Pmi: stop a Irpef, Ires e Imu nel 2020 - la proposta della Cgia

Lockdown anche per le tasse: questa la cura per l’economia italiana proposta dalla Cgia di Mestre

Pmi: stop a Irpef, Ires e Imu nel 2020 - la proposta della Cgia

Lockdown per le tasse. Per la Cgia di Mestre, la cura del coronavirus per l’economia italiana passa dallo stop alle imposte per le micro e piccole imprese con un fatturato fino a 1 milione di euro annuo che “in assenza di un forte taglio dei costi fissi, rischiano di chiudere definitivamente”.

Cgia: stop a tasse erariali per piccole imprese

La Cgia di Mestre ha proposto, con uno studio uscito oggi, sabato 9 maggio, l’azzeramento per tutto il 2020 delle imposte erariali per micro e piccole imprese, “ovvero stop a Irpef, Ires e Imu sui capannoni”. Tale misura porterebbe a un mancato gettito pari a poco più di 28 miliardi di euro: “un taglio delle entrate molto importante, ma necessario”.

Tantissime piccole attività, infatti, senza un taglio simile, finirebbero per chiudere comunque e per sempre, “causando un buco nel bilancio statale nell’anno successivo”.

Le attività, spiega la Cgia di Mestre, dovrebbero in ogni caso versare le tasse locali per non penalizzare Regioni e Comuni.

Questa misura di alleggerimento fiscale coinvolgerebbe, fra ditte individuali, lavoratori autonomi, liberi professionisti e società di persone, 4,9 milioni di individui, per l’89% circa di tutte le attività economiche del Paese.

Scendendo nel dettaglio, la Cgia stima che all’erario verrebbero a mancare €28,3 miliardi così suddivisi: “22,7 miliardi di Irpef; 4,2 miliardi di Ires; 779 milioni di imposta sostitutiva versata dalle partite Iva che hanno aderito al regime forfettario e 500 milioni di euro circa di Imu sui capannoni”.

Sindaci e Governatori continuerebbero comunque a incassare dalle attività con meno di 1 milione di euro di fatturato “3 miliardi di Irap, 2,5 miliardi di Imu e 1,6 miliardi di addizionale regionale Irpef e 610 milioni di euro di addizionale comunale Irpef”. Alle autonomie locali, nel 2020, arriverebbero quindi da micro e piccole imprese 7,7 miliardi di euro.

Rischiamo moria senza precedenti

Ma per la Cgia bisognerebbe andare anche oltre. “Solo con un drastico taglio delle tasse e una forte iniezione di liquidità a fondo perduto possiamo salvare il mondo delle piccole imprese. Altrimenti rischiamo una moria senza precedenti che desertificherà tantissime zone produttive e molti centri storici di piccole e grandi città”.

Per il segretario della Cgia Renato Mason il modello da imitare è quello della Germania. Lì le misure anti COVID-19 hanno raggiunto i 50 miliardi di euro: le micro aziende con fino a 10 addetti hanno ricevuto, giusto nel giro di qualche giorno, fino a 15 mila euro di trasferimenti diretti.

“Certo, la Germania ha un debito pubblico che è la metà del nostro, ma se non aiutiamo aiutiamo il popolo delle partite Iva, queste ultime rischiano di saltare e con loro una buona parte dell’occupazione”.

In Italia, infatti, al netto di dipendenti pubblici e servizi finanziari, il 60% dei lavoratori è impiegato presso aziende con meno di 20 addetti. In una situazione simile, è meglio che a indebitarsi sia lo Stato centrale, “che sicuramente subirà un forte aumento del debito pubblico” che rimarrà comunque solvibile grazie alle misure messe in campo dalla Bce.

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