Mio padre era titolare di una tabaccheria, una delle più antiche di Napoli. La licenza comunale era la n. 10 ottenuta a fine ‘800 da sua madre.
“Passava Matilde Serao con la sua carrozza e si fermava a Piazza Vittoria; percorreva tutta Via Calabritto e poi andava al giornale” mi raccontava con orgoglio. Anch’io ho lavorato in quei 15 metri quadri, fino ai primi anni dell’Università, 15 metri ma che contenevano un universo. Entravano professori universitari, graduati dell’ Arma, medici e gli altri negozianti della strada. C’era un piccolo sgabello di legno, “o’ scannetiello” attorno al quale, nonostante lo spazio angusto si creava un capannello di pensionati, tutti intorno alla figura carismatica di quella combriccola, seduta sul trono.
Carlo, si chiamava, ed aveva l’abilità, a suo dire, di leggere i segni degli avvenimenti della settimana per convertirli in numeri del lotto. All’epoca c’era una sola estrazione, il sabato pomeriggio e fino a quell’evento, anche all’ultimo minuto, si cercava di interpretare il fato. Di fianco la tabaccheria, in un buco altrettanto angusto, c’era un’ edicola. Enzo era il titolare della relativa licenza, molto amico di mio padre. Avevano gli stessi orari: “ciao Enzo”, “ciao Mario”, si salutavano la mattina alle 7 e alla sera alle 21. La gente si fermava prima all’edicola per i giornali e poi da mio padre per il fumo. Ricordo in particolare un professore universitario, sociologo, che entrava nella tabaccheria con una quantità di giornali infinita, tutti sotto il braccio. Sceglieva con attenzione altrettanti sigari, in particolare i Toscani, con uno già fumante nella bocca.
Il modello tabaccheria: licenza, “aggi” e margini
Il mercato dei prodotti da fumo e da inalazione (inclusi quindi tabacco tradizionale e prodotti alternativi) è stimato in circa 23 miliardi di euro per l’Italia nel 2024.
Lo scorso anno c’è stata un’inversione rispetto al consueto trend declinante: le vendite di sigarette sono aumentate di circa 370 milioni, dopo vent’anni di calo continuo.
Anche il segmento delle sigarette elettroniche cresce: sempre nel 2024 si è registrato un +29%, per un valore di mercato stimato attorno a 759 milioni di euro.
Nonostante ciò, in Italia sono attive oggi circa 51.000 tabaccherie (dati Federazione Italiana Tabaccai), erano 56.000 nel 2010. Il settore perde in media 400 esercizi all’anno. Il motivo principale sono i margini ridotti.
La licenza è il primo asset: il concessionario gode del diritto di commercializzare i prodotti del monopolio ed incassare i relativi “aggi” derivanti da tabacchi, lotterie, giochi. Per ottenere una licenza di tabacchi “ex novo” si parla di un investimento minimo di circa 50.000 euro. Per acquistare una tabaccheria già avviata i valori oscillano tra 120.000 e 300.000 euro, in base alla zona, agli aggi e al volume d’affari. I processi amministrativi sono mediamente complessi. L’ Autorità competente è l’ADM – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ex AAMS) che rilascia, revoca e regolamenta la licenza. Sono comunque necessari una serie di requisiti in capo al cessionario come: fedina penale pulita, antimafia (D.Lgs. 159/2011), regolarità contributiva e fiscale (DURC, visura), divieto di cumulo con altre attività incompatibili (es. distributore di carburanti). La durata dell’iter per concessioni ex novo varia da 6 mesi a 18 mesi. Il subentro è più rapido, circa 90 gg..
Per i prodotti del tabacco lavorato la percentuale dell’aggio è stabilita per legge al 10% del prezzo di vendita al dettaglio. Per i giochi (gratta & vinci, lotterie) la percentuale scende all’ 8%. Per i valori bollati, l’aggio è al 5%. Per altri servizi (pagamenti bollette, ricariche, etc) la percentuale si aggira tra il 5 e 6%. Con ricavi così risicati, i costi operativi devono essere contenuti, per questo è un’attività condotta principalmente a livello familiare.
Il modello tradizionale vive una fase complessa. La pressione sanitaria e normativa continua a mettere in difficoltà i prodotti classici, sempre più scoraggiati da campagne di prevenzione e politiche antifumo comunitarie (Tobacco Products Directive). Parallelamente, il mercato illecito erode ulteriori quote di ricavi: secondo le stime, circa il 2,3% dei consumi nazionali viaggia su canali irregolari, generando un’evasione fiscale da centinaia di milioni di euro e spostando domanda dalle rivendite autorizzate al circuito criminale. In questo contesto, i costi operativi aumentano — affitti, energia, digitalizzazione obbligata e adempimenti amministrativi — comprimendo ulteriormente i margini e rendendo più urgente la necessità di diversificare l’offerta e trasformarsi in punti multiservizio. Infine l’ultima manovra di bilancio prevede un aumento delle accise sui tabacchi che causerà un incremento dei costi di tali prodotti.
Il modello di business delle edicole tradizionali
Dal punto di vista burocratico, l’apertura di un’edicola ha un iter più semplice di quello delle tabaccherie: non esiste una licenza statale e l’autorizzazione è in capo al Comune, tramite lo Sportello Unico Attività Produttive (SUAP). Il primo passaggio è la SCIA, ossia la Segnalazione Certificata di Inizio Attività: è una comunicazione che si invia online al SUAP del Comune e che permette di aprire l’attività quasi immediatamente, allegando la planimetria del locale o del chiosco e l’eventuale richiesta di occupazione di suolo pubblico, se l’edicola è su strada. Gli altri adempimenti sono quelli usuali per l’avvio di attività commerciali: partita IVA, posizione INPS e iscrizione alla Camera di Commercio. Non sono richiesti corsi professionali o abilitazioni specifiche. Per la fornitura di giornali e riviste, una rete locale assegna l’edicola a un distributore della zona ed è lui a decidere cosa e quanto fornire. Non è un modello libero: è un retaggio della filiera della carta stampata.
L’investimento iniziale è contenuto, mediamente sui 15.000/20.000 euro. Acquisire un’edicola già avviata invece ha costi più elevati: si passa dai 100.000 euro per un’attività in zone periferiche fino a 200.000 euro e oltre per un’edicola in area centrale. Le edicole «vecchia gestione» si basano sulla vendita di quotidiani e periodici, attraverso lo strumento del “conto vendita”. Il gestore non acquista la merce, riceve i giornali dal distributore locale, li espone e vende. A fine giornata/settimana comunica i resi (pubblicazioni non vendute) e paga al distributore solo ciò che è stato effettivamente venduto; nessun rischio di invenduto (teoricamente), ma nessuna possibilità di scegliere quantità e prodotti. Il ricavo è rappresentato, anche in questo settore, dall’aggio (mediamente tra il 18 ed il 25%), calcolato sul prezzo di copertina. Nonostante non compra la merce, l’edicola deve anticipare i pagamenti al distributore (il reso arriva dopo) e sostiene tutti i costi operativi. Il sistema è entrato in crisi (-70% in 15 anni delle vendite di quotidiani su carta stampata) travolto dalla digitalizzazione dell’informazione.
La svolta per entrambi i settori
Ci sono molti aspetti che accomunano i due settori nella svolta e nel cambiamento.
Le filiali bancarie in Italia sono diminuite del 40% e gli uffici postali sono scesi del 21%. L’assenza di questi presidi è pronunciata soprattutto nei piccoli comuni e nell’Italia meridionale. La conseguenza più marcata è la diminuzione di servizi finanziari di capillarità con caratteristiche di fiducia e con orari di servizio lunghi. In più va considerato anche l’aspetto della relazione umana che resta un asset immateriale potentissimo e che le filiali bancarie ancora possedevano.
Tabaccherie ed edicole si stanno inserendo in questo spazio vuoto. Il modello che si sta delineando è quello del negozio–servizio. Entrambe si stanno trasformando in micro-hub multifunzionali, anche grazie ad alcune riforme legislative, soprattutto per le edicole. Dal 2018 in poi, con la riforma del settore editoriale, l’edicola può vendere qualsiasi tipo di merce (no food fresco) ed offrire anche servizi finanziari: pagamenti pagoPA, ricariche, rinnovo abbonamenti ATM ecc. e può entrare nei circuiti digitali. Un altro aspetto fondamentale è arrivato quando l’e-commerce ha capito che edicole e tabaccherie potevano rappresentare l’anello mancante della catena logistica. Amazon, InPost, Bartolini e GLS hanno iniziato a cercare punti di ritiro in città con tre caratteristiche: posizione centrale, orari lunghi e presidio umano. Secondo dati SNAG (Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai), diventare punto Amazon Locker o pick-up può generare tra il 10% e il 25% di fatturato aggiuntivo all’anno.
La prossimità è diventata un valore economico
Nel commercio moderno, sopravvive solo chi risolve problemi, non chi vende un prodotto. Mentre tutto diventa digitale, la fiducia rimane fisica. Il futuro dei servizi passa dal negozio sotto casa, è su questo aspetto che si concentra il futuro di tabaccherie ed edicole. Chi vuole entrare oggi nel business deve valutare la localizzazione strategica, l’“aggio” storico dell’area, la possibilità di offrire prodotti innovativi (e-cig, stick riscaldati del nuovo comparto delle sigarette elettroniche), servizi complementari (pagamenti, ricariche, giochi), e la visione digitale.
C’è però un’altra dimensione, meno economica e più sociale, che probabilmente non resisterà a queste trasformazioni. Le tabaccherie e le edicole hanno rappresentato luoghi di memoria e identità, spesso tramandate di padre in figlio, parte del tessuto umano delle città italiane. Riacquisire spazi per un commercio di vicinato è importante all’epoca dell’e-commerce e dei grandi player, ma le storie come quelle di Mario ed Enzo in una via elegante di Napoli difficilmente ritorneranno.