Sistemi di allerta crisi: cosa occorre rilevare ogni trimestre?

Una guida utile contenente i consigli operativi sui sistemi di allerta crisi. Cosa bisogna rilevare trimestralmente?

Sistemi di allerta crisi: cosa occorre rilevare ogni trimestre?

La riforma della crisi d’impresa, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 febbraio 2019, impone nuovi doveri e responsabilità in capo al management e agli organi di controllo (revisori e sindaci) introducendo i cosiddetti sistemi di allerta.

Se da un lato il legislatore ha imposto l’obbligo di nomina del revisore per tutte le società con un fatturato superiore ai 4 milioni di euro (e/o 4 milioni di totale attivo, e/o più di 20 dipendenti), da un altro lato ha imposto alle imprese il dovere di organizzare un assetto organizzativo capace di prevenire la crisi d’impresa (art. 2086 c.c.).

Vediamo dunque quali sono le rilevazioni trimestrali che dovranno essere svolte dalle imprese ai sensi della normativa riguardante i sistemi di allerta.

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Indicatori crisi d’impresa: fondamentali ma non esaustivi

Al fine della verifica periodica di segnali anticipatori della crisi d’impresa, ogni imprenditore deve adottare un assetto adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa.

Per il tramite del CNDCEC (consiglio nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili), sono stati individuati 7 indicatori di allerta che, a partire dal 15 agosto 2020 (salvo proroghe), dovranno essere monitorati dalle imprese con cadenza trimestrale.

L’imprenditore, per evitare segnalazioni all’OCRI (organismo di composizione della crisi d’impresa) e fornire al revisore incaricato le informazioni necessarie a valutare la società, è tenuto a fare una serie di verifiche trimestrali (sistemi di allerta interna).

Questo genere di analisi non può essere ritenuto adeguato con i soli 7 indicatori previsti dal CNDCEC. Tali indici infatti sono fondamentali ma non esaustivi al fine di individuare eventuali situazioni di crisi e permettere all’organo di controllo societario di valutare lo stato di salute aziendale.

Per anticipare la crisi d’impresa è necessario quindi organizzare un sistemi di allerta interna completo, comprendente vari strumenti, capaci di valutare e quantificare il rischio della società.

Sistemi di allerta crisi: consigli operativi

La svolta epocale nella gestione d’impresa introdotta dal codice della crisi ha portato alla nascita di numerosi software per assolvere alla normativa dei sistemi di allerta.

Tuttavia, la maggior parte di questi strumenti, non tiene in considerazione ciò che le migliori prassi delineano come strumenti da utilizzare per la verifica trimestrale.

Per «best practice» consideriamo quindi i consigli operativi provenienti da fonti istituzionali coinvolti nella genesi della normativa:

  • Rilevazione degli Early Warnings (fonte: quaderno 71 ODCEC Milano);
  • Calcolo dei 7 indicatori della crisi d’impresa (fonte: CNDCEC);
  • Calcolo dello score quantitativo, analisi di bilancio e attività di benchmarking settoriale sistema Cebi - Cerved (fonte: gruppo di lavoro del CNDCEC - Documenti Sole24Ore);
  • Analisi ultime 12 segnalazioni Centrale Rischi (necessaria alla rilevazione degli Early Warnings).

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Il sistema di rilevazione descritto, essendo composto da un’insieme composito di vari tipi di analisi, permette di aumentare l’affidabilità degli accertamenti trimestrali. Aumentando la possibilità di prevedere la crisi senza incappare nei cosiddetti «falsi positivi».

La responsabilità del revisore nella riforma della crisi d’impresa

L’analisi trimestrale svolta in maniera analitica da parte della società pone il revisore incaricato nelle migliori condizioni per esprimere un giudizio sullo stato di salute dell’impresa. Cosa che non accadrebbe in presenza dei soli 7 indicatori individuati dal CNDCEC.

Ai sensi dei sistemi di allerta, qualora fosse rilevato uno stato di crisi all’interno della società, il revisore è tenuto a segnalarlo tramite PEC al management che, entro 30 giorni, deve provvedere a fornire al revisore una risposta sulle soluzioni pratiche da adottare per ridurre il rischio d’impresa.

Tuttavia, una soluzione per così dire imprenditoriale, ovvero una scelta posta in essere dal management che esula da una valutazione economico-finanziaria comprensibile in maniera diretta dal revisore, potrebbe porre l’organo di controllo societario in una condizione di incapacità di giudizio.

Questo perché il revisore, essendo un professionista, è estraneo dalle valutazioni imprenditoriali. Si pensi ad esempio all’introduzione di una nuova linea di prodotti, a politiche di prezzo, a un cambio di fornitori ecc.

Ricordiamo inoltre che in caso di mancata segnalazione, qualora la società andasse in default, la normativa estende la responsabilità al revisore incaricato.

Conclusione: aumentare l’affidabilità dei sistemi di allerta interna

Per le ragioni descritte poc’anzi, è di fondamentale interesse da parte dell’organo di controllo dell’impresa a far sì che le società adottino un assetto organizzativo votato alla pianificazione e al risk management.

Un approccio di rilevazione superficiale espone il revisore a valutare situazioni aziendali con le quali il professionista ha poca confidenza (scelte imprenditoriali).

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