Chi è Vincenzo Schettini e cos’è successo al professore e volto del progetto social “La Fisica Che Ci Piace”?
È bufera intorno a Vincenzo Schettini, volto del progetto social “La Fisica Che Ci Piace”, un docente di fisica nelle scuole superiori che negli anni ha affiancato al lavoro scolastico una forte presenza online, unendo il suo stipendio da professore a un’attività extra da influencer.
Negli ultimi giorni, il professore di fisica è tornato al centro dell’attenzione prima per alcune dichiarazioni rilasciate nel podcast The Bsmnt di Gianluca Gazzoli, e in seguito per una testimonianza anonima di un ex studente.
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Chi è Vincenzo Schettini
Vincenzo Schettini, nato nel 1977, è un docente di fisica, divulgatore scientifico e conduttore televisivo, conosciuto dal grande pubblico come ideatore del progetto social “La Fisica Che Ci Piace”. Laureato in fisica all’Università degli Studi di Bari, oggi insegna presso l’I.I.S.S. “Luigi dell’Erba” di Castellana Grotte, in provincia di Bari.
Nel 2015 ha lanciato il canale YouTube “La Fisica Che Ci Piace”, pubblicando brevi video con esperimenti e spiegazioni accessibili, caratterizzati da un linguaggio diretto e da toni informali. Nel tempo il progetto si è esteso anche ad altre piattaforme social, tra cui Facebook, Instagram e TikTok, consolidando la sua popolarità nel panorama della divulgazione scientifica italiana.
“La cultura messa in vendita”: l’inizio della bufera su Schettini
Vincenzo Schettini è finito al centro delle polemiche dopo le recenti discussioni legate alle sue dichiarazioni rilasciate nel corso del podcast The Bsmt.
In quell’occasione il professore ha affermato che:
“Gli insegnanti che sono a scuola adesso, come me, cominceranno a proporre i loro contenuti online, magari anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato, e perché la buona cultura non deve essere in vendita? Dobbiamo uscire dal cliché che la conoscenza debba essere gratuita per tutti”.
Il dibattito sui social si è infiammato intorno alle sue parole, con critiche che vertevano sia sul ruolo della scuola pubblica sia sul significato del diritto all’istruzione. Diversi utenti hanno interpretato le affermazioni di Schettini come una legittimazione della monetizzazione della cultura, sottolineando che l’idea di pagare per accedere ai contenuti educativi può suonare contraddittoria se proposta da un insegnante della scuola pubblica, dove l’istruzione è un diritto garantito dalla Costituzione.
La polemica ha assunto un’altra dimensione quando, oltre alla discussione pubblica, sono emerse accuse di un ex studente sul metodo didattico adottato, ponendo ulteriori interrogativi sulla commistione tra impegno scolastico, presenza sui social e criteri di valutazione.
La testimonianza dell’ex studente
A riaccendere il caso è ora la testimonianza anonima di un ex studente, che sarebbe stato alunno di Schettini tra il 2018 e il 2019, che descrive un’attività didattica spesso intrecciata alla produzione di contenuti per i social.
Secondo il suo racconto, pubblicato dal magazine online Mowmag, durante alcune lezioni, le spiegazioni alla lavagna avrebbero lasciato spazio alla registrazione di video destinati al suo canale YouTube. Un metodo che, stando alla sua testimonianza, avrebbe sottratto tempo alla didattica tradizionale.
Il punto più delicato riguarda però il sistema di valutazione. L’ex studente sostiene che le dirette pomeridiane sugli argomenti delle interrogazioni prevedessero un meccanismo di bonus legato alla partecipazione nei commenti. Reaction e like ricevuti durante le live si sarebbero tradotti in incrementi di voto.
“Ogni commento veniva valutato istantaneamente dal prof tramite reaction: un pollice in su valeva 0.25 punti, un cuore mezzo punto. Più ne accumulavi, più ti alzava il voto all’interrogazione del giorno dopo”.
Inoltre, in un passaggio del podcast, lo stesso Schettini aveva raccontato il proprio metodo di insegnamento:
“durante la live, costringevo i miei studenti di scuola a connettersi. Dicevo ai miei ragazzi che oggi pomeriggio devo fare la live su YouTube [...] e io domani interrogo sulla lezione che devo fare oggi pomeriggio”.
A supporto della testimonianza dello studente, circolano in rete clip estrapolate da vecchie dirette, diventate virali nelle ultime ore.
La replica di Schettini
Vincenzo Schettini ha respinto le accuse, definendo la ricostruzione parziale e non verificata.
“Mi sono ritrovato descritto, da una dichiarazione anonima, come l’insegnante che non sono, senza che la cosa sia stata minimamente verificata e senza che sia stata contattata la dirigente scolastica”.
Il professore ha ribadito di aver sempre affiancato strumenti digitali alle lezioni in presenza, sostenendo che l’utilizzo delle piattaforme online possa rappresentare un supporto utile allo studio.
Inoltre, molti studenti della scuola di Castellana Grotte hanno manifestato il loro stupore per la polemica che si è abbattuta sul professore di fisica. Un’alunna ha affermato che Schettini non ha mai imposto di guardare i suoi video o le sue dirette per ottenere voti più alti, ma che invitava a seguirle come forma di approfondimento, come quando un insegnante consiglia un libro o un documentario.
In merito alle dichiarazioni sulla cultura, ha chiarito - tramite un video pubblicato sui suoi canali social - di non aver mai inteso proporre una scuola a pagamento, ma di aver voluto distinguere tra scuola pubblica gratuita e attività culturali extra-scolastiche, che possono includere corsi, libri o altri prodotti a pagamento. Afferma di avere il diritto, in quanto insegnante - al pari di altre professioni - di spendere il proprio mestiere, e che le lezioni private non sono mai state gratuite.
“Ho parlato di cultura, non ho parlato di scuola e non ho parlato di istruzione. [...] Se credete davvero che la cultura debba essere gratuita e accessibile a tutti, allora andate dentro un museo e pretendete di entrare gratis”.
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