Le relazioni bilaterali tra Regno Unito e Cina stanno attraversando una fase molto delicata. Al centro del dibattito vi sono le accuse di spionaggio cinese, il ruolo della Cina nell’economia britannica e, soprattutto, la controversa approvazione della “super-ambasciata” cinese vicino a Tower Bridge, a Londra.
Secondo un parere legale di Lord Banner, uno dei principali avvocati urbanistici britannici, l’approvazione del progetto potrebbe essere illegale se il governo Starmer avesse dato assicurazioni anticipate a Pechino, configurando una “predeterminazione effettiva o apparente” della domanda di pianificazione. Il parere, commissionato da un gruppo di residenti contrari al progetto, evidenzia che il complesso di 20.000 metri quadrati, destinato a diventare la più grande ambasciata d’Europa, presente non poche problematiche.
Il Guardian riferisce che la Cina ha ripresentato la domanda di pianificazione poche settimane dopo l’insediamento del governo laburista nel 2024, e il presidente Xi Jinping ha sollevato la questione direttamente con Starmer durante una telefonata ad agosto 2024. In un successivo incontro al G20 di novembre 2024, Starmer ha confermato a Xi di aver “preso provvedimenti” richiamando la domanda per una revisione. I residenti, rappresentati da Mark Nygate della Royal Mint Court Residents Association, stanno raccogliendo fondi per un’eventuale revisione giudiziaria in caso di approvazione. Lord Banner sottolinea che, sebbene non vi siano prove formali di “assicurazioni” date a Pechino, una promessa del primo ministro potrebbe compromettere l’obiettività del processo decisionale.
L’accusa del Daily Telegraph
In questo contesto, il Daily Telegraph accusa il governo di Keir Starmer per il suo atteggiamento ritenuto troppo «accomodante» verso Pechino, come dimostrato dai viaggi della cancelliera Rachel Reeves in Cina per attrarre investimenti. Secondo il Daily Telegraph, il Regno Unito starebbe sopravvalutando la propria dipendenza dalla Cina, sacrificando la propria dignità per mantenere relazioni cordiali con Pechino. L’articolo evidenzia che, nonostante la Cina sia la seconda economia mondiale, il suo peso nel commercio britannico è limitato: nel 2023, si è classificata solo come il quinto partner commerciale, con esportazioni per 28 miliardi di sterline, in calo del 12% rispetto all’anno precedente. Gli investimenti cinesi nel Regno Unito sono altrettanto marginali, rappresentando appena lo 0,2% del totale, con casi come il ritiro del gruppo Jingye da British Steel che dimostrano una scarsa attrattiva del mercato britannico per le aziende cinesi.
Secondo un’analisi pubblicata su Chatman House, nella sua recente strategia di sicurezza nazionale, il governo ha riconosciuto che «negli ultimi anni sono aumentati i casi di spionaggio cinese, interferenze nella nostra democrazia e minacce alla nostra sicurezza economica». Casi documentati di intimidazione di attivisti di Hong Kong residenti nel Regno Unito, tentativi di ingerenza nel Parlamento britannico e attacchi informatici rappresentano probabilmente solo la punta dell’iceberg, secondo l’analisi. Il direttore dell’MI5, l’agenzia di intelligence interna del Regno Unito, ha dichiarato nel suo aggiornamento annuale sulle minacce che l’agenzia ha agito nell’ultima settimana per neutralizzare una minaccia cinese alla sicurezza nazionale.
Il caso dei due presunti «spioni»
Ad alimentare il dibattito è stato il caso, nelle scorse settimane, di Christopher Cash, ex ricercatore parlamentare, e di Christopher Berry, accademico, che hanno sempre sostenuto la propria innocenza, sono stati incriminati ai sensi dell’Official Secrets Act nell’aprile 2024. Sono stati accusati di aver raccolto e fornito informazioni riservate a Pechino tra dicembre 2021 e febbraio 2023. L’accusa contro i due uomini è di aver passato informazioni politicamente sensibili a un agente dell’intelligence cinese, che poi sono state consegnate a un alto membro del Partito Comunista Cinese. Entrambi gli uomini negano le accuse. Tuttavia, il capo del Crown Prosecution Service (CPS) ha affermato che il caso si è arenato in tribuale perché non è stato possibile ottenere dal governo prove che indicassero la Cina come una minaccia alla sicurezza nazionale. Tuttavia, come riporta la Bbc, Downing Street insiste sul fatto che la decisione di ritirare le accuse è stata presa dal CPS, senza il coinvolgimento di alcun ministro, membro del governo o consigliere speciale.
La replica del Global Times
Dalle colonne del Global Times, la replica alle accuse del Daily Telegraph non si fa attendere e la testata del Partito comunista accusa il giornale inglese di essere parte di una narrativa occidentale volta a demonizzare la Cina. L’articolo si concentra su un altro caso riportato dal Daily Telegraph: il progetto di una fabbrica di turbine eoliche della cinese Ming Yang Power nelle Highlands scozzesi, che secondo alcuni rappresenterebbe “un’enorme minaccia” per la sicurezza nazionale britannica. Il Global Times definisce queste accuse come un “riciclo” di vecchie narrazioni che dipingono gli investimenti cinesi come rischi di spionaggio, senza prove concrete.
Citando Li Guanjie, ricercatore dell’Accademia di Shanghai, il giornale cinese sostiene che tali critiche siano una strategia politica di fazioni conservatrici britanniche per influenzare le decisioni del governo Starmer, spingendo verso una linea più dura contro la Cina. Il Global Times evidenzia i benefici economici del progetto di Ming Yang, che con un investimento di 1,5 miliardi di sterline potrebbe creare fino a 1.500 posti di lavoro in Scozia e supportare la transizione energetica britannica. Sottolinea inoltre il vantaggio competitivo della Cina nella produzione di turbine eoliche, con costi inferiori del 40% rispetto ai rivali occidentali, essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di «decarbonizzazione» del Regno Unito entro il 2030.