Vincoli di bilancio e dazi: tutti i guai economici della Malesia

Federico Giuliani

8 Ottobre 2025 - 07:17

I dazi Usa mettono sotto pressione l’economia malese, costringendo il governo a tagli ai sussidi e a un difficile equilibrio tra crescita e stabilità fiscale.

Vincoli di bilancio e dazi: tutti i guai economici della Malesia

Quella della Malesia è una delle economie più dinamiche dell’Asia. Gli investimenti continuano a fluire all’interno del Paese, trasformatosi in un’interessante meta per i colossi hi-tech statunitensi e cinesi, ma i dazi di Donald Trump, al 19%, stanno iniziando seriamente a preoccupare il governo di Anwar Ibrahim.

I motivi sono principalmente due. Innanzitutto si è registrato un calo della domanda statunitense per alcuni settori strategici dell’export malese, come i prodotti elettrici e chimici.

Poi le tariffe Usa costringeranno molto presto Kuala Lumpur a limitare politiche economiche populiste caratterizzate da sussidi e distribuzioni di denaro. “L’impatto degli elevati dazi statunitensi potrebbe emergere nel quarto trimestre del 2025. Lo spazio di manovra fiscale è limitato perché il pil non cresce abbastanza rapidamente”, ha spiegato Muhammad Saifuddin Sapuan, economista della Kenanga Investment Bank.

Ricordiamo che a luglio la Bank Negara Malaysia ha rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita per il 2025 portandole tra il 4 e il 4,8%, rispetto alla precedente proiezione del 4,5-5,5%.

Ombre sull’economia della Malesia

Secondo i dati governativi, in un primo momento le esportazioni della Malesia sono cresciute in maniera consistente visto che le aziende statunitensi avevano anticipato gli ordini per evitare di pagare i dazi, entrati in vigore il primo agosto. Tutto questo non avrebbe però annullato l’impatto delle tariffe. Al contrario, lo avrebbe soltanto ritardato.

In un contesto del genere, l’amministrazione di Anwar si è già impegnata a tagliare i sussidi alla benzina alla fine di settembre, nel tentativo di liberare miliardi di ringgit da fasce della popolazione che si ritiene non ne abbiano bisogno.

Si prospetta ora, ha scritto il South China Morning Post, un’altra mossa impopolare da parte di un governo che ha già eliminato gli sconti sull’elettricità e, come appena anticipato, i sussidi generali sul gasolio, due azioni che secondo i malesi hanno fatto aumentare i costi.

Qual è il problema? Senza adeguati sussidi, con l’aumento dei costi e con una crescita non adeguatamente rapida a livello micro, c’è il rischio che le piccole attività commerciali siano costrette ad incrementare i prezzi.

Insomma, per la Malesia tagliare la spesa e al tempo stesso stimolare la crescita è un’impresa ardua. “Il governo dovrà trovare il giusto equilibrio. Una comunità forte sosterrà la crescita e la crescita ci consentirà di fare qualcosa in più”, ha auspicato Bernard Yap, della società di revisione contabile EY, a This Week in Asia.

Cosa succederà a Kuala Lumpur?

La Malesia spende più di quanto guadagna dal 1998. Quest’anno il governo punta a ridurre il deficit al 3,8% del pil dal 4,1% del 2024.

Anwar potrebbe essere tentato di annunciare misure populiste il mese prossimo, a soli due anni dalla fine del suo mandato, ma gli esperti sostengono che sarebbe meglio spendere denaro ampliando i programmi di aiuti dell’esecutivo.

È qui, tuttavia, entrano in scena i dazi che complicano dannatamente entrambe le mosse. In ogni caso, il mese scorso Kuala Lumpur ha distribuito un sussidio universale una tantum in contanti di 100 ringgit (23,70 dollari USA) per le necessità primarie, in aggiunta ai sussidi mirati già esistenti per i redditi medi e bassi del Paese.

“Sebbene l’allentamento delle norme fiscali possa aumentare i consumi nel breve termine, indebolirebbe la credibilità fiscale nel lungo termine”, ha affermato Saifuddin di Kenanga.

Sulla base del sondaggio SME Outlook 2025/26 condotto dalla Small and Medium Enterprises Association of Malaysia (SAMENTA), intanto, è emerso che il 65% delle pmi della Malesia ritiene che l’economia sia sulla strada giusta e il 91% prevede ricavi stabili o in crescita nei prossimi sei mesi. Tuttavia, il 70% ha dichiarato di avere meno di sei mesi di riserve di liquidità, mentre il 40% ha indicato l’inflazione come la sfida più grande.

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