Lehman Brothers: l’economia mondiale a dieci anni dal crack del secolo

L’Ufficio studi di Money.it ripercorre le tappe salienti del decennio cominciato con il crack della banca d’affari americana, dalle cui ceneri è nato il bull market più longevo della storia

Lehman Brothers: l'economia mondiale a dieci anni dal crack del secolo

Dieci anni fa, il 15 settembre 2008, Lehman Brothers annunciò a sorpresa l’intenzione di avvalersi del Chapter 11 del Bankruptcy Code degli Stati Uniti. Il fallimento della quarta banca americana portò il panico sui mercati, dando vita ad una delle più profonde crisi finanziarie che il mondo abbia mai conosciuto.

Con un debito di oltre 600 miliardi di dollari, la banca d’affari statunitense superò di gran lunga il crack di WorldCom del 2002, aggiudicandosi il triste primato di maggior bancarotta della storia a livello mondiale.

Il fallimento di Lehman Brothers fu un vero shock per l’intera comunità finanziaria internazionale, già sotto pressione per i crescenti dissesti causati fin dal 2007 dalla deflagrazione della celebre bolla sui mutui subprime. In discussione vi era il ruolo di faro guida per l’economia mondiale degli Stati Uniti.

A dieci anni di distanza da questi eventi lo scenario è profondamente cambiato, con gli Usa tornati ad essere la guida mondiale di tutto il Mondo. L’Ufficio studi di Money.it ripercorre le tappe salienti di questo decennio.

Dieci anni dopo…


Elaborazione Ufficio studi Money.it

Dalle ceneri del sistema finanziario post Lehman Brothers è nato il mercato toro più longevo della storia. Con gli ultimi massimi assoluti toccati a fine agosto dall’indice S&P 500, Wall Street ha superato il mercato rialzista più lungo dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

Dai minimi del 9 marzo 2009, quando la crisi subprime e Lehman portò l’S&P 500 a un minimo di 666,79 punti, il mercato è cresciuto di oltre il 330 per cento. Questa percentuale sale al 620% se consideriamo i primi 100 titoli tecnologici statunitensi contenuti nell’indice Nasdaq 100.


Gli Stati Uniti sotto la presidenza di Barack Obama. L’andamento di quattro indicatori: tasso di disoccupazione, salari, Pil e tassi di interesse. La linea rossa verticale indica la data del fallimento di Lehman Brothers

Il rialzo delle Borse Oltreoceano è peraltro sostenuto dai fondamentali. Nel 2018 l’economia a stelle e strisce viaggia su livelli di pieno impiego, con l’ultimo dato sulla disoccupazione che ha confermato la stabilizzazione a valori vicini al 3,5%, i minimi del decennio, e un aumento anche qualitativo degli impieghi.

Barack Obama è stato il presidente che ha traghettato gli Stati Uniti in una delle più delicate fasi della loro storia. Dalla grafica si può vedere l’andamento dell’economia Usa durante gli otto anni di presidenza Obama: tasso di disoccupazione (linea bianca), salari orari su base annua (linea gialla), dei tassi di interesse Fed (linea rossa) e del Pil lordo trimestrale tendenziale (istogramma). Eppure, non tutto è andato come doveva.

Il cambio di paradigma nel mondo bancario


Fonte: Bloomberg Markets

L’infografica di Bloomberg mostra in maniera laconica gli effetti della crisi sul sistema bancario globale. Se alla fine degli anni ‘80 le principali istituzioni creditizie del pianeta erano giapponesi, oggi di quel quintetto ne rimane soltanto una.

Dei primi tre istituti che guidavano il mondo nei primi dieci anni del 2000 ben due (Royal Bank of Scotland e Citigroup) sono stati salvati dai propri Stati in seguito a delicate procedure di Bail out mentre Deutsche Bank oggi è completamente sparita dai radar della grande finanza mondiale tanto che per tenerla in vita si vocifera da anni la possibile operazione di fusione con l’altro ex colosso bancario tedesco Commerzbank.

Il 2018 ha consacrato l’ascesa nell’olimpo del credito mondiale di ben 5 istituti cinesi, mentre la bandiera del Vecchio Continente viene mantenuta nelle prime dieci posizioni solo grazie alla francese BNP Paribas.

La prossima crisi preoccupa i mercati

Quello che preoccupa principalmente i mercati in questa fase di “transizione” è l’eccessiva divergenza fra Stati Uniti, Europa e Cina sulla regolamentazione bancaria. Oltreoceano il Presidente Trump ha fatto della “deregulation” nel settore finanziario uno dei suoi cavalli di battaglia elettorale, anche se fino ad ora il tema è passato in secondo piano rispetto alla riforma fiscale e alla guerra dei dazi.

In Europa invece i vincoli patrimoniali sempre più stringenti sul fronte patrimoniale hanno zavorrato la redditività degli impieghi bancari in gran parte del decennio.

In questo quadro, il progressivo miglioramento dell’economia Usa potrebbe non essere una così buona notizia per noi europei in quanto spinge la Fed ad accelerare il percorso di normalizzazione dei tassi (già molto avanti rispetto a quello della Bce) e rischia di diventare un detonatore per una nuova crisi finanziaria. La cui culla però sarebbe molto più vicina a noi di quanto non fosse dieci anni fa.

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