Stati Uniti: NFP da record nel 2018. Fed più flessibile, ma prudente

I dati sul mercato del lavoro hanno confermato un buono stato di salute dell’economia statunitense. Ora diventa più difficile per la Federal Reserve giustificare la sospensione del percorso di rialzi dei tassi d’interesse

Stati Uniti: NFP da record nel 2018. Fed più flessibile, ma prudente

A dicembre negli Stati Uniti sono stati creati 312 mila nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli, un dato di gran lunga superiore alle 185.000 unità stimate dagli analisti.

Il dato diffuso venerdì scorso dallo US Bureau of Labor Statistics conferma la solida tendenza del 2018, anno nel quale Oltreoceano sono stati creati in totale 2,6 milioni di posti di lavoro. L’anno ancora precedente, il 2017, i settori non agricoli della prima economia del mondo hanno generato 2,2 milioni di posti di lavoro.

Positiva anche la dinamica dei salari, cresciuti, sempre a dicembre 2018, del 3,2% anno su anno rispetto il 3,1% atteso. Tuttavia, il tasso di disoccupazione è salito al 3,9% dal 3,7% di novembre, complice il balzo del tasso di partecipazione, passato ai massimi dal 2014 al 63,1%.

“Dopo la brutta lettura dell’indice ISM manifatturiero di giovedì, i dati del lavoro sembrano abbiano riportato un pò di sereno tra gli investitori. I dati confermano un buono stato di salute dell’economia statunitense e hanno battuto le attese su tutti i fronti”, spiega Vincenzo Longo, Market strategist per IG.

Anche la crescita dei salari confermerebbe il miglioramento della qualità del lavoro negli Stati Uniti. Secondo Longo ora diventa più difficile per la Federal Reserve giustificare la sospensione del percorso di rialzi dei tassi d’interesse con figure di questo tenore.

“Continuiamo a credere che la Fed prenda atto del sensibile aumento dei rischi dell’economia globale e preferisca attendere maggiori indicazioni prima di riprendere il sentiero dei rialzi dei tassi d’interesse. Escludiamo al momento un passo indietro, ovvero un taglio dei tassi, manovra che non sarebbe giustificata dai fondamentali macroeconomici, prosegue l’esperto di IG.

Non si può quindi trascurare la brutta indicazione sui dati rilasciati dall’ISM, che tra l’altro hanno mostrato un crollo della componente degli ordinativi industriali: “Crediamo che in questo momento gli operatori possano apprezzare più dei buoni dati che allontanino il pericolo di una forte contrazione dell’attività economica che non brutti dati che aprano a un atteggiamento accomodante della Fed”, conclude Longo.

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