Reddito di cittadinanza europeo contro la crisi: la proposta per rilanciare l’economia

Reddito di cittadinanza europeo: potrebbe essere questa la soluzione per rilanciare l’economia dopo la crisi provocata dalla diffusione del Coronavirus?

Reddito di cittadinanza europeo contro la crisi: la proposta per rilanciare l'economia

Reddito di cittadinanza europeo per rilanciare l’economia dopo la crisi dettata dalla diffusione del Coronavirus? È - almeno teoricamente - una possibilità da prendere in considerazione, visto che secondo molti esperti sarebbero diversi i vantaggi sui mercati in caso di introduzione di un reddito di cittadinanza europeo.

A parlare nuovamente di reddito di cittadinanza europeo - o meglio detto “People’s Quantitative Easing” - è Pino Arlacchi su Il Fatto Quotidiano, in un approfondimento riguardante il funzionamento di questa misura e i vantaggi che comporterebbe.

Un progetto simile all’helicopter money autorizzato dal Governo di Hong Kong, con il quale l’Esecutivo ha deciso di rilanciare l’economia dopo il calo subito a causa dello stop forzato delle attività riconoscendo 10.000 dollari di HK (l’equivalente di circa 1.180,00€) in contanti a ciascuno dei sette milioni di residenti permanenti maggiorenni della regione amministrativa speciale.

Si tratterebbe, invece, di una misura differente dal reddito di cittadinanza riconosciuto in Italia, visto che con il People’s Quantitative Easing i soldi verrebbero dati ad ogni cittadino indipendentemente dal reddito percepito.

Reddito di cittadinanza europeo: le differenze con quello italiano

Già prima dell’introduzione del reddito di cittadinanza nel nostro Paese vi abbiamo spiegato che il nome scelto dal Movimento 5 Stelle non era il più appropriato.

Il progetto originario del reddito di cittadinanza, di cui si è cominciato a parlare nel lontano 18° secolo, prevedeva infatti un reddito uguale per tutti e non soggetto ad alcuna condizione. La misura introdotta dal Governo Conte (M5S-Lega), invece, risponde più ai criteri del reddito minimo garantito, in quanto utile per garantire un sostegno economico a quei soggetti che vivono sotto la soglia di povertà.

Il progetto descritto dal People’s Quantitative Easing, invece, è più simile al reddito di cittadinanza e risponde alle caratteristiche dell’helicopter money.

Nel dettaglio, come spiegato da Pino Arlacchi sul Fatto Quotidiano, la proposta di un reddito di cittadinanza europeo consisterebbe nel riconoscimento di una somma consistente che la BCE (Banca Centrale Europea) andrebbe ad erogare direttamente nelle tasche dei cittadini (maggiorenni) degli Stati membri.

Un trasferimento diretto che avrebbe però dei vincoli: a coloro che beneficerebbero del reddito di cittadinanza europeo, infatti, verrebbe chiesto di spendere quanto ricevuto in un preciso arco di tempo. I soldi, quindi, andrebbero a finire immediatamente nell’economia reale.

Ma quanto costerebbe una tale misura? Come spiegato dall’economista dell’Università di Oxford, John Muellbauer, nel caso in cui con il reddito di cittadinanza europeo verrebbero erogati 500 euro mensili ci sarebbe un costo totale di circa 1.500 miliardi di euro ogni anno (se si considerano solamente i 275 milioni di adulti dell’Eurozona iscritti alle liste elettorali). Una cifra importante, pari all’11% del PIL dei 19 Paesi che sarebbero interessati da una tale misura.

Reddito di cittadinanza europeo: vantaggi e svantaggi per l’economia

È bene specificare che ad oggi tra le misure pensate dalla BCE per risollevare l’economia una volta che l’emergenza Coronavirus sarà conclusa non figura l’introduzione del reddito di cittadinanza europeo.

Quella descritta, quindi, per il momento è solamente una proposta che comunque comporterebbe dei vantaggi notevoli. Ad esempio, trattandosi di un bonus e non di un prestito, questo non andrebbe a gravare né sui bilanci degli Stati né su quelli delle famiglie stesse e di conseguenza non ci sarebbe un aumento dell’indebitamento.

Inoltre, con il People’s Quantitative Easing ci sarebbe un contributo importante per l’unificazione dell’Eurozona in quanto - specialmente per i Paesi del Sud (Francia e Italia comprese) potrebbe esserci un aumento del PIL vicino al 2%.

Certo, una tale misura andrebbe allo stesso tempo a creare inflazione; ma d’altronde è da tempo che la BCE insegue - senza particolare successo - questo obiettivo.

Lo svantaggio, invece, potrebbe dipendere dal fatto che non esiste un modo (o meglio, non è così semplice farlo) per controllare che le risorse vengano riversate nell’economia europea. In molti, infatti, potrebbero decidere di spendere le risorse avute nell’acquisto di prodotti d’importazione.

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