Riforma scuola: cosa c’è sul tavolo del governo Pd-M5S

La riforma della scuola rappresenterà una delle grandi sfide poste al nuovo governo giallorosso. Tra linee comuni e disaccordi Pd e M5S fanno del riformare il sistema scolastico un punto fondamentale del proprio programma di governo.

Riforma scuola: cosa c'è sul tavolo del governo Pd-M5S

La riforma della scuola, questo uno dei temi protagonisti del nuovo governo, il neonato giallorosso formato da Pd-M5S, in fase di formazione. Un cambiamento sostanziale della scuola, pensato tenendo conto di chi ci lavora e dei servizi che offre, è un’esigenza ora più che mai sentita.

Sebbene sembri un’ovvietà, in Italia il tema scuola è sempre difficile da trattare ed è stato più volte oggetto di riforme fortemente contrastate dall’opinione pubblica; impossibile non dimenticare le proteste attorno alla riforma Gelmini.

Ma la situazione attuale non è molto cambiata da allora e tra classi “pollaio”, stipendi inadeguati alla media UE, decine di migliaia di precari in attesa di stabilizzazione e la richiesta di abolizione del numero chiuso all’università, la carne al fuoco è tanta, urgente e in attesa di risposte.

Obiettivi questi difficili da raggiungere, soprattutto nel breve periodo, ma che si pongono all’attenzione del nascente governo come confermato dalle parole del premier bis Giuseppe Conte durante il suo discorso al Quirinale; è arrivato il momento di pensare a “un’istruzione di qualità e aperta a tutti”, spiega il premier sul tema della riforma scuola.

Per mantenere la “parola” servirà il sostegno di tutti, o almeno di una buona parte delle forze politiche in campo. La maggioranza dovrà per forza confrontarsi sul tema scuola e arrivare a seguire un percorso comune che, in alcuni casi, presenta visioni molto simili.

Riforma scuola: le proposte di legge giallorosse

Uno dei primi temi emersi sono le cosiddette classi pollaio; aule con 28-30 ragazzini che passano la giornata violando, inconsapevolmente e non per loro colpa, ogni qualsivoglia norma di sicurezza che nell’odierno sistema scolastico sembrano quasi non dover esistere.

L’abolizione di queste sovraffollate classi è una delle proposte di legge esposte dai 5 Stelle e accolta con favore in commissione cultura anche dai dem. La proposta pentastellata mira alla possibilità di abolire le classi in sovrannumero arrivando in modo graduale a una situazione stabile di 20-22 alunni ad aula.

Il problema delle classi troppo numerose non riguarda solo la difficoltà di rispettare gli standard di sicurezza, ma incide anche sulla didattica: per un insegnante fare lezione a 30 ragazzi non solo non è semplice ma, inevitabilmente, porta a perdere di vista esigenze e problematiche specifiche degli alunni.

Riforma scuola, gli stipendi dei docenti

Sul tavolo politico altro tema caro alla scuola è la valorizzazione dei docenti e dei precari. Torna alla ribalta, anche se forse non si è mai placato, il problema legato agli stipendi degli insegnanti italiani che continuano a essere tra i fanalini di coda delle classifiche europee.

Anche l’obiettivo di raggiungere la media UE nel breve periodo non è proprio fattibile, tuttavia Pd e M5S stanno dimostrando la volontà di mettere mano alla scottante questione.

Non bisogna scordare che l’allora governo Renzi aveva provveduto a sostenere la formazione del personale scolastico, amministrativi compresi, con l’erogazione del bonus da 500 euro.

Una riforma della scuola per combattere il precariato

Altro grande nodo da sciogliere è quello del precariato, tema caldo visto il recente sfumare della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del tanto sbandierato decreto salva precari.

Decreto che avrebbe previsto l’avvio di percorsi abilitanti da concludere con concorso straordinario (ma non selettivo, ci sarebbe stato un posto per ogni candidato) a tutti i supplenti con alle spalle tre anni di servizio negli ultimi otto.

L’idea non è piaciuta molto ai 5 Stelle che al concorso straordinario, chiedono invece un concorso unico che sia aperto a tutti, precari e non. Lucia Azzolina, responsabile scuola della Camera del M5S, spiega che è necessario “un concorso nazionale e non regionale dove chi ha maggior punteggio sceglie la sede e si impegna a restarvi con un vincolo che può essere di tre o cinque anni, poi si vedrà”.

Questo soprattutto per evitare “vincitori di un concorso, ad esempio in Sicilia, non possano entrare di ruolo perché quei posti si sono persi nei meandri dei trasferimenti. Sta accadendo ed è assurdo”, spiega ancora Azzolina.

Una trattativa, non troppo semplice probabilmente, si renderà necessaria su questo punto considerando che i criticati concorsi regionali da parte dei 5 Stelle, sono iniziati proprio sotto il governo Renzi.

Università, abolire il numero chiuso?

Il discorso non può poi che spostarsi sul fronte università che vede da tempo sul suo tavolo la proposta per un superamento del numero chiuso. Un discorso aperto dove l’unica vera ipotesi che rimane in piedi e implementare un ingresso a medicina con metodo francese; le selezioni vengono fatte il secondo anno.

Oggetto di interesse sono anche gli aumenti alle borse di specializzazione che hanno visto spalancarsi una porta con l’avvio di un percorso in questo senso ad opera del ministro dell’istruzione Bussetti e della ministra della salute Grillo.

Infine, un ultimo punto su cui le due maggioranze di governo si trovano in accordo riguarda la necessità di puntare sull’implementazione di nuovi percorsi di accesso a dottorati e ricerca; soprattutto dopo l’ultimo scandalo scoppiato all’università di Catania. M5S e Pd sono concordi nel trovare una strada che eviti che i tanti giovani e brillanti cervelli italiani vadano all’estero a caccia del proprio futuro.

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