Tesla Motors diventa open source e liberalizza i brevetti, ma dietro la filantropia c’è anche il profitto. Vi spieghiamo il perchè

Tesla liberalizza i brevetti e rende disponibili le proprie tecnologie. Elon Musk lavora per migliorare il settore e aumentare il numero di auto elettriche. Ma i motivi potrebbero essere anche altri.

L’annuncio è arrivato cinque giorni fa e ha rapidamente fatto il giro del mondo. Tesla Motors ha deciso di rendere disponibili i propri brevetti a chiunque voglia, in buona fede, utilizzare la sua tecnologia per creare e implementare le automobili elettriche.

Una scelta che non ha precedenti nella storia dell’industria automobilistica e della finanza e che ha lo scopo di far fare dei passi avanti all’intero settore.

In un mondo in cui le varie multinazionali si confrontano a suon di cause e richieste di rimborso milionarie (Apple e Samsung sono solo uno degli infiniti esempi) la decisione presa da Elon Musk, fondatore del gruppo, non poteva che fare scalpore.

Ma a ben guardare dietro la filantropia della società americana potrebbe esserci anche altro. E non parliamo di valori quali generosità e ambientalismo, ma di puro profitto. Perché? Il motivi è essenzialmente uno: la creazione di un’economia a scala abbatterebbe i costi, facendo quindi risparmiare a Tesla miliardi di dollari.

I termini «in buona fede» inoltre lasciano uno strascico di ambiguità sulle reali intenzioni del gruppo californiano. Chi stabilirà se le sue tecnologie verranno utilizzate in buona o in cattiva fede? E nel secondo caso, cosa succederà?

Cerchiamo di saperne di più.

L’annuncio
Il 12 giugno scorso Elon Musk, patron di Tesla, ma anche ex fondatore di Paypal, ha dato l’annuncio che ha shockato l’intero settore automobilistico mondiale:

«Fino a oggi abbiamo registrato i nostri brevetti perché avevamo paura che le altre case automobilistiche potessero copiarci. E’ stato un errore. Oggi le auto elettriche contano meno dell’1% del mercato globale, e la maggior parte dei costruttori non ha nemmeno una macchina a emissioni zero in listino. Non c’è concorrenza perché ancora non c’è un mercato. Per questo vogliamo rendere pubblica la nostra tecnologia, nella speranza che possa aiutare altri a migliorare l’auto elettrica».

Tesla, con la sua Model S, unica auto elettrica in listino, sta facendo impazzire le star di Hollywood. La moda sta cominciando a dilagare anche in Europa, mentre in Italia è stata aperta la prima concessionaria a Milano.

Da adesso però anche la concorrenza potrà ambire allo stesso successo, sfruttando proprio la tecnologia implementata dall’azienda e facendo proliferare l’intero settore:

"Da soli non riusciamo a produrre abbastanza veicoli a impatto zero per risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico. Ma le potenzialità dell’auto elettrica sono enormi e siamo convinti che Tesla, i nostri concorrenti e tutto il settore beneficerebbe dell’esistenza di una piattaforma comune per l’auto elettrica.

Meno inquinamento, più auto elettriche. Questo sarebbe lo scopo ufficiale della decisione presa da Musk.

I guadagni
Andando a ritroso, Tesla non è l’unica azienda ad aver compiuto una scelta di questo tipo. Poco tempo fa infatti, Jaguar ha comunicato di voler «condividere» le proprie conoscenze sull’assemblaggio delle carrozzerie d’alluminio.

In entrambi i casi il guadagno economico sembra assicurato: trasformare delle tecnologie «di nicchia» in tecnologie ad alta diffusione infatti, se da un lato creerebbe problemi in termini di concorrenza, abbatterebbe anche i costi di sviluppo e produzione.

Parlando di Tesla, leader nel settore delle auto elettriche, i vantaggi, dal punto di vista monetario, potrebbero quantificarsi in miliardi. Sembra infatti che la decisione di liberalizzare i brevetti sia arrivata anche a causa di un accordo tra l’azienda e BMW, che nell’ultimo periodo ha immesso sul mercato la sua prima ibrida, la "Supercar I8.

Un’eventuale collaborazione quindi potrebbe essere vantaggiosa per entrambe le case produttrici, dati soprattutto i costi che Tesla sta affrontando da sola per migliorare la tecnologia di riferimento.

Nel corso di una conferenza con i propri soci, Musk ha affermato che la ricarica rapida è un’ottima area su cui condividere le conoscenze con altri costruttori:

“Sarei più che felice se usassero la nostra rete supercharger”,

«In buona fede»
Sono in molti ad avere dei dubbi sul reale significato delle parole pronunciate da Musk, soprattutto sull’importante inciso «in buona fede». Cosa vuol dire utilizzare una tecnologia in buona fede e soprattutto chi sarà deputato a valutare questo parametro?

Wired parla infatti di «open source selettivo».

Il dubbio riguarda proprio l’utilizzo che gli altri potranno fare di questi brevetti. Sembra infatti alquanto improbabile che Tesla accetti che la concorrenza produca una copia del suo modello di punta Model S o della prossima Model X.

Insomma le incertezze sono molte. Ma a prescindere dalle intenzioni, allargare il settore delle auto elettriche a impatto zero ci sembra comunque un’ottima cosa per tutti.

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