Un Paese ricco (di poveri). Questi sono i dati che raccontano la nuova Italia

Alberto De Pasquale

18/10/2025

In Italia crescono soprattutto i patrimoni delle famiglie già ricche. Ecco il dato che segnala perché quelle “normali” sono più povere di 15 anni fa.

Un Paese ricco (di poveri). Questi sono i dati che raccontano la nuova Italia

Dal punto di vista patrimoniale, l’Italia è uno dei Paesi più solidi in Europa.

La ricchezza delle famiglie è tanta, abbastanza diversificata (anche se fortemente basata sugli immobili) e in crescita. Rappresenta circa il 16% di quella complessivamente detenuta nell’Ue, risultando inferiore solo a quella delle famiglie tedesche (29%) e francesi (20%).

Cosa dicono i dati

Alla fine del 2024, le famiglie italiane sono arrivate a detenere una ricchezza netta (ossia il totale delle attività reali e finanziarie meno le passività) di circa 11.700 miliardi di euro, secondo Banca d’Italia. L’anno prima era di poco più di 11 mila miliardi, mentre alla fine del 2022 era di circa 10.600 miliardi. A questo ritmo è ragionevole pensare che alla fine del 2025 potrebbe superare quota 12 mila miliardi. Eppure, c’è anche un dato in contrazione, che rappresenta un sintomo del perché questa crescita sta andando a vantaggio di pochi e sottolinea l’impoverimento del ceto medio.

Come noto, la ricchezza media mette in relazione la ricchezza netta detenuta nel Paese e la popolazione residente. Secondo i Conti Distributivi della Ricchezza tenuti dalla Banca d’Italia, oggi la ricchezza media delle famiglie italiane è di circa 426 mila euro, nettamente cresciuta (nominalmente) rispetto ai valori di quindici anni fa: nel 2010 era di circa 375 mila euro. La media, comunque, da sola non può spiegare il livello di concentrazione della ricchezza in un Paese. Senza scomodare altri parametri, come il coefficiente di Gini o le percentuali sulla ricchezza detenuta dal 5% o dal 10% delle famiglie più ricche in Italia (monitorati nel tempo dalla Banca d’Italia), c’è un dato molto eloquente per tipo di misurazione e implicazione: la ricchezza mediana.

Il calo della ricchezza mediana in Italia

Mentre quella media è semplicemente la ricchezza totale suddivisa per il numero dei nuclei, la ricchezza mediana è quella che si trova esattamente a metà, dividendo il 50% di famiglie con ricchezza inferiore a questo valore e il 50% di famiglie al di sopra di questa soglia. A differenza della ricchezza media, che può essere falsata da valori estremi, come nel caso dei cosiddetti super ricchi, la mediana è un valore più preciso, perché rappresenta maggiormente il patrimonio familiare “tipo” nel Paese.

Sempre secondo i Conti tenuti dalla Banca d’Italia, nel 2025 la ricchezza mediana delle famiglie è di circa 156 mila euro: è quindi questo il valore che divide i nuclei italiani in due metà numericamente equivalenti. Interessante è la tendenza negli ultimi quindici anni. Mentre la ricchezza media delle famiglie nel 2025 risulta cresciuta del 13% rispetto al 2010, la ricchezza mediana è diminuita del 21%. In altri termini la ricchezza media delle famiglie è cresciuta perché è aumentata la ricchezza netta complessiva in Italia, anche se l’arricchimento c’è stato soprattutto per quelle che erano già benestanti.

Discorso diverso, invece, per la ricchezza mediana, che restituisce una fotografia più nitida riferita al ceto medio. Diminuendo il valore della ricchezza mediana, si è quindi abbassata la soglia che divide la metà delle famiglie più ricche dalla metà delle famiglie più povere: oggi con poco più di 150 mila euro di patrimonio familiare si è già nel 50% più ricco del Paese, mentre nel 2010 ne servivano quasi 200 mila. E se si aggiunge il fattore inflazione, l’impoverimento è ancora più forte.