Prenotare vacanza online, la “cancellazione non rimborsabile” è vietata

Vacanze prenotate online, in caso di cancellazione della prenotazione è vietata la clausola “non rimborsabile” in quanto vessatoria. Lo ha stabilito il tribunale di Trapani.

Prenotare vacanza online, la “cancellazione non rimborsabile” è vietata

A chi non è mai capitato di prenotare un albergo online e poi dover disdire all’ultimo momento? Adesso però c’è una grande novità per tutti i viaggiatori: la clausola “cancellazione non rimborsabile” è vietata a meno che non venga firmata e accettata dal cliente.

Questo perché il tribunale di Trapani ha riconosciuto questa clausola come una pratica scorretta e vessatoria; vale a dire che si deve considerare inesistente laddove manchi l’esplicito consenso da parte di chi prenota la vacanza su uno dei tanti siti dedicati, come Booking e Trivago. In altre parole, per l’accettazione della non rimborsabilità non basta aderire alle condizioni generali del contratto ma serve una clausola specifica.

Ciò significa che in caso di cancellazione della prenotazione online, l’albergatore non potrà sempre pretendere il pagamento dell’intera somma, soprattutto in presenza di un congruo anticipo.

La “cancellazione non rimborsabile” sulle prenotazioni online è vietata

Il giudice di pace di Trapani ha emesso una sentenza che piacerà molto alle centinaia di migliaia di italiani che prenotano le vacanze online, ma meno agli albergatori: la clausola che prevede la non rimborsabilità in caso di cancellazione del prezzo pagato per l’albergo è vietata.

Questa condizione, infatti, ha carattere vessatorio e quindi svantaggioso per il cliente, pertanto può essere valida solo se viene accettata e firmata singolarmente. In altre parole, senza esplicita accettazione da parte del cliente la somma pagata deve sempre essere restituita quando la prenotazione viene cancellata.

La sentenza in esame è del 14 ottobre 2019 e riguarda la richiesta di rimborso di un cliente che aveva prenotato una vacanza sul sito Booking.com, ma in seguito aveva deciso di cancellare la prenotazione a causa di un errore. L’albergatore però, forte della dicitura “non rimborsabile” aveva rifiutato la restituzione della somma pagata in anticipo.

Il giudice di pace, invece, ha dato ragione al cliente e ha stabilito quanto segue:

“...le clausole che impongono il pagamento di una penale in caso di disdetta, ovvero che indicano l’adesione all’offerta alberghiera come «non rimborsabile» sono, a tutti gli effetti, delle clausole vessatorie, efficaci solo se firmate dal cliente; con la conseguenza che, quando si prenota on line, l’eventuale spunta della casella delle condizioni generali di contratto non sostituisce la clausola relativa al pagamento della penale non ha alcun effetto giuridico se non specificamente approvata.”

L’albergatore non solo ha dovuto restituire la somma versata dal cliente ma anche la cifra stabilita dal giudice per le spese legali.

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