Startup e PMI innovative: incentivi fiscali per chi investe

Il Decreto attuativo che disciplina le modalità di accesso agli incentivi fiscali per chi investe in startup e PMI innovative è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Le novità spiegate.

Startup e PMI innovative: incentivi fiscali per chi investe

Novità per chi investe in startup e PMI innovative in merito agli incentivi fiscali previsti: il decreto attuativo MISE-MEF che ne disciplina le modalità di accesso, sia nel caso di persone fisiche che di società, è stato pubblicato su Gazzetta Ufficiale.

Cosa cambia? Innanzitutto per gli investimenti in capitale di rischio nelle startup innovative si passa dalle aliquote che andavano dal 19 al 27% a un’aliquota unica del 30%, e poi si estendono gli incentivi a tutte le PMI innovative.

Una notizia positiva per la Borsa Italiana e quindi per il mercato del Bel Paese. Infatti, anche se le IPO sul mercato AIM Italia sono aumentate, la capitalizzazione complessiva del mercato italiano è scesa del 30% dal 1996 ad oggi.

Come riportato da IR Top Consulting, il decreto vuole favorire le PMI innovative anche in seguito al sostegno già garantito lo scorso dicembre dalla Commissione Europea. Essa aveva sancito la conformità degli incentivi agli Orientamenti europei sugli aiuti di Stato destinati a promuovere gli investimenti per il finanziamento del rischio.

Soddisfatta Anna Lambiase, Amministratore Delegato di IR Top Consulting:

“La pubblicazione dell’atteso decreto PMI innovative è il segnale dell’importanza attribuita dal Governo al ruolo delle PMI e alla crescita del mercato dei capitali per il futuro dell’economia italiana. Si amplia la platea di investitori su AIM Italia, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole medie imprese, e in particolare saranno agevolate le IPO che coinvolgono un target di investitori che beneficiano di un vantaggio immediato del 30%. Nel medio-lungo termine, considerando l’elevato numero di PMI Innovative non ancora quotate, sempre più imprenditori sceglieranno la via della quotazione come fonte alternativa per la raccolta di capitale per la crescita, ampliando l’universo investibile e rendendo possibile lo sviluppo di OICR che investono prevalentemente in PMI Innovative su AIM Italia.”

Cosa si intende per PMI innovativa e quali sono gli incentivi

È giusto precisare che per PMI innovative si intendono le società di capitali con meno di 250 dipendenti e un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro che soddisfino almeno due dei seguenti requisiti:

  • abbiano sostenuto spese in ricerca e sviluppo per una quota pari ad almeno il 3% del maggiore valore tra costo e valore della produzione;
  • siano titolari di una privativa industriale o di un software registrato;
  • la forza lavoro è costituita per almeno 1/3 da titolari di laurea magistrale o per almeno 1/5 da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori.

Gli incentivi fiscali approvati per chi investe in PMI innovative vengono differenziati in due categorie:

1) per le persone fisiche. L’incentivo sarà una detrazione Irpef del 30% dell’ammontare investito, per un conferimento massimo di 1 milione di euro;

2) per le persone giuridiche. Per le società di capitali si tratta di una deduzione dall’ammontare imponibile a fini Ires pari al 30% dell’investimento, con soglia fissata a 1,8 milioni di euro.

Si possono detrarre/dedurre solo gli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio 2017 in startup e PMI innovative regolarmente iscritte nella relativa sezione speciale del Registro delle imprese.

Ecco spiegate tutte le principali novità contenute nel testo.

Gli investimenti ammessi

Per avere diritto alle agevolazioni bisogna aver investito in startup o PMI innovative anche non residenti in Italia, purché vi abbiano una sede produttiva o una filiale, siano in possesso dei requisiti richiesti e residenti in Stati UE o Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo.

Gli investimenti in PMI innovative valgono se queste hanno ricevano l’investimento iniziale prima della prima vendita commerciale su un mercato o entro i 7 anni dalla prima vendita commerciale. Sono considerate valide ai fini degli incentivi anche quelle che superano questo limite ma sono considerate ancora in fase di espansione o nelle fasi iniziali di crescita fino a 10 anni dalla prima vendita commerciale. Devono però attestare di non aver dimostrato a sufficienza il loro potenziale di generare rendimenti, e aver effettuato un investimento in capitale di rischio sulla base di un business plan relativo a un nuovo prodotto o un nuovo mercato geografico superiore al 50% del fatturato medio annuo dei precedenti 5 anni.

Le PMI in questione possono anche essere incubatori certificati oppure organismi di investimento collettivo del risparmio che investono prevalentemente in startup innovative o PMI innovative ammissibili, o anche società di capitali che detengono azioni o quote di startup innovative non detenute per la negoziazione.

Un esempio di PMI innovativa che potrebbe già godere di questi nuovi effetti del decreto è Confinvest, l’azienda leader come market dealer di oro fisico da investimento che a fine giugno ha comunicato di aver iniziato il processo di quotazione in Borsa Italiana sul mercato AIM Italia..

A chi spettano gli incentivi e chi non ne ha diritto

Le agevolazioni si applicano sia a persone fisiche che a società, sia su investimenti diretti che indiretti effettuati tramite organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società di capitali che investono prevalentemente in startup o PMI innovative. In quest’ultimo caso, però, le agevolazioni spettano in misura proporzionale agli investimenti effettuati da tali società.

Non sono previsti incentivi se gli investimenti sono effettuati tramite organismi di investimento collettivo del risparmio e società a partecipazione pubblica; se si investe in imprese in difficoltà, che hanno ricevuto aiuti di Stati illeciti che non siano stati integralmente recuperati, e ancora se sono imprese del settore della costruzione navale, del carbone o dell’acciaio.

Sono esclusi anche i soggetti che possiedono partecipazioni, titoli o diritti nella startup innovativa o nella PMI innovativa ammissibile oggetto dell’investimento.

Si perde il diritto alle agevolazioni in caso di cessione anche parziale a titolo oneroso delle partecipazioni o quote ricevute in cambio degli investimenti agevolati; in caso di riduzione di capitale, e se le società in cui si investe perdono uno o più requisiti previsti (si può controllare nel registro delle imprese, che viene periodicamente aggiornato).

Non si considerano cause di decadenza dall’agevolazione i trasferimenti a titolo gratuito o a causa di morte del contribuente.

A quanto ammonta il risparmio

Le persone fisiche possono detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 30% dell’investimento, fino a un massimo di 1 milione di euro. Anche la deduzione Ires per le società che investono è pari al 30%, per un importo che non deve essere superiore a 1.800.000 euro.

Le agevolazioni spettano fino a un ammontare complessivo non superiore a 15 milioni di capitale investito per ciascuna startup o PMI. Nel calcolo rientrano tutti i conferimenti agevolabili ricevuti dall’impresa nei periodi di imposta di vigenza del regime agevolato. Le agevolazioni possono essere cumulate con altri incentivi disposti dal decreto legge n.179/2012.

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I documenti utili

Per usufruire dell’agevolazione fiscale l’investitore deve avere una certificazione della startup o PMI che attesti di non aver superato il limite dell’importo per cui spetta l’incentivo. Questo documento deve essere rilasciato entro 60 giorni dall’investimento.

Serve inoltre una copia del piano di investimento della startup o PMI in cui vi siano informazioni dettagliate sul tipo di attività imprenditoriale, prodotti, andamento previsto o attuale, profitti e vendite. Le disposizioni del presente decreto si applicano in relazione agli investimenti effettuati nei periodi di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2016.

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Argomenti:

Investimenti PMI Startup

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