Per rispondere alla domanda di servizi educativi in estate, in una provincia italiana le scuole potrebbero rimanere aperte anche nel mese di luglio.
L’arrivo delle vacanze estive è il momento preferito da tantissimi studenti di tutta Italia, che possono finalmente rilassarsi e divertirsi al mare o in montagna. Per molti genitori che lavorano, però, la fine della scuola potrebbe complicare la gestione dei figli: senza una baby-sitter o dei nonni che possano occuparsi dei più piccoli, i centri estivi ricreativi diventano una soluzione obbligatoria seppure costosa.
Stanno quindi emergendo nuove proposte per mantenere le scuole aperte a luglio in modo da garantire la continuità dei servizi educativi per le famiglie che ne hanno bisogno. Un’alternativa decisamente più economica rispetto ai centri privati.
A presentare la proposta di mantenere le scuole aperte in estate, nel mese di luglio, è stata la Provincia Autonoma di Trento. Come funziona il progetto e cosa prevede?
Scuole aperte anche a luglio: la proposta della provincia di Trento
Nelle ultime settimane si è discusso a lungo sulla proposta della ministra del Turismo di ridurre le vacanze estive e modificare il calendario scolastico in modo da destagionalizzare il turismo. Ad oggi, invece, emerge un nuovo documento programmatico per rispondere alla domanda di servizi per il periodo estivo.
Nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza provinciale (NADEF) 2026-2028, c’è un capitolo dedicato «all’implementazione di attività estive innovative» per bambini e ragazzi. In particolare, si prevede la possibilità di apertura delle scuole in estate, nel mese di luglio, per sostenere le famiglie che ne hanno bisogno.
Il progetto si rivolge ai bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 14 anni, ovvero coloro che frequentano scuole primarie e secondarie di primo grado. La copertura finanziaria per il progetto è pari a 7,8 milioni di euro per gli anni 2026, 2027 e 2028.
Non si tratta però di una mera estensione dell’attività curricolare, ma di un’apertura straordinaria degli edifici scolastici rivolta a tutti i bambini e ragazzi per promuovere la socialità, la pratica sportiva, gli stili di vita sani e l’educazione civica. Una sorta di centro ricreativo dove gli studenti possono incontrarsi e socializzare.
Scuola aperta in estate: come funziona e quali sono le attività
L’apertura degli istituti scolastici promossa dalla provincia di Trento prevede la possibilità di partecipare ad attività ricreative nei mesi estivi per bambini e ragazzi i cui genitori sono impegnati nel lavoro. L’obiettivo della scuola estiva non è quello di replicare orari e programmi scolastici, come precisa anche la Nota di aggiornamento, ma piuttosto di proporre esperienze laboratoriali, attività all’aperto e progetti tematici che valorizzino le competenze trasversali degli studenti.
Verranno quindi attivate collaborazioni con enti e associazioni del territorio o del Terzo Settore per promuovere attività formative sulla cittadinanza attiva, sul benessere e sulla prevenzione.
A pochi mesi dalla fine della scuola e dall’arrivo dell’estate, però, rimangono ancora diversi nodi da sciogliere sulla possibilità di tenere aperti gli istituti anche nei mesi estivi. Le consigliere provinciali Lucia Maestri e Paola Demagri hanno sottolineato che non sono ancora state chiarite le informazioni operative sulle modalità di iscrizione, sulle scuole coinvolte, sul calendario delle attività e sui costi per le famiglie.
Nuove modifiche al calendario scolastico?
Oltre alla possibilità di prolungare le attività scolastiche anche ai mesi estivi, con attività di laboratorio e ricreative, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha spesso ribadito la necessità di modificare il calendario scolastico e unificarlo ad altri modelli europei - come Francia e Germania - dove la pausa estiva è più breve (circa 6-8 settimane) e si prevedono stop più frequenti alle lezioni nel corso dell’anno scolastico.
Le principali ragioni che spingono il ministro verso questa linea sono due:
- in primo luogo diversi studi hanno dimostrato che una pausa estiva di tre mesi può risultare un fattore negativo soprattutto per i bambini e ragazzi che provengono da contesti più svantaggiati e rischiano di perdere alcune delle competenze acquisite nel corso dell’anno scolastico;
- in secondo luogo si vogliono ridurre le disuguaglianze sociali che spingono alcune famiglie a prenotare viaggi, corsi, centri estivi, rispetto ad altre che per condizioni economiche non hanno queste possibilità. Di qui la proposta di destagionalizzare il turismo.
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