Svolta per i precari della scuola. Dopo 36 mesi di supplenza scatta il risarcimento fino a 24 mensilità

Laura Pellegrini

20 Gennaio 2026 - 15:37

La Cassazione conferma il diritto al risarcimento e alla stabilizzazione per i docenti che hanno subito la reiterazione di contratti a termine oltre i 36 mesi.

Svolta per i precari della scuola. Dopo 36 mesi di supplenza scatta il risarcimento fino a 24 mensilità

Il mondo della scuola deve fare i conti con contratti precari e supplenze che possono protrarsi per anni e anni senza sicurezze. Sempre più spesso i docenti vengono assunti con contratti a termine, spesso annuali, senza alcuna stabilizzazione per coprire i posti vacanti.

Finalmente la normativa consente di richiedere un risarcimento fino a 24 mensilità per i precari che hanno subito la reiterazione di contratti a termine oltre i 36 mesi. Si tratta di una svolta molto importante per la scuola e per i lavoratori precari che possono ottenere un indennizzo pari al doppio rispetto a quanto previsto precedentemente.

Questa importante occasione, introdotta dal D.L. n. 131 del 2024, noto come Decreto Salva infrazioni, tutela i diritti di tutti gli insegnanti che hanno subito l’abuso dei contratti a termine da parte della Pubblica Amministrazione. Ma il risarcimento non è automatico: vediamo come ottenerlo.

Precari oltre i 36 mesi: quando spetta il risarcimento

La sentenza n. 30779/2025 della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro (pubblicata il 23 novembre 2025), rappresenta una decisione fondamentale per il settore scolastico, in particolare per gli Insegnanti di Religione Cattolica (IRC), ma si può applicare a tutti i docenti precari.

I giudici di piazza Cavour hanno confermato il diritto al risarcimento del danno (cosiddetto «danno eurounitario») per il personale scolastico che ha superato i 36 mesi di supplenze su posti vacanti e disponibili senza essere stato immesso in ruolo.

Ciò significa che tutti i lavoratori precari, inclusi docenti e personale ATA, possono ora richiedere un risarcimento da un minimo di 4 e fino a un massimo di 24 mensilità dall’ultimo stipendio qualora abbiano subito un abuso di contratti a termine da parte della pubblica amministrazione.

La svolta sta proprio nel raddoppio dell’indennizzo previsto per i lavoratori della scuola (che dapprima era fissato a 12 mensilità), giustificato dal rafforzamento della tutela contro l’abuso dei contratti a termine.

Come richiedere l’indennizzo per lavoratori precari

Come abbiamo accennato, l’indennizzo non è automatico ma deve essere richiesto dal lavoratore tramite un’azione giuridica. Affinché si possa ottenere il risarcimento, devono sussistere diverse condizioni:

  • anzitutto, il superamento dei 36 mesi di servizio, che rappresenta la soglia dell’illegittimità;
  • ci deve essere lo svolgimento di un servizio “qualificato”, cioè prestato su posti vacanti e disponibili;
  • infine, l’impossibilità di partecipare a concorsi utili all’immissione in ruolo, prima del raggiungimento dei 36 mesi.

Se sussistono tutte queste condizioni, il lavoratore precario può procedere con l’azione giudiziaria. Spetterà quindi al giudice definire l’importo del risarcimento tenendo contro di una serie di fattori:

  • la gravità dell’abuso dei contratti a termine;
  • la durata complessiva dei contratti e il loro numero in successione;
  • eventuali danni ulteriori dimostrati dal lavoratore, che potranno essere riconosciuti oltre all’indennizzo base.

Anche la tempestività nella richiesta può fare la differenza: il docente dovrà impugnare il contratto a termine entro 180 giorni dalla sua scadenza, trasmettendo l’impugnazione al Ministero tramite raccomandata A/R o PEC.

Il doppio canale di reclutamento

La decisione dei giudici vuole sottolineare che, dopo 36 mesi di precariato, la stabilizzazione dei lavoratori sia l’unica soluzione efficace per porre fine al precariato strutturare nel comparto scuola. Basti pensare che ogni anno ci sono migliaia di cattedre che restano senza titolare di ruolo, mentre aumentano i contratti a termine che cercano di nascondere il problema.

Secondo la Corte, quindi, una soluzione utile per combattere il precariato è il doppio canale di reclutamento che prevede da un lato l’organizzazione di concorsi ordinari periodici, e dall’altro lato il ricorso all’assunzione basato su graduatorie per titoli e servizi, da cui attingere direttamente per immissioni in ruolo e stabilizzazioni certe e definitive.

Il doppio canale di reclutamento andrebbe a valorizzare le competenze del personale docente e le aspirazioni degli idonei, riducendo il fenomeno del precariato scolastico.

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