operazione soltanto quando il rendimento sul capitale giustifica il prezzo pagato.

La crescita potrebbe quindi avvenire sia organicamente sia attraverso un’acquisizione, senza che la banca abbia l’obbligo di partecipare a qualunque prezzo al consolidamento.

È una caratteristica importante perché il capitale eccedente rappresenta un’opzione. Può essere destinato a dividendi e buyback, impiegato per finanziare la crescita oppure utilizzato in acquisizioni considerate realmente accrescitive.

I numeri del semestre restano molto forti

La tesi degli analisti poggia su risultati operativi che continuano a essere particolarmente solidi. Nel secondo trimestre 2026 UniCredit ha registrato un utile netto di 2,9 miliardi di euro, che sale a circa 3,1 miliardi depurando alcune componenti legate a Commerzbank.

Nel primo semestre l’utile netto rettificato ha raggiunto circa 6,1 miliardi, in crescita del 24%, con un ROTE vicino al 24%. I ricavi trimestrali hanno raggiunto 6,5 miliardi, mentre il cost/income del semestre si è attestato intorno al 34%, uno dei livelli più bassi tra le grandi banche europee.

La guidance sull’utile 2026 è stata portata a un valore ben superiore a 11 miliardi, oppure circa 11,5 miliardi escludendo i costi di integrazione. Per il 2028 l’ambizione è salita a oltre 13 miliardi e per il 2030 a oltre 15 miliardi, prima di considerare il pieno consolidamento di Commerzbank.

Sul fronte della remunerazione degli azionisti, UniCredit prevede inoltre un acconto sul dividendo 2026 nell’ordine di 2,8 miliardi di euro.

Gli analisti negli ultimi tre mesi: prevalgono nettamente i giudizi positivi

La revisione di BofA non rappresenta un caso isolato. Il consensus ufficiale aggiornato dopo i risultati del secondo trimestre indica un target medio di circa 93,63 euro. Rispetto agli 84,48 euro utilizzati come riferimento, significa una distanza positiva di circa il 10,8%.

L’83% degli analisti che partecipano al consensus esprime una raccomandazione equivalente a Buy, Overweight o Outperform, mentre il restante 17% è su Hold o Neutral. Non risultano giudizi Sell all’interno di questo campione.

Guardando alle singole revisioni, il movimento degli ultimi tre mesi è stato prevalentemente verso l’alto.

Il 16 giugno Bank of America aveva già aumentato il target da 92 a 100 euro, confermando UniCredit come top pick. Il nuovo aggiornamento del 14 settembre a 113 euro rappresenta quindi un ulteriore aumento del 13% del prezzo obiettivo rispetto alla precedente valutazione. Dai prezzi attuali, il target implica circa il 33,8% di potenziale teorico.

Il 22 giugno KBW ha portato il target da 85,60 a 90,60 euro confermando Outperform. Rispetto a 84,48 euro, la distanza è del 7,2%.

Nella stessa fase LBBW ha alzato il proprio target da 70 a 88 euro mantenendo Hold. Il potenziale teorico rispetto alla quotazione di riferimento è quindi più limitato, circa il 4,2%.

Il 24 giugno Intesa Sanpaolo indicava ancora un giudizio Neutral e un target di 81 euro, il 4,1% sotto gli 84,48 euro attuali. Due mesi più tardi, il 25 agosto, il quadro era radicalmente cambiato: giudizio Outperform e target a 103 euro, equivalente a un differenziale positivo del 21,9%.

Il 2 luglio JPMorgan ha alzato il prezzo obiettivo da 89 a 93 euro confermando Overweight. Dopo la semestrale, il 27 luglio, il target è stato ulteriormente portato a 94 euro. A inizio settembre il broker ha ribadito la valutazione positiva. I 94 euro implicano oggi circa l’11,3% di margine rispetto alla quotazione di riferimento.

BNP Paribas Exane è tra le case più positive. Il 10 luglio aveva indicato 105 euro, per poi aumentare il target a 107 euro il 24 luglio, mantenendo Outperform. Rispetto a 84,48 euro il differenziale raggiunge il 26,7%.

Barclays ha effettuato una revisione importante dopo i risultati, alzando il target fino a 94,50 euro e mantenendo Overweight. Il margine teorico è dell’11,9%.

Mediobanca ha alzato il prezzo obiettivo da 92 a 100 euro, confermando Outperform. Il target è circa il 18,4% sopra la quotazione di riferimento.

Equita ha portato il target da 87,50 a 95 euro, mantenendo Buy. La distanza è del 12,5%.

DZ Bank ha alzato il prezzo obiettivo da 85 a 94 euro con raccomandazione Buy, pari a un potenziale teorico dell’11,3%.

Morgan Stanley è stata ancora più aggressiva. Il 27 luglio aveva portato il target da 87 a 96 euro e il 2 settembre lo ha nuovamente alzato a 105 euro, mantenendo Overweight. Rispetto a 84,48 euro, il differenziale è del 24,3%.

Anche Santander ha effettuato una revisione molto ampia il 4 settembre, portando il prezzo obiettivo da 88 a 105 euro e mantenendo Outperform. Anche in questo caso la distanza teorica è del 24,3%.

Più prudente Citi, che il 28 luglio ha confermato Buy con target a 88,40 euro. Il margine rispetto agli 84,48 euro è soltanto del 4,6%.

Restano poi alcune voci decisamente più caute. Oddo BHF ha indicato un giudizio Neutral con target a 83 euro, circa l’1,8% sotto i livelli di riferimento. Deutsche Bank, dopo i conti trimestrali, ha mantenuto Hold con target a 77 euro, circa l’8,9% più basso.

Il quadro è quindi positivo, ma non completamente uniforme. La forbice compresa tra 77 e 113 euro mostra quanto le valutazioni dipendano soprattutto dall’ipotesi utilizzata su Commerzbank, dalla generazione futura di capitale e dalla sostenibilità degli attuali livelli di redditività.

Analisi tecnica: il titolo rimane rialzista, ma 86,40 euro è lo spartiacque

Anche dal punto di vista tecnico UniCredit si trova in una fase interessante.

Dal punto di vista tecnico, UniCredit conserva un’impostazione positiva sul medio periodo. Il titolo si mantiene vicino ai massimi annuali, mentre la fase più recente appare caratterizzata da un consolidamento tra 83 e 86 euro. La fascia 86-86,40 euro rappresenta la principale resistenza, mentre 83 euro costituisce il primo supporto significativo. Più sotto, l’area 79-80 euro assume maggiore importanza per la tenuta della struttura rialzista.

Il movimento di breve periodo è però meno lineare.

Dopo aver raggiunto il 26 agosto un massimo annuale a 86,42 euro, UniCredit non è riuscita finora ad allontanarsi stabilmente da quell’area. Le ultime settimane hanno prodotto soprattutto una fase di consolidamento tra 83 e 86 euro.

La fascia 86-86,40 euro rappresenta quindi la resistenza più importante. Il superamento stabile del massimo annuale modificherebbe il quadro grafico, riportando le quotazioni in una nuova area di price discovery.

Sul lato opposto, il primo supporto significativo passa intorno a 83 euro.

Il titolo ha già dimostrato più volte nelle ultime sedute di reagire in prossimità di questa fascia. Una discesa sotto 83 euro non sarebbe però sufficiente, da sola, a compromettere il trend di medio periodo.

La zona realmente importante si colloca tra 79 e 80 euro. La sua violazione renderebbe la struttura tecnica sensibilmente più fragile e aumenterebbe il rischio di una correzione più ampia.

Nel breve periodo, tuttavia, la spinta rialzista appare meno netta. L’RSI si muove in area neutrale e alcune medie mobili di breve hanno perso forza, segnalando una fase di consolidamento più che un vero deterioramento del trend. Dopo la lunga corsa degli ultimi mesi, il titolo sembra quindi attraversare una fase di assestamento.

La vera partita si gioca tra Commerzbank e capitale in eccesso

UniCredit arriva quindi a un passaggio particolare. I fondamentali restano molto forti, gli analisti continuano prevalentemente ad aumentare i target e Bank of America vede addirittura spazio fino a 113 euro. Allo stesso tempo, il titolo si trova vicino ai massimi dell’anno e una parte importante del miglioramento operativo è ormai conosciuta dal mercato.

Per seguire l’evoluzione della situazione sono soprattutto quattro i fattori da osservare: la capacità del margine di interesse di continuare a crescere, le modalità con cui verrà risolta la partita Commerzbank, l’utilizzo del capitale in eccesso e la tenuta della redditività su livelli superiori al 20%.

Sul grafico, 86-86,40 euro costituisce il principale riferimento superiore, mentre 83 euro e soprattutto 79-80 euro rappresentano le zone da monitorare in caso di correzione.

I target degli analisti indicano scenari, non risultati garantiti. La forte dispersione tra i 77 euro di alcune valutazioni prudenti e i 113 euro di Bank of America ricorda quanto il valore futuro di UniCredit dipenda da ipotesi ancora aperte. È quindi più utile verificare trimestre dopo trimestre se utili, capitale e integrazione di Commerzbank confermano le aspettative piuttosto che trasformare un singolo prezzo obiettivo in una previsione certa.

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