Dal massimo toccato a inizio ottobre, quando Bitcoin aveva superato i 126 mila dollari e sembrava inarrestabile, qualcosa si è incrinato. Nel giro di poche settimane il prezzo ha perso oltre il 25% del suo valore, riportando molti investitori con i piedi per terra. Tra loro ci sono soprattutto i detentori a breve termine, quelli entrati sull’onda dell’entusiasmo, che oggi si ritrovano con 2,8 milioni di BTC in perdita. È la cifra più alta dai giorni turbolenti del crollo di FTX (e basta da sola a restituire la tensione che attraversa il mercato).
La domanda che spaventa un po’ tutti è la stessa che aleggia ad ogni correzione un po’ più brusca del solito: siamo davanti all’inizio di una nuova fase ribassista o soltanto a una frenata, violenta ma fisiologica, dentro un ciclo rialzista più ampio?
Bitcoin crolla sotto il supporto a 108mila dollari
Grafico Bitcoin
Fonte Tradingview
La correzione che ha investito Bitcoin nelle ultime settimane non è stata un semplice movimento di assestamento. È stata, piuttosto, una sequenza tecnica molto precisa, quasi didattica, che ha cambiato il sentiment in un arco di tempo brevissimo. La prima scossa è arrivata con la violazione del supporto statico in area 108 mila dollari, una soglia che molti trader consideravano una sorta di linea Maginot del trend rialzista. Quando quella barriera ha ceduto, il mercato ha reagito con una discesa rapida, seguita da un ritorno verso il vecchio supporto, il classico “return move” che mette alla prova la forza dei compratori. Ma quella risalita, invece di aprire la strada a un nuovo allungo, si è fermata, tornando a far sentire la pressione al ribasso. Bitcoin ha accelerato verso i 94 mila dollari, un livello che ora diventa cruciale. È la nuova zona chiamata a contenere l’ondata di vendite, il punto da cui capire se il mercato ha ancora la forza di riorganizzarsi o se la correzione rischia di diventare più profonda.
La pressione sui piccoli investitori è un rischio o un’occasione?
Parallelamente alla dinamica del prezzo, la situazione degli short-term holders aiuta a leggere questo passaggio di mercato. Sono gli investitori che hanno acquistato Bitcoin negli ultimi mesi, spesso attratti dal rally che ha accompagnato l’avvicinamento ai massimi. La loro posizione oggi non è semplice. Quasi tutti i token comprati da giugno in poi si trovano al di sopra dei prezzi attuali, il che significa che questo gruppo detiene complessivamente 2,8 milioni di BTC in perdita. È il numero più alto dai tempi del crollo di FTX e racconta una fragilità evidente.
Short term holders di Bitcoin
Fonte Glassnode
Gli STH sono tradizionalmente la parte più reattiva del mercato: comprano quando il momentum è forte, vendono quando il prezzo scricchiola. Il fatto che siano così esposti aumenta il rischio di ulteriori vendite impulsive, soprattutto se Bitcoin dovesse rompere anche il supporto a 94 mila. Il target in quel caso potrebbe essere più sotto del 20% a 74 mila.
Allo stesso tempo, però, questo indicatore ha spesso segnato momenti in cui il mercato si avvicina a un punto di esaurimento della pressione ribassista. Quando gli investitori più sensibili alla volatilità finiscono interamente in perdita, il grosso delle vendite “deboli” è già uscito, lasciando spazio – se arriva un catalizzatore – a un potenziale riequilibrio del trend.
leggi anche
3 zavorre nascoste dietro il Bitcoin
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |