Dopo la Polonia anche la Norvegia ha bloccato le consegne di armi

Ilena D’Errico

17 Maggio 2026 - 22:59

Ora anche la Norvegia ha rivisto gli accordi internazionali sulle consegne di armi. Rafforza la coesione europea, ma rischia di minarne la credibilità diplomatica e commerciale.

Dopo la Polonia anche la Norvegia ha bloccato le consegne di armi
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Le tensioni internazionali si stanno facendo sempre più pesanti, rendendo spesso ingestibili i rapporti diplomatici e commerciali abituali. Il contrasto tra Norvegia e Malaysia è l’esempio perfetto di come le guerre stiano tenendo costantemente il mondo in uno stato di agitazione continua, dove ogni scelta presa e ogni dichiarazione pubblica può scatenare un vespaio, tanto più quando si parla di difesa. La decisione norvegese di bloccare le consegne di armi ha provocato, com’era prevedibile, una reazione durissima da parte del governo malese. Nessuna parola, però, sembra in grado di smuovere Oslo dalla sua posizione.

Anche la Norvegia blocca le consegne di armi

La Norvegia ha comunicato pubblicamente che l’esportazione delle tecnologie di difesa più sensibili della nazione saranno drasticamente ridotte, riservate esclusivamente ai partner più stretti e affidabili. Una decisione motivata dalla necessità di rafforzare la sicurezza nazionale, dando priorità alla fornitura interna e al rapporto con gli alleati. Motivazioni che non riescono a indorare la pillola per la Malaysia, che si trova privata dei missili antinave Nsi (Naval strike missile) all’improvviso.

Il contratto sulla fornitura tra i due Paesi, che condividono una lunga storia commerciale, era attivo dal 2018. Il governo malese aveva firmato un accordo con la norvegese Kongsberg Defense & Aerospace per il missile Nsi e, stando a quanto dichiarato, versato negli anni il 95% del prezzo pattuito. La decisione norvegese ha però interrotto la fornitura, sospendendo il contratto e la consegna del missile subsonico, adatto sia per obiettivi di terra che di mare. Si tratta di un missile all’avanguardia che, come dichiarato da Kongsberg, è dotato di un sistema di riconoscimento del bersaglio ed è in grado di volare anche radente alla superficie del mare.

Insomma, non un prodotto facile da sostituire per il governo malese, che è rimasto profondamente colpito dallo stop norvegese. Il primo ministro malese Anwar Ibrahim è ora preoccupato per la capacità operativa del Paese e molto deluso dal comportamento della Norvegia, un partner commerciale assiduo, per quanto non sia tra i Paesi più vicini. Ora Kuala Lumpur si trova con le nuove navi militari pronte senza il loro armamento principale, peraltro già pagato, in un momento di altissima tensione geopolitica.

La Malaysia non si fida più dei sistemi di difesa europei

Il ruolo delle Malaysia nelle dispute del Mar cinese meridionale, un punto caldo anche quando non rappresenta lo scenario più allarmante tra tutti, impone un’attenta preparazione. Lo stop di Oslo compromette tutto, suscitando l’ira del primo ministro, secondo cui non è possibile trattare i contratti come coriandoli da “gettare in giro in modo capriccioso”. Nonostante ciò, il ministro degli Esteri norvegese difende la posizione del Paese, confermando che la Norvegia attribuisce un grande valore alle relazioni con il partner commerciale, ma in questo momento deve incrementare i controlli sulle tecnologie sensibili, escludendo chiunque non rientri tra “alleati e partner più stretti”.

D’altra parte, Ibrahim ritiene di aver subito un trattamento ingiusto, visto che la Malaysia si è sempre comportata con lealtà e trasparenza. Il dietrofront norvegese, inoltre, rischia di gettare un’ombra anche sugli altri contatti in essere con i Paesi europei. Il primo ministro malese lo ha dichiarato senza lasciare spazio a dubbi:

Se i fornitori europei di sistemi di difesa si riservano il diritto di venire meno agli impegni senza subire conseguenze, il loro valore come partner strategici svanisce.

Risulta quindi spontaneo paragonare l’accaduto alla simile decisione della Polonia, che nel 2023 ha rivisto gli accordi con Kiev a causa del conflitto con la Russia. Se in quel caso, però, c’era il coinvolgimento diretto nella guerra, oggi lo stop alla consegna di armi si muove su un terreno assai più delicato che rischia di compromettere fortemente gli equilibri internazionali.