È guerra tra Afghanistan e Pakistan, o almeno questo sembra essere lo scenario più probabile. Ma in caso di scontro, chi avrebbe la meglio? Secondo questa analisi non ci sono dubbi.
Il clima nell’area tra Asia centrale e subcontinente indiano è sempre più rovente: tra Afghanistan e Pakistan è ormai “guerra aperta”. Dopo settimane di accuse reciproche e scontri lungo il valico di Torkham, la crisi è degenerata in bombardamenti su Kabul e Kandahar e in una spirale di ritorsioni che rende sempre più fragile ogni tentativo di mediazione internazionale.
Ma cosa è successo tra Afghanistan e Pakistan, e perché sta scoppiando una guerra? una parte Islamabad accusa le autorità talebane di offrire rifugio ai militanti del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), responsabili di attentati contro esercito e polizia pakistani. Dall’altra Kabul respinge le accuse e rilancia, sostenendo che il Pakistan da parte sua ospiterebbe combattenti dello Stato Islamico e avrebbe colpito obiettivi civili oltreconfine. In mezzo, una frontiera militarizzata e una popolazione civile che paga il prezzo più alto.
Ma a tal proposito ci chiediamo: se lo scontro dovesse trasformarsi in un conflitto militare su larga scala, chi avrebbe la meglio? Per provare a capirlo possiamo affidarci ai dati del Global Firepower Index, che ogni anno classifica la potenza militare dei Paesi sulla base di oltre 60 parametri, offrendo un quadro comparativo - ma pur sempre teorico - degli equilibri di forza in caso di guerra convenzionale.
Guerra tra Afghanistan e Pakistan, chi ha l’esercito più forte?
Ovviamente un semplice confronto non può rispondere alla domanda su chi vincerebbe una guerra tra Afghanistan e Pakistan, visto che le variabili in gioco sono talmente tante che non si può limitare tutto ai dati. Ma comunque il Global FirePower in questi anni si è dimostrato una fonte più che affidabile per mettere in risalto la potenza di fuoco di ogni singolo Paese (l’Italia è decima in classifica attualmente), pertanto è comunque utile per farci un’idea di quelle che sono le forze in gioco.
Nel dettaglio, se si guarda ai dati del Global Firepower, il divario tra Afghanistan e Pakistan è netto e difficilmente contestabile sul piano strettamente militare. L’indice di potenza (Power Index) assegna a Kabul un punteggio di 2,7342, che vale il 121° posto su 145 Paesi analizzati, mentre Islamabad si colloca al 14° posto con un indice di 0,2626 (ricordiamo che nel ranking Gfp, più il valore è basso più la forza militare è elevata).
Questa differenza emerge già dalla base demografica: il Pakistan, infatti, conta oltre 252 milioni di abitanti contro i 40 milioni dell’Afghanistan, e questo gli permette di avere un bacino di manodopera disponibile superiore a 108 milioni di persone rispetto ai circa 15 milioni afghani. Sul piano strettamente militare, Islamabad dispone di 660.000 effettivi attivi, 550.000 riservisti e circa 500.000 paramilitari; l’Afghanistan si ferma a 75.000 militari attivi, senza una riserva formalmente strutturata e con circa 90.000 forze paramilitari. Anche la capacità di rigenerazione annuale è molto diversa: quasi 4,8 milioni di giovani pakistani raggiungono ogni anno l’età militare contro poco più di 840.000 afghani.
Il divario diventa ancora più evidente analizzando le risorse economiche: il bilancio della difesa pakistano supera i 9 miliardi di dollari, mentre quello afghano è stimato in circa 145 milioni, una differenza che incide su addestramento, manutenzione, logistica e tecnologia.
Sul piano operativo la sproporzione è ancora più marcata: l’Afghanistan dispone di 5 velivoli complessivi e non ha caccia, aerei d’attacco o elicotteri da combattimento, mentre il Pakistan può contare su 1.397 aeromobili, di cui 331 caccia, 90 velivoli d’attacco dedicati, 379 elicotteri (55 da combattimento), oltre a capacità di rifornimento in volo e missioni speciali.
Anche nelle forze terrestri la differenza è strutturale: Islamabad schiera 2.677 carri armati, oltre 59.000 veicoli corazzati, centinaia di sistemi di artiglieria semovente, più di 2.600 pezzi trainati e oltre 650 lanciarazzi multipli; Kabul non dispone di carri armati né di artiglieria pesante comparabile. A questo si aggiunge un fattore strategico decisivo: il Pakistan è una potenza nucleare, elemento che rafforza ulteriormente la sua posizione nel bilancio complessivo della deterrenza.
Ribadiamo che tutto ciò non consente di prevedere con certezza l’esito di un conflitto - le variabili geopolitiche, il terreno e l’eventuale ricorso a guerra asimmetrica restano centrali - ma sul piano convenzionale, limitandosi ai dati strutturali, il vantaggio pakistano appare difficilmente colmabile.
Sarà guerra aperta o c’è ancora spazio per la diplomazia?
Ma sta davvero per scoppiare una guerra tra Afghanistan e Pakistan? Al momento i segnali che arrivano dal terreno e dalle dichiarazioni ufficiali non lasciano molto spazio all’ottimismo. Il governo pakistano ha parlato apertamente di “guerra aperta” dopo l’offensiva afghana al confine, con il ministro della Difesa Khawaja Asif che ha dichiarato esaurita la pazienza di Islamabad.
Ma cosa ha portato a questa situazione? Dopo il ritorno al potere dei talebani nell’agosto 2021, i rapporti con Islamabad si sono progressivamente incrinati, fino agli scontri di ottobre che hanno causato oltre 70 morti complessivi e portato alla chiusura parziale dei valichi di frontiera. Una tregua concordata il 19 ottobre con la mediazione di Qatar e Turchia è stata dichiarata nulla pochi giorni dopo dal Pakistan, mentre i successivi cicli negoziali non sono riusciti a disinnescare il conflitto, nonostante l’intervento dell’Arabia Saudita abbia facilitato il rilascio di tre soldati pakistani catturati dagli afghani.
Nel frattempo, secondo la missione Onu in Afghanistan, gli ultimi bombardamenti - i più pesanti da ottobre - hanno provocato vittime tra i civili, confermando il rischio di un’escalation che colpisce direttamente la popolazione. Le accuse reciproche restano il nodo centrale: Islamabad sostiene di avere prove del coinvolgimento di militanti basati in Afghanistan negli attentati contro esercito e polizia pakistani, molti dei quali rivendicati dal Ttp; Kabul nega e respinge ogni responsabilità.
In questo contesto, lo spazio per la diplomazia appare indebolita ma non del tutto esclusa. I precedenti tentativi di mediazione dimostrano che canali di dialogo esistono, ma finché le operazioni militari proseguiranno e la retorica ufficiale resterà quella di una guerra tra i due Paesi, lo scenario più probabile sembra quello di una fase di escalation controllata, con raid mirati e scontri al confine, piuttosto che un conflitto dichiarato su larga scala.
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