Petrodollari e nucleare: così il Pakistan sta diventando una potenza regionale

Federico Giuliani

5 Ottobre 2025 - 06:37

Il Pakistan sfrutta il nuovo ordine multipolare rafforzando legami con Arabia Saudita, Cina e Usa per rilanciare il suo ruolo geopolitico e la propria economia

Petrodollari e nucleare: così il Pakistan sta diventando una potenza regionale

È un momento geopolitico propizio per il Pakistan. Il recente «accordo strategico di mutua difesa» che ha avvicinato l’unico stato dotato di armi nucleari del mondo islamico all’Arabia Saudita, e cioè alla monarchia più ambiziosa del Golfo, rappresenta molto più di un semplice patto diplomatico.

Racchiude le rinnovate aspirazioni internazionali di Islamabad, a lungo sonnecchiosa all’ombra del ben suo ben più quotato vicino e rivale indiano, sconvolta da infinite tensioni interne e continuamente in difficoltà economiche. Il nuovo mondo multipolare ha infatti spalancato autentiche praterie per i Paesi in grado di giocare al meglio le proprie carte.

Da questo punto di vista il governo pakistano guidato da Shehbaz Sharif sta mettendo in campo pragmatismo e duttilità, forte del suo grande jolly: l’atomica. Il risveglio del Paese asiatico può essere fatto coincidere con un evento drammatico, lo scontro di confine con Nuova Delhi che per quattro giorni ha lasciato il pianeta con il fiato sospeso.

In quell’occasione, infatti, i jet cinesi low cost del Pakistan hanno dato filo da torcere ai ben più quotati aerei militari controllati dagli indiani dimostrando che Islamabad doveva essere considerato quanto meno un attore temibile.

La diplomazia pakistana

Ma non è sul campo militare che il Pakistan, rifornito a dovere da Cina (oggi) e Stati Uniti (in passato), ha dato e intende dare il meglio di sé. Qualche giorno fa Sharif e il suo potente capo dell’esercito, Asim Munir, sono volati a Riyadh per un importante incontro con il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman.

Il risultato della trasferta? L’Arabia Saudita, profondamente dipendente dalle armi e dalla tecnologia statunitensi, ha stipulato un patto di difesa con il Pakistan, dotato di armi nucleari, pochi mesi dopo lo scontro tra Islamabad e Nuova Delhi.

Per quale motivo i sauditi hanno chiesto l’ombrello nucleare pakistano? Semplice: perché mentre Israele colpiva i leader politici di Hamas in Qatar, un alleato chiave degli Usa, il presidente Donald Trump è rimasto a guardare senza muovere un dito.

E Islamabad cosa ci guadagna in questa intesa con Bin Salman? I contenuti dell’accordo restano vaghi ma potrebbero includere una valanga di petrolio, ingenti risorse economiche e qualche arma. Materiale prezioso da aggiungere ad altri accordi siglati con la Cina.

Il pragmatismo di Islamabad

Se l’India e gli Stati Uniti sono ormai sempre più distanti, il Pakistan si è clamorosamente riavvicinato agli Usa dopo anni di gelo e diffidenza. Munir è volato negli Usa diverse volte e in un’occasione ha pure incontrato Trump. Si è trattata di un’accoglienza sorprendente per un uomo che, pur ricoprendo la carica più potente del Paese asiatico, non è un capo di governo.

Si dava tra l’altro per scontato che i rapporti tra Islamabad e Washington sarebbero andati a rotoli dopo la rielezione del tycoon, che in passato aveva accusato il Pakistan di offrire agli Stati Uniti «nient’altro che bugie e inganni». Al contrario, tra le due nazioni è in corso una rinascita.

Trump, ha spiegato il Financial Times, ha promesso un accordo per sviluppare quelle che ha definito le «enormi riserve di petrolio» del Pakistan, mentre Islamabad sta offrendo altre opportunità di investimento agli Stati Uniti, nella speranza di rilanciare la propria economia.

I generali pakistani d’alto rango hanno, dal canto loro, capito come interagire con The Donald: sfruttando la cooperazione antiterrorismo, il contatto con imprenditori vicini a Trump e accordi su energia, minerali essenziali e criptovalute, il tutto accompagnato da una cascata di adulazione per la Casa Bianca.

E la Cina? Continua, come detto, ad essere amica del Pakistan tra progetti per la Nuova Via della Seta, investimenti strategici e vendita di armamenti. All-in, o quasi, per la coppia Sharif-Munir.