Giappone alla resa dei conti: ecco cosa deve fare il successore di Ishiba

Redazione Money Premium

25 Settembre 2025 - 06:34

Il successore di Shigeru Ishiba dovrà affrontare tre nodi cruciali: l’inflazione sul riso, il peso del debito pubblico e la fragilità di un’LDP minacciata dall’ascesa del populismo.

Giappone alla resa dei conti: ecco cosa deve fare il successore di Ishiba

Le dimissioni di Shigeru Ishiba segnano una nuova fase di incertezza per il Giappone. In meno di un anno di governo, l’ex premier ha dovuto cedere il passo dopo due sconfitte elettorali consecutive dell’LDP, travolta dal malcontento popolare. Alla base della crisi, l’aumento dei prezzi al consumo: l’inflazione ha superato il 3% annuo, il livello più alto da oltre 40 anni, e il riso – alimento cardine della dieta giapponese – ha registrato rincari superiori al 15% su base annua in alcune aree urbane.

Dietro a questa fiammata c’è una politica agricola che da decenni favorisce la protezione dei produttori: quote limitate alla coltivazione, sussidi agli agricoltori e dazi sulle importazioni fino al 778% sul riso estero. Una strategia che in passato garantiva voti nelle aree rurali, ma che oggi è percepita come una gabbia che aggrava la scarsità e alimenta i prezzi.

La situazione economica non è meno drammatica sul fronte finanziario. Il Giappone detiene il più alto debito pubblico tra i paesi sviluppati, pari a circa il 260% del PIL. Solo nel 2025, il bilancio statale prevede 32,4 trilioni di yen (circa 219 miliardi di dollari) destinati al servizio del debito. I rendimenti dei titoli di stato trentennali sono vicini al 2%, un livello che non si vedeva da quasi due decenni, segnale di crescente sfiducia dei mercati.

La fragilità politica amplifica la crisi economica. L’LDP, che governa ora in minoranza, ha perso consensi a vantaggio di movimenti populisti come il Sanseito, in grado di attrarre voti grazie a campagne contro l’élite politica e in favore di maggiore spesa pubblica. Il rischio è un ritorno alla “politica delle porte girevoli”, con governi effimeri che si succedono senza affrontare le cause strutturali della crisi.

Sul fronte della leadership emergono due candidati con visioni opposte:

  • Sanae Takaichi: linea dura conservatrice, contraria agli aumenti dei tassi della Bank of Japan e favorevole a politiche fiscali espansive. Una scelta che potrebbe portare sollievo alle famiglie ma anche spingere l’inflazione oltre la soglia del 3–4%.
  • Shinjiro Koizumi: figura giovane e popolare, figlio di un ex premier, ha guadagnato visibilità per la gestione delle scorte di riso. Appoggiato dagli ambienti economici, rappresenta una linea più prudente sul fronte fiscale, ma dovrà dimostrare di saper mantenere il consenso senza esperienza politica consolidata.

L’esito della sfida non determinerà solo la direzione dell’LDP, ma anche la stabilità del terzo più grande mercato mondiale. Se il nuovo premier non riuscirà a controllare i prezzi e ridurre le tensioni interne, il Giappone rischia un ritorno a governi deboli e brevi, terreno fertile per il populismo e per una politica di spesa che potrebbe aggravare ulteriormente il già enorme debito nazionale.