Il governo del Regno Unito intende vendere dati pubblici anonimizzati, e la mossa sembra sensata: ce ne sono in abbondanza, e ogni minuto se ne accumulano di nuovi. Secondo le proiezioni della Commissione Europea, le aziende britanniche del settore raccoglieranno quest’anno ricavi per 30 miliardi di euro; considerando l’intera UE, si arriva a 145 miliardi.
Ma come si stabilisce un prezzo per l’informazione? I dati sono il nuovo petrolio, ma non si vendono al barile e non hanno una quotazione giornaliera. Mentre il greggio costa lo stesso sia per una compagnia aerea che per un produttore di giocattoli, il valore dei dati varia in base all’uso che se ne fa. Non si esauriscono e sono non rivali, cioè possono essere utilizzati da più soggetti contemporaneamente.
C’è anche un valore temporale dell’informazione: nei mercati finanziari, ad esempio, i dati sono più redditizi per chi può agire su di essi per primo. E i margini sono alti: la società statunitense Gartner, che vive di analisi e dati, registra un margine lordo del 74%, simile a quello del software aziendale.
Non sorprende che si parli sempre più di Data as a Service (DaaS), un modello spesso basato su abbonamenti, come nel caso di Bloomberg (finanza) o Nielsen (pubblicità). Anche parte dei dati pubblici britannici potrebbero essere venduti con questa logica, anche se altri — come i 137 milioni di esemplari, dinosauri inclusi, in corso di digitalizzazione al Natural History Museum — hanno cicli meno frequenti e costi significativi di conservazione e digitalizzazione.
Una sfida centrale sarà creare una vera e propria borsa dati, dove fornitori e utenti possano trovare un prezzo di compensazione, che consideri i costi di produzione e il valore d’uso. La Cina ha già avviato esperimenti simili: a Guiyang, esistono circa 50 borse dati, ma il volume d’affari resta limitato.
I giganti tech, però, restano imbattibili nel valorizzare l’informazione. Meta, ad esempio, non si limita più a vendere i dati agli inserzionisti: ora usa l’intelligenza artificiale per generare direttamente gli annunci, cuciti su misura in base al profilo utente. I governi non possono competere su questo piano, ma fornire gli strumenti digitali all’industria potrebbe essere comunque una seconda scelta vantaggiosa.
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