Centri migranti in mezzo all’oceano: il terribile piano del governo inglese per fermare gli sbarchi

Migranti: la soluzione drastica di Boris Johnson per fermare gli sbarchi illegali sarebbe costruire centri di detenzione per richiedenti asilo su isole sperdute nell’oceano. Scoppia la polemica.

Centri migranti in mezzo all'oceano: il terribile piano del governo inglese per fermare gli sbarchi

Il primo ministro inglese Boris Johnson avrebbe in mente soluzioni drastiche per i migranti richiedenti asilo: l’evacuazione in centri tipo “ostelli” costruiti in mare aperto, sulle isole britanniche sperdute nell’Atlantico. Ma non è finita qui, perché si starebbe pensando anche a Moldova, Papua Nuova Guinea e Marocco. come i Paesi che potrebbero ospitare questi centri per richiedenti asilo.

Lo ha rivelato una fuga di notizie partita dal Financial Times, secondo cui il segretario di Stato per gli Affari Interni Priti Patel avrebbe esaminato la possibilità di creare centri asilo offshore per migranti lontanissimi dal territorio britannico. Questa notizia ha scatenato una forte condanna da parte dell’opposizione e degli esperti di diritto di asilo, che lo ha definito un “piano disumano, completamente impraticabile e incredibilmente costoso”.

Il Guardian, che ha visionato le carte top secret, ha rivelato però che dietro questo piano non ci sarebbe il Ministero dell’Interno, ma direttamente qualcuno al 10 di Downing Street. I documenti visti dal quotidiano britannico rivelano che i funzionari del Foreign Office hanno respinto le proposte ma suggeriscono che il governo ha lavorato per settimane a un piano di detenzione all’estero per i migranti.

Migranti: svelato il piano di Johnson per i richiedenti asilo

Secondo quanto riferito dal FT, il governo ha chiesto ai funzionari di prendere in considerazione la creazione di un centro per immigrati su Ascension Island, un’isola dell’oceano Atlantico meridionale che è dipendenza di Sant’Elena e quindi territorio britannico con la regina Elisabetta come Capo di Stato.

La mente che avrebbe escogitato questo piano, però, sarebbe nessuno all’ufficio dell’Interno, riporta il Guardian, ma Johnson e qualcuno di molto vicino a lui.

Negli ambienti politici conservatori si parla da anni di imitare alcuni aspetti del sistema di immigrazione australiano, incluso il famoso sistema a punti per filtrare gli immigrati in base alle loro competenze e grado di istruzione, così da raggiungere un’immigrazione qualificata.

Tuttavia i centri offshore sono una misura ben più controversa. Nati in Australia nel 2013 come parte di una strategia per ridurre gli arrivi via mare, prevedono il collocamento per chi raggiunge il Paese in strutture di detenzione situate in Papua Nuova Guinea o nella vicina isola di Nauru.

I centri per l’immigrazione in mare aperto violano i diritti umani

Il governo australiano afferma che questa misura ha azzerato il numero di sbarchi clandestini, ma l’opinione pubblica internazionale e i gruppi per i diritti umani denunciano una situazione molto grave: da questi campi sono emerse migliaia di testimonianze e racconti di abusi e sofferenze, violenze e casi di autolesionismo. Più della metà delle segnalazioni riguardano i bambini che vivono in questi centri, la maggior parte dei quali ha pensieri suicidi.

Nei primi anni 2000 David Blunkett, l’allora segretario degli Interni del governo Blair, aveva lanciato una serie di proposte per la costruzione di centri di immigrazione offshore lontani dal Regno Unito e dall’Unione europea. All’epoca si erano presi in considerazione Paesi come Marocco, Tanzania, Somalia. I piani sono stati poi abbandonati poiché dichiarati “irrealizzabili” e insensati, poiché queste zone - anziché offrire un rifugio sicuro a coloro che fuggono da guerre e persecuzioni - li avrebbero tenuti in contatto con il loro Paese d’origine.

Colin Yeo, avvocato esperto in immigrazione e diritto di asilo, ha detto al FT che il governo potrebbe trovarsi in un territorio legale incerto se dovesse tentare di portare a termine questo piano.

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